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venerdì 3 giugno 2022

Il Portogallo promuove l'offerta per l'Arredamento della casa a Milano

Il Portogallo promuove l'offerta per l'Arredamento della casa a Milano

MADE IN PORTUGAL naturalmente in mostra alla Tortona Design Week dal 6 all'11 giugno 2022. Una selezione esclusiva dei migliori prodotti portoghesi per l'home design e l'interior design sarà esposta dal 6 all'11 giugno in uno degli spazi più iconici della città di Milano. La mostra "MADE IN PORTUGAL naturally" si svolge nell'ambito della Tortona Design Week, il vivace e straordinario evento dedicato a questo cluster.

L'esposizione portoghese, ubicata in Via Tortona al 30, presenterà una sofisticata collezione di prodotti di diversi settori, tra questi: mobili, biancheria da letto, tessuti per la casa, posate, ceramiche, illuminazione e tappeti. Oltre 40 i brand coinvolti. I visitatori, infatti, potranno trovare soluzioni di alcune delle aziende portoghesi più conosciute, come: Laskasas, GlammFire, JMS, Spal e Ferreira de Sá Rugs, che insieme, simuleranno un'area accogliente e raffinata composta da una lounge e un bar.

La mostra è curata dal designer franco-portoghese Christophe de Sousa, il quale, grazie ad un vasto bagaglio d'esperienza in svariati settori, è già stato premiato sia in Europa che negli Stati Uniti, per la sua nota passione per i processi di creazione e produzione.
Il sughero, uno dei materiali più tradizionali dell'industria portoghese, è grande protagonista di questa mostra. Un'area speciale del salone, coordinata dal designer Toni Grilo, noto e apprezzato designer nel settore dell'arredamento portoghese, è interamente dedicata ai prodotti sostenibili realizzati in questo materiale. Grazie alla forte attenzione per la promozione dell'economia circolare e del savoir-faire degli artigiani portoghesi, questo angolo è uno dei principali punti di forza dell'esposzione "MADE IN PORTUGAL naturally".

Dopo il successo dell'anno scorso, APIMA (Associazione Portoghese del Mobile e delle Industrie Affini) e AICEP hanno deciso di organizzare una seconda iniziativa, con l'obiettivo di promuovere i marchi e i prodotti portoghesi presso il pubblico italiano, ma anche presso le migliaia di designer, buyer e altri professionisti internazionali che visitano Milano durante quella settimana.

"Non avremmo potuto ricevere un riscontro migliore della precedente mostra, sia da parte del pubblico che della stampa. Quest'anno, con la ripresa dei viaggi internazionali e degli eventi commerciali, le nostre aspettative sono ancora più alte. Prevediamo di ricevere oltre 5.000 visitatori e di promuovere i nostri marchi all'interno dei nostri tradizionali mercati di esportazione, ma anche nei mercati emergenti di grande potenziale", afferma Joaquim Carneiro, Presidente di APIMA. Con una forte attenzione all'innovazione e alla personalizzazione, la fiera evidenzia anche la sostenibilità delle soluzioni portoghesi, promuovendo l'economia circolare.
 
Il MADE IN PORTUGAL naturalmente alla Tortona Design Week può essere visitato dal pubblico in Via Tortona, 30, dal 6 all'11 giugno, dalle 10 alle 20 (10-22 il 10 e l'11).

8/6 Neima Ezza e schiuma Party scatenato @ Etoile Club & Lounge - Cassinetta (MI)

8/6 Neima Ezza e schiuma Party scatenato @ Etoile Club & Lounge - Cassinetta (MI) 

Eccoci con un finale di stagione tutto da ballare all'Etoile Club & Lounge di Cassinetta (MI), hot spot perfetto per chi vuole anche rinfrescarsi, visto che l'8 giugno va in scena uno schiuma party d'eccezione che ha come protagonista musicale Neima Ezza. Il party è in collaborazione con Hangar Events. 

Neima Ezza, uno dei protagonista della scena rap italiana. Amine Ezzaroui, in arte Neima Ezza (3 novembre 2001), è un rapper nato in Marocco, ma cresciuto tra i quartiere milanesi di San Siro e Baggio. Il suo esordio musicale è arrivato ad aprile 2018 con la prima parte di "Essere Ricch"i, a cui succedono altri due episodi. I brani rappresentano già dal titolo la rivincita che Amine vuole prendersi. Questa viene raffigurata anche in "Mio fratello": il video del brano racconta il quartiere dove l'artista è cresciuto... Da allora la sua carriera in costante crescita e sul palco, come dimostrerà l'8 giugno all'Etoile Club & Lounge di Cassinetta (MI), ci sa stare. Eccome.

Tra l'altro, Etoile Club & Lounge è stato appena rinnovato in tutto ciò che conta in una disco: impianto audio, impianto luci e design ed offre ai giovani della zona (e non solo) appuntamenti da ballare di rilievo assoluto... ed ogni venerdì qui va in scena il latin party Latin Code Night, con Matteo Polito e un'animazione decisamente scatenata. Il sound è scatenato come mette insieme salsa, bachata e kizomba. 

Etoile Club & Lounge
Viale Lombardia 16 - Cassinetta di Lugagnano (MI)
Info & Reservations: 346.8507337

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Ro’Hara: il singolo d'esordio è “Shalla”

Ro'Hara: il singolo d'esordio è  "Shalla"

Dal 3 giugno 2022 è disponibile in rotazione radiofonica e in digitale "Shalla" (LaPOP), il singolo d'esordio di Ro'Hara.

Il brano "Shalla" nasce nell'intimità della stanza dell'artista e viene subito sviluppato in studio insieme al suo team: il produttore Cristiano Norbedo e il musicista Francesco Cainero. Chi ascolta questa canzone si immerge in parole forti, con un certo peso emozionale, ma il tutto è accompagnato da un sound fresco, moderno e ballabile, proprio ad esprimere il senso di leggerezza e fiducia che bisognerebbe avere nei confronti della vita.

Spiega l'artista a proposito del brano: «Sentivo il bisogno di far capire alle persone come me che non siamo soli e che, per quanto possa fare male vivere situazioni tremendamente faticose e dolorose da lasciare andare, tutto alla fine passa e si riequilibra. Per questo ho scelto il termine "Shalla", un neologismo chiaro e diretto che tutti noi dovrebbero utilizzare ogni giorno per dire agli altri, ma soprattutto a noi stessi: "stai sereno, rilassati e respira"».

Biografia

Rossella Prignano, in arte Ro'Hara nasce a Verona il 2 dicembre 1992. All'età di dieci anni si trasferisce con la sua famiglia a Gorizia. È la più piccola di tre sorelle. Fin da bambina è molto curiosa e passa la maggior parte del suo tempo libero ascoltando più musica possibile. Cerca di imparare a cantare, imitando le voci famose dell'epoca, fino a quando viene notata dalla Direttrice del coro della Chiesa che insiste ad iscriverla in una scuola di canto. Da quel momento Ro'Hara non ha mai abbandonato la musica. Nel 2015 si diploma presso la "Bernstein School of Musical Theatre" di Bologna. La sua esigenza è quella di scrivere e cantare le proprie canzoni, ricevendo per questo, diversi riscontri artistici durante gli anni, tra i quali: miglior testo inedito al "Premio Casa della Musica" con direttore artistico Andrea Rigonat, vincitrice del "Talent vocal Selection" con Mara Maionchi ed Antonio Vandoni, due volte finalista al "Tour Music Fest", sempre nella sezione cantautori; è successivamente tra i vincitori di "A Voice for music" con Loretta Martinez ed Enzo Campagnoli;  infine è tra i finalisti di "Musicultura 2020". Dal 2020 ad oggi, ha deciso di rimanere in silenzio per dedicarsi al suo nuovo Ep che a breve avremo modo di ascoltare su tutte le piattaforme. Un progetto interamente Pop, nato da due anni di ricerca interiore e musicale e di cambiamento per questa nuova artista emergente.

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Andrea Crimi e Simone Di Matteo omaggiano Fabrizio De André in Racconto d’inverno Racconto d’inverno, quarta traccia musicale tratta dal discolibro L’amore dietro ogni cosa

Andrea Crimi e Simone Di Matteo omaggiano Fabrizio De André in Racconto d'inverno
Racconto d'inverno, quarta traccia musicale tratta dal discolibro L'amore dietro ogni cosa

Racconto d'inverno, Andrea Crimi –  Simone Di Matteo disponibile su tutte le piattaforme, nei migliori digital store e in rotazione radiofonica dal 3 giugno, è l'ultimo dei brani estratti che compongono L'amore dietro ogni cosa, il primo libro al mondo ad essere divenuto un disco. Il progetto è integralmente concepito dall'omonima opera dello scrittore e giornalista Simone Di Matteo. Un'antologia di racconti in continua evoluzione, prima insignita del Premio per la Letteratura Elsa Morante nel 2016 durante l'evento "L'arte dice no alla violenza", poi divenuta nel 2018 uno spettacolo teatrale per la regia di Guido Del Vento e selezionato tra più di 400 drammaturgie in concorso al prestigioso Roma Fringe Festival. Oggi, a distanza di sei anni dalla sua prima pubblicazione su carta, le parole che la compongono tornano a farsi musica omaggiando, con l'uscita di questa canzone che anticipa la raccolta, Fabrizio De André, uno dei più importanti, influenti e innovativi cantautori italiani. 

Racconto d'inverno, intreccio tra narrazione e bel canto, è una ballata dai toni medioevali, personale omaggio che L'irriverente scrittore ha voluto rendere al cantastorie genovese per l'affinità del brano con la poetica del Faber. Il testo è scritto dallo stesso Di Matteo che insieme a Simone Pozzati ne ha cucito i versi in canzone, mentre la composizione delle melodie è a cura di Andrea Crimi. 

Per la prima volta Simone Di Matteo si cimenta nel canto dividendo con Andrea Crimi l'intera performance, e seppur le due voci restano ben distinte, riescono a dar vita ad un'interpretazione piena di pathos. Simone Di Matteo si fa narratore attraverso dei toni profondi che incidono solchi in chi ascolta, mentre Andrea Crimi accompagna attraverso il suo timbro inconfondibile i ritornelli che riecheggiano nei meandri sconosciuti del cuore.

Racconto d'inverno è la storia di chi fugace al primo sguardo, è illuminato da un sogno che tutto rischiara. Quel che nasce a prima vista necessita di essere vissuto perché di esso ci si possa impadronire. L'atmosfera del passato strizza l'occhio al Dolce Stil Novo e rievoca il tempo dei bardi e trovatori, dove le passioni venivano consumate all'ombra di eroiche intenzioni, e gli amori, passeggeri o arditi, si scambiavano e confondevano facendosi brillanti scintille e tenui incendi. 

Dichiara Di Matteo: "È bello aver prestato la mia voce per uno dei brani che più mi rappresentano, ho semplicemente lasciato incisa la mia essenzialità attraverso una narrazione che rimane fedele all'immagine che ho di me stesso".

Sottolinea Crimi: "Quando ho iniziato il lavoro di composizione delle musiche nel mio Home Recording non ho esitato a mettermi alla chitarra: l'introduzione quanto l'intera canzone difatti rievoca le sonorità de la canzone dell'Amore Perduto, Amore che vieni amore che vai e Marinella. L'idea iniziale era basata sul classico duetto, poi in studio abbiamo trovato un equilibro che ha dato quella vena di sincerità che solo la voce dell'autore stesso poteva esprimere".

Il videoclip prodotto da Modo Agency per la regia di Bruno Trombetta è ambientato in Liguria presso il Castello Parodi di San Cipriano, costruito i primi del XX secolo sul sito di una delle antiche torri di avvistamento poste a difesa della Val Polcevera.  L'attore Andrea Candeo, volto protagonista dei video ufficiali, questa volta si fa menestrello d'amore inseguendo una giovane cortigiana interpretata da Arianna Roselli, ballerina ed insegnante di waacking. Un semplice pretesto è il lasciapassare per un serrato corteggiamento che porterà i due attraverso una "carola" a mettere in luce i reciproci sentimenti. I costumi medioevali forniti della associazione culturale D&E Animation di Dario Rigliaco, si sposano alla perfezione con la location ed il periodo storico. 

Il progetto, su etichetta New Music International, è stato lanciato a febbraio del 2021 con il primo singolo "Anne", seguito nella stessa estate da "Abbi cura di me" e dallo scorso marzo da "Ci vediamo lunedì" brano in feat. con la cantautrice Laura Bono. 

L'album "L'amore dietro ogni cosa" ospiterà un altro duetto, l'uscita è prevista in estate e conterrà 13 tracce che ripercorrono in ordine cronologico i capitoli del libro.  

Link Videoclip ufficiale

https://www.youtube.com/watch?v=hTmDeHcc8_E



mercoledì 1 giugno 2022

Molo - Brescia: 3/6 Vida Loca, 4/6 Andrea Damante

Molo - Brescia: 3/6 Vida Loca, 4/6 Andrea Damante

Che succede al Molo - Brescia dopo i primi weekend per l'estate "The summer is magic"'? Ovviamente si continua a ballare, con i migliori dj e grandi party. 

Venerdì 3 giugno per Friday Format al Molo - Brescia  l'evento è Vida Loca (nella foto).  E' una serata che anima già da tempo tutto il Mediterraneo: dj d'eccellenza, un corpo di ballo di qualità assoluta e un mix di emozioni tutto da vivere a ritmo di pop, hit e sound latino, quello che fa ballare il mondo in questo periodo. Mentre si balla sul dancefloor, sui palchi del #Costez prendono vita show d'eccellenza. Vida Loca, riassumendo è un musical tutto da ballare. La festa, oltre che in tutta Italia, in questo periodo prende vita ogni venerdì d'inverno al Matis di Bologna, mentre il sabato gli artisti VL si sostano al Peter Pan di Riccione (RN). D'estate? Ecco Vida Loca alla Villa delle Rose e in tanti altri hot spot italiani e non solo. 

Sabato 4 giugno invece al Molo - Brescia suona Andrea Damante. Noto anche a chi non frequenta le disco per le sue apparizioni in tv e non solo (Tronista ad Uomini e Donne, ha tra gli altri partecipato come 'tentatore' a Temptation Island, etc), Andrea Damante non è solo un personaggio mediatico. Oggi infatti è dj guest nei locali di tutta Italia. E prima, a lungo si è esibito come resident al Club Berfi's di Verona. Da tempo inoltre produce la sua musica con l'etichetta indipendente The Saifam Group e non solo. Andrea Damante ha lasciato l'università per amore della musica, che rimane il suo principale interesse insieme alla cucina. Nato a Gela il 9/3/1990, è cresciuto a Verona. Vive da solo dall'età di 19 anni, si definisce pignolo, preciso e testardo e tende a voler avere sempre tutto sotto controllo.



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Molo - Brescia
via Sorbanella 23 Brescia A4: Brescia Ovest
info: 333 210 5400
Ingresso con consumazione: 15 euro venerdì e sabato, 10 euro il giovedì


Sarà un'estate magica, tutta da vivere con gli amici con il sorriso sulle labbra, quella che è iniziata venerdì 13 e sabato 14 maggio al Molo di Brescia. Lo slogan è il titolo di una scanzonata hit anni '90 degli italianissimi Playahitty: The Summer is magic! In realtà, in inglese, si dovrebbe dire Summer is magic, senza the... ma chi se ne importa. Il ritmo è alto, fa finalmente e ci si può divertire. 

Dopo un lungo periodo di stop dovuto al Covid e dopo una seconda parte di stagione di successo assoluto al Circus beatclub, infatti, lo staff del Molo dà vita ad una disco estiva che sarà aperta fino a settembre inoltrato per oltre 60 serate tutte da vivere. In città, senza fare chilometri e chilometri per poter ballare bene e/o bere qualcosa di nuovo in un grande e curato giardino. 

Gran parte del Molo è stata appena rinnovata: l'impianto luci ed il grande ledwall, i banchi bar, i servizi... tutta la struttura è quindi perfetta per far passare serate da sogno ai ragazzi di Brescia e non solo.

Nel corso dell'estate al Molo si esibiranno artisti italiani ed internazionali che verranno annunciati via via nel corso della stagione, nomi davvero importanti... Ecco qualche anticipazione. 

Il weekend del Molo - Brescia inizia ogni venerdì con Friday Format, una festa decisamente scatenata che propone i migliori party format in circolazione: ad esempio, spesso al Molo arriverà lo crew di Vida Loca, lo scatenato evento pop che mette sul palco un vero corpo di ballo ed ottimi dj come Tommy Luciani e Giulia Alberti. Non è tutto: ecco infatti appuntamenti come Random, 90 in Wonderland, TRL e tanti dj internazionali. Venerdì 13 maggio si parte con Off Beat, il venerdì del Circus, un appuntamento pieno di stile e musica. 

Il sabato del Molo di Brescia sarà dedicato anche ai più giovani (dai 16 anni in su) e metterà in console, accanto ai resident, super dj come Botteghi, Stefano Pain e tanti altri. I sabati da ballare sono tanti, per fortuna, visto che si balla dal 14 maggio al 24 settembre.

Il 9 giugno 2022 inizia poi Frio, il party del giovedì sera del Molo, forse l'appuntamento più "up" della settimana. E' una festa dedicata a chi vuol iniziare il fine settimana con qualche ora d'anticipo e continuare a diversi anche dopo l'aperitivo o la cena in città con i propri amici. Si balla e ci si diverte, già dalle 21:30 e fino alle 02:30. 

Ci saranno anche altri appuntamenti, soprattutto la domenica sera, ma intanto una cosa è sicura: al Molo di Brescia, durante l'estate 2022, si balla e lo si fa ai massimi livelli.

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Alessia Mocci intervista Emanuele Martinuzzi: ecco la raccolta L’idioma del sale

 

“Ogni piccola poesia che si scrive, anche poche parole distrattamente lasciate su un foglio, sono un’alleanza e una ricerca col senso nascosto delle cose. La storia di ognuno di noi diventa tangibile ogni volta che viene scritta, niente è veramente vissuto senza che il segno della scrittura porti l’esistenza ad una doppia esistenza.” – Emanuele Martinuzzi

La poesia è alleanza e ricerca, il poeta vive il mistero delle cose, della creazione, non solo della vita e del suo continuo tramutarsi ma anche della realizzazione dei pensieri. Le parole vengono pensate con coscienza oppure vengono udite? Che cos’è che spinge – talvolta con costrizione – a scrivere? Ad imbrattare la carta con segni a cui è stato dato significato?

Emanuele Martinuzzi si interroga sul bisogno di poesia percependolo come un’urgenza. “L’idioma del sale”, edito dalla casa editrice Nulla Die, è un amalgama di parole, coesione di piccole poesie tracciate su qualsiasi supporto, cartaceo o digitale, in momenti diversi della giornata. Frasi dell’immediato, sentite riecheggiare nella mente e trascritte senza alcuno scopo letterario che, invece, a distanza di anni, sono diventate pagine di una silloge poetica.

L’autore, classe 1981, ha conseguito una laurea in Filosofia a Firenze ma già in tenera età si è occupato, tramite la poesia, di indagine sull’essere umano percorrendo una strada solitaria di dialogo continuo.

“Nella pienezza del Non” (Ilmiolibro, 2010), “L’oltre quotidiano – liriche d’amore” (Carmignani editrice, 2015) “Di grazia cronica – elegie sul tempo” (Carmignani editrice, 2016) “Spiragli” (Ensemble, 2018) “Storie incompiute” (Porto Seguro editore, 2019) “Notturna gloria” (Robin edizioni, 2021) sono alcune delle sue precedenti pubblicazioni.

“Mi sono intromesso nell’ombra/ di una quercia trapassata/ in gergo popolare/ con il soffio missionario/ delle mie ipotesi di dolore,/ aspettando scrollasse/ dai suoi rami di realtà/ tutta la mia invisibile/ resina o paura della vita.”

 

 

A.M.: Salve Emanuele, l’anno scorso abbiamo presentato ai lettori “Notturna gloria” (Robin Edizioni), una raccolta di ventuno poesie associate ad altrettante illustrazioni del Maestro Gianni Calamassi. È stata una pubblicazione che ha avuto maggior “fortuna” nel pubblico dei lettori oppure in quello dei critici letterari?

Emanuele Martinuzzi: Ciao a tutti. Sembra passato molto più tempo. Sarà il periodo della pandemia che dilata e deforma il trascorrere dei mesi in modo innaturale. Comunque proprio in questi giorni ho ricevuto comunicazione che “Notturna gloria” ha ottenuto un ulteriore riconoscimento, la Menzione d’Onore al Premio Letterario Internazionale “Molteplici visioni d’amore – Cortona Città del Mondo”. Questo dopo aver già ottenuto il Premio Speciale della Giuria al Concorso San Domenichino dell’anno scorso. Sinceramente non mi aspettavo questi piacevoli e prestigiosi riscontri di apprezzamento. Mi è capitato poi di parlare con alcune persone che avevano letto la raccolta e che mi esprimevano le loro impressioni ed emozioni intense rispetto a quello che avevano fruito in questo lavoro illustrato. Quindi alla luce di questi esempi non saprei cosa rispondere esattamente. Direi che in modo imprevisto ha avuto buoni effetti sia sul pubblico dei lettori che su quello dei critici o degli addetti ai lavori. Sinceramente non me l’aspettavo, perché questa raccolta dal mio punto di vista rimane di non facile accesso e fruizione, sia per la natura criptica dei suoi contenuti, sia per le atmosfere che evoca nel loro lontano simbolismo. Infatti mi viene da pensare ancora, nonostante questi apprezzamenti, che non sia stata assimilata completamente nei suoi messaggi e nelle sue inattuali prospettive. Il fatto che sia un viaggio di discesa verso gli inferi di ciò che è in stato di abbandono, o distrutto dalla storia e dal tempo, nel suo essere violentemente innocente e inesorabile, oppure in ciò che è immaginario e abitante della sola fantasia, mi fa pensare che non possa e debba essere una lettura priva di ostacoli o barriere comunicative. La sofferta riflessione sul tempo cronico, distruttivo delle cose, delle civiltà e dei suoi valori, considerati come dati, scontati, spesso privi di una prospettiva storicistica che li renda relativi e non assoluti, credo sia in contraddizione rispetto a una moderna cultura, che invece tende a considerare e cristallizzare opinioni, giudizi e valori, privi di uno spessore storico, protesa più a cancellare l’evoluzione dei fenomeni nella storia, piuttosto che a farsi carico del loro essere mutevole, cioè legati a un determinato contesto socio culturale di riferimento. Questa raccolta è un viaggio che mostra come le rovine de tempo cancellano ogni cosa e emozione, rendono tutto ombra, però allo stesso tempo non cancellano la storia e la sua tormentata epopea, piuttosto ricercano attraverso la poesia, di riesumare ciò che c’è di eterno in questo continuo passaggio di costruzione e distruzione. Poesia e storicismo, simboli e rovine, fortuna e destino, vita e morte, spiritualità e silenzio.

 

A.M.: “L’idioma del sale” è il titolo della tua recente pubblicazione, “sale” compare nella silloge: nella citazione di apertura nella quale riporti i versi della lirica “Noi non sappiamo quale sortiremo” del poeta Eugenio Montale ed in due tue liriche, la prima cita “Naufrago in questa/ spiaggia senza vanità,/ nomade pausa, crampo/ nell’idioma del sale.” e la seconda più lunga di cui cito tre versi: “[…] In questa paralisi di ardore/ nessun racconto di sale/ più ci accompagna tra le zolle,/ […]”. Dal “sale greco” di Montale si passa all’“idioma del sale” ed al “nessun racconto di sale”. Quale concetto hai voluto indicare con il sale?

Emanuele Martinuzzi: “L’idioma del sale” è una raccolta che mette insieme le poesie, le frasi e le parole scritte, prima della pandemia, su fogli sparsi, quaderni, smartphone, pc, etc., ovunque insomma avessi modo di gettare nero su bianco la mia ispirazione del momento, i miei dubbi, la mia voglia di esprimermi in libertà. Una specie di diario poetico delle mie emozioni e pensieri, gioie e tormenti, alti e bassi, a dimostrazione che la poesia sa accompagnare tutti i momenti della vita, in qualsiasi frangente, e sa tradurre i suoi sentimenti, profondamente. Un grande poeta del passato Archibald MacLeish scriveva che “la poesia non deve significare ma essere”, infatti ogni volta che la poesia è, le cose si arricchiscono di nuovi significati, la realtà viene manifestata e liberata da convenzionali interpretazioni. La poesia è il sale della terra e dell’umanità, parafrasando il Vangelo, perché sa dare sapore e spessore ai vissuti, sa trasformare aridi momenti in nuove rinascite, sa trasfigurare le cose per mostrarne i volti e significati nascosti. Le poesie sono piccoli grandi granelli di sale, messaggi dall’abisso di amore, pace e speranza, che si librano sopra le contraddizioni, le oscurità e le assurdità del mondo. Questo lavoro altro non è che un omaggio allo scrivere poesie, a farle entrare nella propria vita di tutti i giorni, comunque e ovunque, a fare questa cosa così apparentemente inattuale, ingenua, sublime, di affidare alle parole scritte il nostro sentire più inascoltato, fragile o misterioso. In questo caso, differentemente dal precedente lavoro di cui si parlava, questa raccolta diventa una testimonianza della mia storia personale, queste poesie o queste parole sono la testimonianza della mia relazione con l’atto dello scrivere e della mia scrittura con l’esistenza. Come il sale nell’Antico Testamento, nel Levitico, è citato come un mezzo simbolico che garantisce l’alleanza tra il popolo e il divino, così la poesia sancisce quel misterioso legame tra un essere chiamato all’esistenza e l’incognita della vita. Ogni piccola poesia che si scrive, anche poche parole distrattamente lasciate su un foglio, sono un’alleanza e una ricerca col senso nascosto delle cose. La storia di ognuno di noi diventa tangibile ogni volta che viene scritta, niente è veramente vissuto senza che il segno della scrittura porti l’esistenza ad una doppia esistenza. Così le cose, le emozioni e i vissuti acquistano quel sapore che sa di significato, senso, miracolo, sale. Inoltre il sale nell’impero romano era usato anche come elemento distruttivo, dopo aver annientato Cartagine, i romani sparsero il sale sul suolo della città al fine di renderlo sterile per sempre, così come nella Bibbia si racconta che abbia fatto Abimelech dopo aver espugnato la città di Sichem. La poesia in questo senso gettata sull’esistenza trasforma ciò che nel vissuto trattiene il nuovo, ciò che arresta l’evolversi inevitabile della storia e trasfigura queste rovine lasciando il posto affinché giunga la rinascita, il rinnovamento, l’illuminazione inscritta nel linguaggio. Quindi mi piaceva l’idea del sale perché queste comunque sono poesie scritte già per essere scarti, lasciate a casaccio nei fogli, il puro piacere della scrittura, l’abbandonarsi al mistero della vita attraverso i segni della poesia. Ciò che apparentemente è solo una parola che rimanda a un tuo sentire di un momento, che può essere considerato come insignificante, assurdo o inascoltato, in realtà è il sale della terra e della vita, l’essenza che la poesia custodisce e pronuncia per essere compresa, per dare il giusto peso e sapore alle piccole immense cose.

 

A.M.: Ogni parola, partendo dall’etimo e risalendo nella storia del suo utilizzo, ha una variegata ramificazione. Dal sale possiamo passare all’illusione: “Quello che resta dei miei occhi,/ disciolti al patibolo dell’illusione,/ […]”. La radice della parola illusione proviene dal latino ludere con il significato di “giocare”. Ombre/a è un altro vocabolo che si nota ne “L’idioma del sale”. Per non estendere troppo questa domanda citerò solo il verso in cui compare: “ombre intrise di ali”. Gli esseri umani hanno un rapporto particolare con l’ombra, ma il poeta in particolare ne esalta la sua esistenza, quasi che la sagoma nera sia la prova più evidente della luce. Il poeta è fortemente connesso all’oscurità come momento di massima ispirazione ed è proprio in questa condizione che si possono ammirare le stelle. Troviamo la parola “stelle/a” in alcuni passi della raccolta tra cui: “nella traversata di una stella verso l’umano”. Dall’ombra proiettata verso il basso, verso l’interno, la stella è ciò a cui tendiamo, ciò che sta in alto e ciò che luccica.

Emanuele Martinuzzi: Non solo l’etimologia di ogni parola che entra nella fitta trama di una poesia si mostra come un viaggio speleologico nei meandri delle sue forme e nella storia della sua evoluzione, ma anche il significato stesso di ogni parola non è più dato come stabile o univoco, come viene considerato quotidianamente nello scambio e nel dialogo tra persone. Ogni senso entra in quell’avventura affascinante che permette di vedere le varie sfumature possibili, le varie strade che ogni parola può prendere nel labirinto dei contenuti che la compongono, apertamente o anche in modo sibillino. E poi non è solo questo, non è un mero gioco linguistico, semmai più un gioco di ombre e di luce come nella caverna di Platone. La scrittura ti permette di creare un tuo universo di spirito e materia, instabile e cangiante come le tue emozioni, plasmando le ombre e la luce che le attraversano e che provengono da un non ben imprecisato altrove, che a volte assomiglia al mondo esterno, a volte agli abissi del tuo cuore e altre volte a un qualcosa di assoluto che abita l’esistenza. Chi scrive poesie in qualche modo crea nel vero senso della parola, perché come il Fanciullino pascoliano dona per la prima volta un nome alle cose e in questo modo crea le cose stesse, le sue cose, uniche e irripetibili, in quell’armonia miracolosa che è un animo umano, in questo suo specchio, ingiudicabile e bellissimo, composto di versi e silenzi. Leggere una poesia è abbracciare una sensibilità del tutto sconosciuta, scoprire una civiltà sepolta sotto alla forma delle parole e al suo senso più comune, per lasciarsi trasportare in prospettive e orizzonti desueti, fuori dalle proprie caverne, fuori nella luce della bellezza, della libertà, dell’umanità e del mistero. Il fatto che tutto questo non sia solo un’illusione, o un mero artificio, lo si sa osservando come la poesia sappia costruire emozioni di pace, sappia faci avvicinare al mistero con gentilezza, sappia svuotare le nostre pulsioni più distruttive in una catarsi creativa. La poesia è una stella da seguire per realizzare i propri desideri più fondamentali, che riguardano l’interiorità.

 

A.M.: Il poeta è fortemente connesso agli elementi del cosmo e della natura come momento di massima ispirazione, ma non è solo dalla contemplazione dell’universo che riesce a trarre fervore, egli infatti è connesso a tutta la produzione precedente di poesia. Quali sono i poeti che, nel corso degli anni, ti hanno emozionato maggiormente?

Emanuele Martinuzzi: Mi viene da pensare alle mie prime letture di adolescente. La mia scoperta dei simbolisti francesi fu davvero una rivoluzione copernicana per me e per il mio modo di intendere, non solo la scrittura della poesia, ma anche il rapporto di chi la ama e la scrive nei confronti del resto della cultura e della società, non solo in termini di opposizione o differenziazione, ma una via unica e contraria di ricerca e sperimentazione, anche personale, dei propri vissuti, che diventano parte integrante del fare poesia. Come non pensare alla poesia “L’albatro” di Charles Baudelaire dai suoi “I fiori del male” dove appunto canta il suo essere “esule sulla terra, al centro degli scherni,/ per le ali di gigante non riesce a camminare”. Un altro amore è stato Arthur Rimbaud, tutta la sua opera e la sua vita sono state illuminazioni poetiche, battelli ebbri di bellezza e alterità. Ovviamente sempre nel simbolismo francese “I canti di Maldoror” del Conte di Lautreamont, pseudonimo o nome reale di Isidore Ducasse, mi hanno traghettato nella crudeltà sublime di una poesia, lasciata libera di essere se stessa e diversa da sé. Potrei continuare con Mallarmé, Verlaine, Corbiere. Ovviamente non posso tralasciare l’ispirazione senza fine avuta dalle letture dei grandi della letteratura italiana come il simbolismo di Pascoli, il suo fanciullino eterno e creativo, i “Canti orfici” di Dino Campana, il suo folle errare senza meta con la sola destinazione della chimera poetica, gli immensi Montale, Ungaretti, Quasimodo, Luzi, che mi hanno davvero fatto scoprire continenti di poesia, in cui confluiscono oriente e occidente, passato e futuro, ermetismo e canzone, secolari tradizioni di poesia e biblioteche di emozione. Poi essendo un lettore molto discontinuo e curioso, ho davvero letto di tutto e di più in questi anni, tra i grandissimi e i minori, contemporanei o antiche voci, dagli haiku giapponesi alla poesia africana, dal classicismo alle avanguardie, dall’imagismo americano alle poesie dei migranti, dai Novissimi del gruppo ’63 alla Beat generation e potrei continuare ancora. Non c’è mai fine alla possibilità di scoprire qualcosa di nuovo nel passato, il passato in un certo senso è il nostro futuro, sono state scritte tante di quelle pagine di arte, poesia e letteratura, che possiamo veramente trovarci di fronte a qualche novità che non conoscevamo, tesoro pronto per essere scoperto e rivitalizzato. Detto questo spesso non ho una grande memoria e quindi molte cose lette sono state non proprio dimenticate, bensì direi metabolizzate dentro di me, la loro atmosfera evocativa è entrata a far parte del mio animo e della mia sensibilità. Poi dopo tante letture quello che penso è che anche quello che si vive sia in qualche modo letteratura, il discrimine tra la forma letteraria e la vita vera è molto labile. Nel bagaglio di esperienze che si fanno e che arricchiscono, con la gioia o la sofferenza, c’è un legame invisibile e misterioso con i versi che possiamo leggere degli autori sopracitati o anche altri. Alla fine i nomi della letteratura, le definizioni, i movimenti, le classificazioni e le etichette svaniscono per lasciare il posto alla bellezza e alla passione della quintessenza della poesia, che travalica i linguaggi e i vari universi di significato. Ungaretti non è più Ungaretti, ma un’emozione del nulla, che si traduce nella vita tra un fiore colto e l’altro donato, nello sbocciare di un attimo che illumina d’immenso la tua vita. Così vale per qualunque autore, grande o piccolo che sia, siamo tutti interconnessi, letteratura e vita, filosofia e poesia, conoscenza e ignoranza, tutto è un miracolo che contribuisce all’enigma dell’esistenza. Più procedo in questa passione della poesia e della scrittura, più abbandono un atteggiamento critico o intellettuale, che già non mi appartiene spontaneamente, per abbandonarmi, forse in modo ingenuo e naïf, all’avventura primordiale e bellissima di lasciare segni misteriosi sul foglio bianco, di viverli attraverso le esperienze della vita, tutti i giorni, nelle piccole grandi cose ed emozioni. Si potrebbe anche dire che più si ama la scrittura e più anche i momenti della vita in cui non si scrive, per una qualche ragione, sono anch’essi una forma del poetare. Anche se non scrivessi neanche più un verso, la poesia continuerebbe ad accompagnarmi con la sua ombra, sempre in ascolto e in attesa delle sue epifanie, continuerei a sfogliare gli attimi della vita osservandone con occhi nuovi i segni impressi.

 

A.M.: Qual è il target di pubblico de “L’idioma del sale”?

Emanuele Martinuzzi: Ogni poesia inserita in questa raccolta è stata pensata, ideata e scritta a casaccio come ho detto, non c’è una struttura comune o una tematica prevalente, sono emozioni e pensieri che seguono il flusso discontinuo delle mie emozioni e dei miei pensieri, ovunque capitasse di provarne e di osare poi a trasfigurarli in forma di poesia, senza nessuna volontà di pensarle e ordinarle in una raccolta, prima almeno che avessi l’idea qualche mese fa, un po’ per omaggiare la scrittura della poesia, la sua importanza in generale, per il piacere di pubblicare un libro, ma anche più semplicemente per ricordo. Una testimonianza per me di questo ultimo periodo di scrittura, uno spaccato del mio passato tradotto in poesia, che credo e spero possa parlare a chiunque, a chi ama la poesia, a chi non la conosce o apprezza molto o anche a chi la evita. Certamente alcune poesie possono sembrare oscure per il simbolismo e le immagini che sembrano nascondere più che svelare, lo sono anche per me visto che quando si scrive non sempre si è del tutto coscienti di ciò che la cosiddetta ispirazione ci sta regalando. Mi auguro però che chi abbia modo di leggerle provi ad abbandonare le naturali resistenze razionali e si affidi con ingenuità al senso non-senso della parola, le guardi come un bambino che osserva per la prima volta le cose e si chiede cosa vogliono dire, il loro perché, emozionandosi per le risposte che vengono alla mente. Scrivendo principalmente per passione in piena libertà, sinceramente non mi sono mai soffermato sul tipo di persone che possono apprezzare quello che scrivo. E poi la parola target è usata in ambito commerciale, ammesso che questo libro abbia una diffusione tale da poter fare questo tipo di valutazioni, non sono interessato comunque a considerare la poesia come una merce, almeno non come tutte le altre merci. Spero invece che possa spronare qualcuno a scrivere, poesia o prosa non importa, ma a scoprire il valore immateriale non consumabile e profondamente umano, di esprimere le proprie emozioni, i propri sentimenti, le proprie idee, anche soltanto a sé stessi, in un diario. Spero che i miei amici, poeti o non, abbiano modo di leggere questa raccolta e di confrontarmi con loro su cosa ne pensano. Alcuni l’hanno già fatto e non nascondo il piacere di condividere le impressioni, confrontarsi, leggersi a vicenda, con simpatia e leggerezza.

 

A.M.: In una tua intervista hai espresso il senso che dai alla “meraviglia” con: “Credo che la meraviglia faccia parte dell’umanità, della sua parte più fragile, misteriosa e creativa, in cui la ragione si abbandona al sogno, in cui l’infanzia viene custodita in tutta la sua mitologia e la sua creatività. In ogni epoca e in ogni persona c’è sempre un dialogo, uno scontro se non proprio una lotta tra le intenzioni della meraviglia e quelle del cinismo, del disincanto e della perdita dell’incanto con cui guardare alle cose.” La troviamo, come parola all’interno della raccolta “l’idioma del sale” in questi versi: “sull’abisso filtra la meraviglia”, o “l’ossario delle ultime meraviglie”. Possiamo dedurre che, anche in questa silloge, la meraviglia è per te contrapposta al funereo, all’abisso?

Emanuele Martinuzzi: Scrivere poesie è sempre una scommessa sulla meraviglia, l’incanto, il miracoloso rispetto al cinismo, i nichilismi e la fredda materia. Una scommessa conveniente come direbbe Pascal a proposito dell’esistenza divina, cioè conviene sempre rischiare qualcosa di finito, come la mera vita materiale, quando la posta in gioco è l’infinito, la bellezza e la poesia. Si tratta di un lavoro intenso quello di custodire un afflato infantile, innocente e aperto a meravigliarsi anche delle piccole cose, in modo da distillare dall’esperienza quella che può essere considerata come la quintessenza della poesia. Un verso nasce casualmente, o per destino, ma ci sono credo tutta una serie di condizioni interiori che permettono all’animo di elaborare i sentimenti e vissuti per poter costruire una frase che in modo misterioso li rispecchi. Per la filosofia greca antica la meraviglia è all’origine della conoscenza filosofica e sappiamo quale tipo di relazione ci sia tra il Mythos poetico e la sua evoluzione in Logos filosofico. Nella narrazione mitologica e poetica della realtà c’è sempre una componente discorsiva e razionale come nella conoscenza filosofica, e viceversa. La meraviglia ha bisogno della ragione e la ragione ha bisogno della meraviglia, perché la ragione non è un calcolo elementare e la meraviglia non è un’insensatezza. Entrambe si confrontano con semplicità con l’immensità che appartiene alla vita, ai suoi ideali, alle emozioni autentiche, alla spiritualità in senso più ampio possibile. Ogni uomo è un abisso, in cui finito e infinito si incontrano e scontrano, in cui vivono le contraddizioni e da cui si creano tutte le potenzialità. Mi ricordo che la poesia di cui parlavi nella domanda e che recita “sull’abisso filtra la meraviglia” mi è venuta in mente mentre ero seduto sul divano a riposare in montagna come molte altre volte, verso sera. La finestra era aperta e si intravedevano i monti fitti di boscaglia. Un’atmosfera vissuta altre volte. In quel silenzio, tutto a un tratto, si alza il vento che proviene dai boschi e un’anta della finestra aperta incomincia a oscillare, mentre cala l’imbrunire. Ecco in quel momento, questa situazione, ai miei occhi è stata vissuta come unica, c’era uno strano equilibrio tra silenzio e movimento, e con meraviglia quei luoghi così familiari, mi sembravano apparire nuovi, osservati e vissuti come per la prima volta. Da lì le parole sono venute da sole, traducendo in poesia questo sentire profondo, che riguardava la scrittura, il paesaggio, le cose e il mio animo, e lo scrivere ha potuto magicamente dare voce a questa estasi, composta da piccole grandi cose.

 

A.M.: Per il mese di maggio e per i seguenti mesi estivi hai già in mente delle presentazioni in presentia del libro?

Emanuele Martinuzzi: Non ho ancora programmato niente di preciso. Credo che mi lascerò trasportare dalle possibilità che verranno fuori. Sicuramente mi farebbe piacere partecipare a letture collettive o presentazioni in presenza, più che altro per leggere le poesie de L’idioma del sale e anche di Notturna gloria, ritrovare quella dimensione libera di condivisione, ascolto e riflessione. Leggere in pubblico mi emoziona sempre tanto e da un lato mi manca, è un modo di sentire prendere vita quello che si è scritto, avvertire le reazioni viscerali o ragionate degli ascoltatori, superando le barriere della propria riservatezza. È anche una specie di introspezione, scendere dentro se stessi, leggendo le parole che sono state trovate nel proprio animo in precedenza. Al di là degli eventi spero comunque di aver modo di leggere le mie poesie ad altre persone, anche in contesti esterni alla logica della presentazione o del reading. Leggere casualmente a qualcuno una propria poesia e donargli anche solo una piccola emozione o un pensiero nuovo è sempre un grande evento.

 

A.M.: Salutiamoci con una citazione…

Emanuele Martinuzzi: Vi saluto con la citazione che apre questa raccolta: “E un giorno queste parole senza rumore/ che teco educammo nutrite/ di stanchezze e di silenzi,/ parranno a un fraterno cuore/ sapide di sale greco.” (Eugenio Montale)

 

A.M.: Emanuele ti ringrazio per la spontaneità delle tue risposte, è stato un vero piacere colloquiare sul tuo nuovo libro a cui auguro di essere letto ed assorbito. Ti saluto con le parole di Blaise de Vigenère che nel suo “Trattato del fuoco e del sale” scrisse: “Cos’è il sale? Si chiese uno dei filosofi chimici. Una terra arsa e bruciata, e un’acqua congelata dal calore del fuoco potenziale racchiusovi. Il fuoco d’altro canto è l’operatore di quaggiù nelle opere d’arte, come il sole o fuoco celeste è in quelle della natura.”

 

Info

Acquista “L’idioma del sale”

http://nulladie.com/it/catalogo/549-emanuele-martinuzzi-l-idioma-del-sale--591.html

 

FONTE

https://oubliettemagazine.com/2022/05/18/intervista-di-alessia-mocci-ad-emanuele-martinuzzi-vi-presentiamo-lidioma-del-sale/

 

 

Villapapeete - Milano Marittima (RA): 4/6 Flirt with Us

Villapapeete - Milano Marittima (RA): 4/6 Flirt with Us

Dopo l'opening party 28 maggio con lo show Thw Real Nirvana, sabato 4 maggio Villapapeete torna a regalare emozioni a Milano Marittima (RA) e a tutta la riviera romagnola con il party Flirt with Us. Perché l'estate, secondo il calendario, deve ancora iniziare ed è giusto avvicinarla nel modo giusto...

In main room suonano Giga e Nicola Schenetti, MC Alex D e Alo. Show creation a cura di Moreno Utopia. In Dinner show & Show in B Side Room  la musica è quella dei dj Andrea Guidi e Matteo Domenichini. Singer & Show Monica Harem, alla voce si alternano Maicol Bassi, Matteo Molina e Jack Martini. In Pool Athmosphere il sound è quello di Dj Thor. L'evento è in collaborazione con MaDD Madd Music Addicted. 
Cos'è Villapapeete, i nottambuli italiani lo sanno più o meno tutti... ma a tutti gli altri è logico ribadirlo.

Nata nel 2003 per arricchire l'offerta del divertimento diurno firmato Papeete Beach, Villapapeete da subito si è imposta come format vincente tra i tanti bei locali della Riviera Romagnola. Come Papeete Beach è oggi conosciuta a livello nazionale e internazionale. Aperta già dalle 21 con un aperitivo a bordo piscina che diventa una cena spettacolo all'altezza della aspettative dei più esigenti, fa ballare fino a notte fonda e sempre con un certo stile.

Villapapeete prende vita in un casolare ottocentesco ristrutturato per accogliere il meglio per quel che riguarda di artisti, dj performer, show, food, servizio, beverage (...): nella grande corte di 10.000 mq intrattenimento e spettacoli sanno far sognare. La location, che ospita tre atmosfere musicali diverse, ha poi saputo mantenere il fascino del passato miscelato ad installazioni futuristiche. Il risultato, ovvero l'anima di Villapapeete, è un mix di classico e moderno, perfetto dalla sera a notte fonda.
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Villapapeete

info: + 39 335 1275444
ogni sabato notte e prefestivi, dal 28/5/22

Via Argine destro Savio,15 
Savio di Ravenna - Milano Marittima (RA)

Ingresso con aperitivo bordo piscina dalle 21:00
Cena servita nella zona ristorante dalle 22:30
Ingresso Evento dalle 23:30
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Papeete Beach, Villapapeete: two brands, one soul

Papeete mette insieme, a Milano Marittima, la celeberrima spiaggia Papeete Beach e Villapapeete, location open - air serale e notturna aperta solo il sabato notte.  Da oltre vent'anni Papeete è un punto di riferimento per chi cerca il massimo in stile pop: sole, relax in spiaggia, beach party, sunset ritual... e più tardi dinner show e notti in una location unica. Oltre che un vero e proprio fenomeno di costume, celebrato dai media e amato dai fan, Papeete è una realtà fatta di attenzione al servizio e ogni dettaglio della sua proposta. Tra le novità dell'estate 2022 al Papeete Beach, ecco il beach restaurant La Pluma. Aperto solo a pranzo, propone specialità romagnole, spesso rivisitate dallo chef campano Vincenzo Caputo.