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venerdì 23 settembre 2022

Mutui in Europa: Italia bene sul variabile, meno sul fisso



In Italia i tassi dei mutui sono tornati a crescere, ma come sono oggi le condizioni offerte agli aspiranti mutuatari italiani rispetto a quelle di altre nazioni? Ottime per i variabili, ma per i fissi, secondo l’analisi di Facile.it e Mutui.it, notevolmente peggiori, ad esempio, se confrontate con quelle di Francia, Spagna, Portogallo e molti altri.

Il confronto europeo

L’indagine si basa sulla rilevazione dell’andamento degli indici registrati online in 12 Paesi a inizio settembre, considerando una richiesta di finanziamento di 120.000 euro da restituire in 20 anni per acquistare un immobile del valore di 180.000 euro.

Guardando al tasso fisso, in Italia questo tipo di finanziamento viene proposto con un TAN a partire dal 2,89%, valore in netto aumento rispetto allo scorso anno, quando gli indici partivano intorno allo 0,80%.

Se dodici mesi fa gli aspiranti mutuatari italiani potevano godere dei tassi fissi più bassi tra quelli rilevati, oggi, guardando ai Paesi UE analizzati, l’Italia si posiziona nei gradini bassi della classifica; solo Grecia e Germania fanno peggio, con indici fissi che partono, rispettivamente, da 3,20% e 3,12%.

Valori nettamente migliori per Spagna e Portogallo, stati che tradizionalmente avevano tassi simili ai nostri e che invece oggi offrono indici più bassi; i TAN rilevati partono, rispettivamente, da 2% e 2,10%.

Ancor più fortunati gli aspiranti mutuatari della Francia, che possono accedere alle migliori condizioni tra quelle offerte dai Paesi oggetto di analisi, con TAN fissi che partono addirittura da 1,80%.

Allargando l’analisi all’Europa geografica emerge un quadro variegato: in Svizzera, ad esempio, i TAN sono inferiori a quelli italiani e, per un tasso fisso, partono da 2,48%, mentre va decisamente peggio oltremanica, nel Regno Unito, dove partono da 3,76%.

Sul fronte del tasso variabile (considerando sempre il TAN), invece, l’Italia mantiene il suo primato e nessuno, tra i Paesi analizzati, offre un tasso iniziale migliore. Nel Belpaese i tassi partono da 1,32%, mentre fuori dai confini nazionali gli indici sono più alti; 1,87% in Portogallo, 2% in Svizzera, 2,34% nel Regno Unito. Va detto però che, a differenza del fisso, le distanze tra i Paesi rispecchiano solo la prima rata e, considerata la variabilità dei tassi, potrebbero modificarsi nel tempo a seconda dell’andamento dell’indice a cui ciascun mutuo è collegato.

Oltre i confini europei

Lo studio di Facile.it e Mutui.it, però, non si è limitato ad esaminare i Paesi europei, ma ha anche indagato le condizioni applicate ai finanziamenti in altre parti del mondo.

Al di fuori del Vecchio Continente, nelle regioni oggetto di analisi, è stata registrata una crescita generalizzata dei tassi sui mutui, ma in queste aree gli indici sono ben al di sopra di quelli rilevati in Italia.

Negli Stati Uniti d’America, ad esempio, i TAN offerti per un mutuo fisso partono da 5,25%, mentre lo scorso anno si trovavano proposte comprese tra il 2,25% e il 3,12%. Anche in Australia l’incremento è stato notevole e i tassi per un mutuo fisso partono dal 4,59%; erano sotto il 2% lo scorso anno.

Davvero proibitivi, se paragonati con quelli del nostro Paese, i tassi del Brasile; qui il mutuo fisso viene indicizzato a partire dal 9%. Valori ancora più alti in Russia dove, in media, i tassi fissi viaggiano intorno al 10,8%.

«La scelta da parte delle principali banche centrali di aumentare il costo del denaro ha avuto una ricaduta sui tassi dei mutui, che sono tornati a crescere in tutti i Paesi analizzati», spiega Ivano Cresto, Managing Director prodotti di finanziamento di Facile.it. «La variazione, però, non è solo riconducibile alle politiche monetarie delle banche centrali, che possono condizionare solo una delle componenti del tasso; l'altra variabile è lo spread bancario, che invece è influenzato da fattori diverse in ogni stato, tra cui le dinamiche competitive tra gli istituti di creditoQuesto spiega, ad esempio, il perché anche all’interno della stessa UE vi siano tassi così differenti».

Immagine © Apichet

giovedì 4 giugno 2020

Mutui: a maggio in Italia tassi fra i più bassi al mondo



Uno dei settori economicamente più colpiti dagli effetti collaterali del Coronavirus è stato quello immobiliare; il lockdown imposto a causa della pandemia ha, di fatto, determinato uno stop temporaneo alle compravendite e, con esse, alla richiesta di mutui. Con l’allentamento delle restrizioni, però, il settore sta poco per volta tornando alla normalità; ma come sono cambiati i tassi in Italia, in Europa e in alcuni dei principali Paesi al mondo? Per rispondere a questa domanda Facile.it e Mutui.it hanno analizzato gli indici in 18 Stati scoprendo che, fra questi, l’Italia è la nazione dove chiedere un finanziamento costa meno.
Il confronto europeo
L’analisi, realizzata a metà maggio, è stata effettuata prendendo in considerazione un immobile di valore pari a 180.000 euro, una richiesta di mutuo di 120.000 euro ed un piano di restituzione ventennale.
Come detto, nessuno tra gli Stati considerati per l’indagine batte l’Italia; nel nostro Paese questo tipo di finanziamento è indicizzato con TAEG tra 0,75% e 0,80% se fisso e fra 0,73% e 0,77% se variabile.
L’Italia si assicura anche un secondo primato: è l’unico Paese tra quelli analizzati dove, di fatto, la distanza in termini di punti percentuali tra tasso fisso e variabile si è azzerata e, in alcuni casi, il primo risulta addirittura più conveniente rispetto al secondo.
In Europa, guardando al tasso fisso, si avvicinano ai valori italiani solo la Francia, dove il mutuo viene indicizzato allo 0,80% e la Germania (0,83%). Fanno peggio, invece, alcuni Paesi europei che, tradizionalmente, avevano tassi di interesse più contenuti o comunque simili a quelli italiani: è il caso della Spagna, dove il finanziamento è indicizzato all’1,20%.
Sempre restando entro i confini del Vecchio Continente, si vede come le indicizzazioni del tasso fisso (considerando il TAEG) vadano dall’1,40% della Danimarca, al 2,02% della Norvegia sino al 3,20% rilevato nel Regno Unito.
Sebbene per queste due nazioni sia stato possibile rilevare solo il TAN e non il TAEG, è evidente come anche in Svizzera e in Grecia i mutuatari si trovino a pagare tassi notevolmente maggiori e pari, rispettivamente, all’1,26% e al 4,82%.
Anche rispetto al tasso variabile, in Europa, tra i Paesi analizzati, nessuno fa meglio dell’Italia e le offerte rilevate vanno dallo 0,80% della Spagna, fino al 3,10% del Regno Unito.
Oltre i confini europei
L’analisi di Mutui.it e Facile.it non si è fermata alla sola Europa e ha verificato quali siano le condizioni applicate ai finanziamenti anche in altre parti del mondo, considerando però, come indice di riferimento rilevabile in ciascuna nazione, non il TAEG, ma il TAN.
Guardando ai tassi fissi, gli indici variano dall’1,85% di Singapore al 2,60% del Giappone, dal 3,24% del Canada al 4,65% della Cina. Negli Stati Uniti, nonostante i valori siano scesi ai minimi storici nelle ultime settimane, il fisso resta intorno al 3%, vale a dire sei volte quello italiano (0,50%).
Guardando ai tassi variabili, invece, si va dall’1,68% di Singapore al 2,10% rilevato in Canada, dal 2,50% di Hong Kong al 2,69% dell’Australia.
Discorso a parte meritano economie emergenti come il Brasile o la Russia; nonostante siano ancora nel pieno della Pandemia, i tassi fissi rilevati, se paragonati a quelli italiani, risultano davvero proibitivi; rispettivamente il 7,15% e il 10%.
«Uscendo dall’Unione Europea gli indici di riferimento che determinano i tassi applicati ai mutui variano da zona a zona e questo, in parte, spiega una situazione così disomogenea tra una nazione e l’altra», commenta Ivano Cresto, responsabile mutui di Facile.it. «Inoltre bisogna considerare che gli indici applicati dalle banche tengono sempre conto dei tassi di riferimento della zona, che cambiano in base alla moneta: per questo motivo tendono ad essere più alti in quei paesi dove vi è una prospettiva di crescita e inflazione maggiore e più contenuti nelle economie più mature».

mercoledì 26 settembre 2018

Luce e gas: in Italia prezzi più alti del 15% rispetto alla media dell’Europa


Tra bollette dell’energia elettrica e del gas, nell’ultimo anno* gli italiani hanno pagato in media quasi 1.600 euro; una spesa importante che spesso incide notevolmente sul bilancio delle famiglie; ma come se la cavano i nostri vicini europei? Decisamente meglio, tanto che, secondo le stime di Facile.it, se in Italia si applicassero le tariffe calcolate come media di quelle europee, il costo complessivo delle bollette di luce e gas si alleggerirebbe del 15%; un risparmio complessivo pari a circa 240 euro l’anno.
Per calcolare questo valore l’ufficio studi di Facile.it ha preso come riferimento i consumi medi di una famiglia-tipo italiana e confrontato, sulla base di questi parametri, le tariffe unitarie dei diversi Paesi dell’UE rilevate da Eurostat e dalla Commissione Europea**. Ecco cosa è emerso.
Energia elettrica
La prima voce di spesa analizzata è quella relativa alla bolletta dell’energia elettrica che in Italia, considerando un consumo medio di circa 2.700 kWh ed un potenza impiegata 3 kW, è pari a 537 euro.
In questo caso, applicando la tariffa ricavata dalla media dei valori europei - che Facile.it ha stimato in un costo lordo per kWh di poco inferiore agli 0,18€ - il peso della bolletta elettrica italiana si alleggerirebbe di circa il 10%, con una riduzione intorno ai 55 euro l’anno.
Il risparmio sarebbe equivalente a quasi 60 euro l’anno, se si applicasse in Italia la tariffa dell’energia elettrica della Francia o addirittura supererebbe i 100 euro se le tariffe italiane fossero uguali a quelle della Grecia.
Di contro, se si applicassero nello Stivale le tariffe spagnole la bolletta annuale aumenterebbe di circa 100 euro; se si usassero quelle della Germania, il conto sarebbe ancor più salato, con un aumento di quasi 300 euro.
A gravare in particolar modo sul peso totale della bolletta elettrica italiana sono le imposte e gli oneri di sistema che oggi incidono in misura prossima al 29% del costo totale (Fonte: Arera). Tra gli Stati europei che fanno meglio ci sono Spagna e Irlanda, dove l’incidenza di tasse e oneri sulla bolletta è pari a circa il 20%, mentre va decisamente peggio in Germania e Portogallo, dove superano il 50% o in Danimarca, dove tali costi arrivano a rappresentare quasi il 68% della bolletta (Fonte: Eurostat).
Gas
Dati ancor meno incoraggianti emergono dall’analisi della bolletta del gas. Considerando nuovamente come parametro di riferimento il consumo medio di una famiglia-tipo italiana (1.400 mc l’anno), il costo sostenuto nello Stivale è pari a circa 1.050 euro; se la tariffa fosse pari a quella ricavata dalla media dei valori europei - che Facile.it ha stimato in un costo lordo per kWh di poco inferiore agli 0,06 € - la bolletta costerebbe intorno al 18% in meno, con un risparmio annuo di circa 185 euro.
Dati alla mano, l’Italia è tra i paesi europei con il costo unitario del gas più alto; se si applicassero le tariffe della Germania, ad esempio, l’alleggerimento della bolletta italiana sarebbe di quasi 150 euro l’anno, mentre con i costi del gas rilevati nel Regno Unito alle famiglie italiane rimarrebbero in tasca quasi 350 euro. Andrebbe decisamente peggio, però, se le tariffe italiane fossero uguali a quelle della Svezia; i costi lieviterebbero di oltre 600 euro in un anno.
Anche per il gas il peso delle tasse e degli oneri di sistema non agevola l’Italia, dove oggi queste voci arrivano ad incidere per circa il 40% sul totale della bolletta (Fonte: Arera). Fra gli Stati dell’Unione presentano valori più alti solo Svezia, Romania, Olanda e Danimarca, dove il peso di tasse e oneri supera ampiamente il 40%. Peso percentuale più contenuto, invece, in Paesi come Germania e Francia (circa 25%) e Spagna (20%) (Fonte: Eurostat).
«Il peso di tasse e oneri di sistema in Italia incide molto sul costo complessivo delle bollette», spiega Silvia Rossi, Responsabile BU Energia di Facile.it. «Ma se è vero che su questi parametri i consumatori possono fare ben poco, è altrettanto vero che hanno modo di risparmiare sul costo della componente energia. Soprattutto alla luce dei possibili aumenti previsti per l’ultimo trimestre del 2018, confrontare le offerte delle diverse compagnie potrebbe davvero fare la differenza per le tasche degli italiani, e consentire loro un risparmio medio stimato in 70 euro annui per il gas e addirittura 130 euro per l’energia elettrica.».

*  Fonte Arera per il periodo ottobre 2017 - settembre 2018.
** I dati Eurostat fanno riferimento al primo e al secondo semestre 2017. I dati della Commissione Europea fanno riferimento a stime relative al primo trimestre 2018.

lunedì 22 gennaio 2018

Mutui: ecco a confronto i tassi italiani ed europei alle soglie delle elezioni


Il mercato dei mutui per l’acquisto della casa è arrivato alle soglie di un importante periodo che, con ottima probabilità, segnerà una svolta rilevante. Dopo mesi e mesi di tassi calmierati, anche e principalmente per effetto della politica economica della BCE, indipendentemente dalla riconferma o meno del quantitative easing voluto da Mario Draghi gli Istituti di credito (così come i consumatori), stanno prendendo le loro contro misure. Facile.it e Mutui.it hanno deciso di puntare l’attenzione su quello che sta accadendo ai tassi - fisso e variabile - applicati dalle banche non solo in Italia, ma anche in molte altre parti del mondo e, numeri alla mano, gli effetti sono evidenti.

Rispetto alla stessa analisi svolta lo scorso settembre, in Italia si è ridotto in maniera importante sia il valore del tasso fisso sia di quello variabile; alla fine dell’estate le migliori offerte, per il fisso, si muovevano nel range compreso fra il 2,01% ed il 2,08% mentre oggi chi decide di indicizzare in questa maniera il proprio mutuo ottiene senza troppe difficoltà fino all’1,85%. Discorso omologo per il tasso variabile che a settembre 2017 era generalmente compreso tra l’1,03% e l’1,10% e, a gennaio 2018, ha sul mercato offerte pari allo 0,94%.

«I Paesi dell’eurozona stanno vivendo da tempo un periodo di relativa tranquillità tanto politica quanto monetaria e questo ha fatto in modo che i tassi di interesse siano rimasti bassi.» ha dichiarato Ivano Cresto, responsabile mutui di Facile.it «L’esito delle urne italiane e le conseguenze del voto italiano su base europea saranno importanti per capire se questa pax economica potrà continuare tranquillamente o meno.»

Allargando l’orizzonte dell’analisi anche agli altri mercati europei si vede come le indicizzazioni del tasso fisso vadano dall’1,50% della Spagna al 4,68% della Grecia mentre per il variabile nessuna nazione ha tassi migliori di quelli italiani e le offerte variano fra lo 0,95% francese e l’1,45% austriaco.

Uscendo dall’area euro, l’analisi di Facile.it e Mutui.it ha considerato anche i valori di Regno Unito e Stati Uniti d’America. Nel primo caso il tasso fisso è oggi offerto a 4,50% (era 4,20% a settembre 2017), mentre il variabile è passato, nello stesso periodo, dal 3,30% al 3,60%. Negli USA le migliori offerte per il tasso fisso sono salite dal 3,38% al 3,67%; quelle per il variabile, invece, rimangono più favorevoli anche in questo caso e si attestano al 3,15%.


*Ipotesi considerata: Valore immobile 180.000 euro, valore mutuo 120.000 euro, durata finanziamento 20 anni. Calcoli effettuati l’11 gennaio 2017
* Indice di riferimento Euribor 6mesi
* I tassi fanno riferimento al valore medio nazionale e non sono legati a un preciso piano di finanziamento.






mercoledì 27 settembre 2017

Mutui: in Italia “costano” meno


I mutui in Italia costano meno e i tassi applicati dalle banche che operano nel nostro Paese sono, ad oggi, fra i più convenienti, con oscillazioni comprese fra lo 1,03% ed il 2,08% a seconda dell’istituto e del tipo di tasso scelto*. Facile.it e Mutui.it hanno voluto analizzare come lo stesso finanziamento per l’acquisto casa venga indicizzato in 14 nazioni diverse e, almeno per questa volta, le notizie per i mutuatari italiani sono più che positive.
Il confronto europeo
Per tutte le nazioni la simulazione è stata compiuta considerando un immobile di valore pari a 180.000 euro, una richiesta di mutuo di 120.000 euro ed un piano di restituzione ventennale.
In Italia questo finanziamento oggi è indicizzato con TAEG compresi fra 1,03% ed 1,10% se a tasso variabile e fra 2,01% e 2,08% se a tasso fisso. Nel vecchio continente va meglio solo ai tedeschi e ai francesi (che per il tasso fisso si vedono applicare, rispettivamente TAEG all’1,70% e 1,87%) e, soprattutto, agli svizzeri; al di là delle Alpi chi decide di comprare casa col mutuo dovrà considerare un tasso dell’1,65% se sceglierà il tasso fisso e appena dello 0,65% se opterà per il variabile.
Se in Spagna i tassi non sono troppo lontani da quelli italiani (fra 1,85% e 2,10% se fisso; fra 0,80% ed 1,20% se a tasso variabile), va decisamente peggio a chi la casa vuole comprarla nel Regno Unito o in Grecia. In UK le banche applicano al momento indici pari al 4,20% se a tasso fisso e al 3,30% se a tasso variabile; se si guarda ad Atene, invece, i tassi applicati per i mutui salgono ancora, arrivando al 3,62% nel caso del variabile e al 5,50% per un fisso. 
«I tassi nell’area Euro restano abbastanza allineati tra di loro visto che tutti i paesi utilizzano gli stessi indici di riferimento (Irs e Euribor). Le variazioni del costo del denaro che notiamo sui mutui sono quindi riconducibili a dinamiche competitive tra gli istituti di credito presenti in ciascuna nazione e al cosiddetto “rischio paese”, un concetto simile a quello di spread usato per i titoli di stato», spiega Ivano Cresto, responsabile business unit mutui di Facile.it «Un discorso diverso vale invece per il Regno Unito, dove i mutui, non essendo denominati in Euro, hanno dinamiche slegate da quelle del resto di Europa.».
I mutui al di fuori dell’Europa
L’analisi di Mutui.it e Facile.it non si è fermata alla sola Europa e ha verificato quali siano le condizioni applicate ai finanziamenti anche in molte altre parti del mondo. Se a Singapore la situazione è tutto sommato positiva con tassi dell’1,45% per il mutuo fisso e dell’1,28% per il variabile, in quasi tutte le altre nazioni considerate le percentuali applicate sono alle soglie del proibitivo.
Negli Stati Uniti chi compra con un mutuo a tasso fisso ottiene TAEG quasi doppio rispetto a quello italiano, con valori compresi fra 3,38% e 3,96%. In Australia la situazione non è troppo dissimile e le banche concedono finanziamenti con TAEG al 4,25% per il tasso fisso e fra 3,66% e 3,74% per quello variabile.
Spostandoci in Cina si vede come anche questa volta i tassi applicati siano doppi per mutui indicizzati con tasso variabile (2% la media rilevata da Facile.it e Mutui.it) e più che doppi per quelli con tasso fisso (4,90%).
Se fino a qui i tassi vi sembravano alti, chissà quale sarà la vostra reazione nel sapere che in alcune aree del mondo si arriva addirittura alla doppia cifra; in Russia chi sottoscrive un mutuo a tasso fisso ha un indice del 12,50%, comunque ancora poco se si considera che in Uganda il variabile arriva al 20% e in Nigeria il fisso addirittura al 23%.
«Tassi di interesse così elevati denotano un’economia in forte evoluzione con inflazione, e crescita potenziale, tipica dei paesi in via di sviluppo e delle economie non ancora mature», conclude Cresto.




*Ipotesi considerata: Valore immobile 180.000 euro, valore mutuo 120.000 euro, durata finanziamento 20 anni. Calcoli effettuati il 15 settembre 2017




martedì 19 aprile 2016

E’ nato ION, storytelling digitale che racconta le notizie Real Time

ION è il digital storytelling che narra in tempo reale gli eventi che stanno cambiando la storia mondiale contemporanea. Con il format ION la comunicazione evolve insieme al concetto di notizia nel momento stesso in cui avviene. Live su Facebook, Twitter e Instagram e in modo più approfondito sul blog ionreviews.com e con un’area dedicata ai video reporting sul canale Youtube Ion Live. 
ION Idomeni | Photography by Alfredo Chiarappa
ION Idomeni | Photography by Alfredo Chiarappa
Il concept di ION si avvale dell’ibridazione degli spazi digitali di comunicazione e segue il trend
dell’instant broadcasting esploso sui social media con l’avvento di Facebook Live, Youtube Connect, Periscope e Snapchat. Il trend viene confermato dai recenti dati rilevati da GlobalWebIndex. Il 53% degli utenti di età 16-34 anni preferisce video live e il 41% preferisce le news in diretta.

ION Idomeni | Photography by Francesco Pistilli

Il format ION è partito con un focus su Idomeni, il villaggio greco al confine con la ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (FYROM) dove migliaia di persone – l’ultimo censimento ha contato 11.269 tra rifugiati, migranti e richiedenti asilo – sperano nella riapertura delle frontiere. Il team di ION, composto Claudio Amendolagine (Digital Content Author & Press Agent), Andrea Spina (Filmmaker) e i due fotoreporter Alfredo Chiarappa e Francesco Pistilli è attualmente a Idomeni per documentare il destino dei migranti. Sul modello di Idomeni - con l’intento di seguire l’istantaneità del flusso degli eventi sociali - ION continuerà a sviluppare reportage documentando dal vivo storie di vita reali a supporto delle maggiori testate giornalistiche italiane e internazionali.

ION Idomeni | Photography by Francesco Pistilli
ION Idomeni | Filmmaker Andrea Spina

Youtube
https://www.youtube.com/channel/UCJYX_wMhAjgPskwXvQvVUMg
Instagram
@alfredochiarappa @francesco.pistilli @calao @andrea_spina84

martedì 20 ottobre 2015

Al via New Entries Europa Tour

Finalmente un progetto internazionale per nuovi volti e nuovi talenti della musica: New Entries Europa Tour, ideato da Norma Imbriano e diretto artisticamente da Maurizio Verbeni. New Entries si occupa di orientare, formare ed addestrare gli artisti ed inserirli in maniera seria e reale nel mondo del lavoro. 

martedì 19 febbraio 2013

Energia: in Italia le bollette più care d'Europa


Non solo integrazione, diritti civili e retribuzione media dei lavoratori: il confronto con l’Europa è impietoso anche quando parliamo di bollette. Facile.it (http://www.facile.it/energia-luce-gas.html) ha analizzato le tariffe medie riservate alle famiglie italiane scoprendo che i nostri cugini dell’Unione Europea sono molto più fortunati, visto che possono godere di prezzi ben più bassi.
Una famiglia media italiana spende circa 1.820 euro all’anno per le utenze di gas e luce, con costi unitari del 20% superiori rispetto a quelli in vigore in Spagna, Germania, Francia e Gran Bretagna: è questo, in breve, il fosco quadro che vede gli Italiani spendere di più anche in questo settore.
Per quanto riguarda i consumi di gas, una famiglia media italiana spende circa 1.300 all’anno (considerando un consumo annuo medio di 1.400 metri cubi): potrebbe risparmiare ben 260 euro l’anno se avesse le tariffe unitarie in vigore nei principali paesi europei. Il costo medio al metro cubo da noi è pari a 0,93 euro, contro lo 0,75 euro al metro cubo medio di Germania, Inghilterra, Francia e Spagna.
Per la luce, invece, una famiglia tipo paga in Italia circa 520 euro all’anno (per un consumo annuo medio di circa 2.700 KWh): potrebbe risparmiare 73 euro ogni anno se potesse contare sulle tariffe unitarie in vigore negli altri Paesi considerati. Paghiamo infatti 0,191 euro per KWh, contro gli 0,164 euro per KWh spesi in media da Germania, Inghilterra, Francia e Spagna.
Ma perché questa differenza? La spesa unitaria varia perché da noi i prezzi della materia prima gas e della quota energia della luce sono tassati maggiormente rispetto all’estero: da qui i rincari, che si ripercuotono sulle bollette. Nel dettaglio, il prezzo della materia prima gas in Italia è in linea con quello pagato dagli altri Paesi europei (0,62 euro/mc in Italia vs 0,62 euro/mc degli altri quattro Stati), mentre è molto forte la differenza di tasse ed imposte sulla bolletta (ben 0,31 euro/mc in Italia, contro uno 0,13 euro/mc per gli altri Paesi).
Se sull’energia elettrica il prezzo italiano della quota energia è leggermente più alto rispetto alla media altri Paesi analizzati (0,132 euro/KWh in Italia vs 0,122 euro/KWh degli altri Paesi – con l’eccezione della Germania che è di molto sopra la media), è notevole il diverso peso delle tasse e delle imposte applicate alle bollette italiane (0,059 euro/KWh contro lo 0,042 euro/KWh degli altri Paesi considerati).
«La differenza di prezzi tra l’Italia e molti altri paesi europei ha dichiarato Paolo Rohr, responsabile della Divisione Utilities di Facile.itpuò essere in parte mitigata valutando le offerte del mercato libero per il gas e la luce. Attraverso il confronto delle tariffe gli utenti possono risparmiare sul prezzo della materia prima gas e della quota energia della luce, benché non possano, ovviamente, abbassare i costi addizionali e le tasse riportate in bolletta. Parliamo, ad ogni modo, di un risparmio medio di 150 euro sul gas e di 50 euro sull’energia elettrica».  
Di seguito il dettaglio delle tariffe in vigore per il Gas nei cinque Paesi europei presi in considerazione da Facile.it:

Nazione
tariffe unitarie in vigore (€/mc)
Tasse e imposte sulle bollette (€/mc)
Costo materia prima (€/mc)
Italia
0,93 €
0,31 €
0,62 €
Spagna
0,82 €
0,13 €
0,69 €
Germania
0,77 €
0,20 €
0,57 €
Francia
0,76 €
0,12 €
0,64 €
Gran Bretagna
0,63 €
0,03 €
0,60 €


Queste, invece, le differenze per l’energia elettrica:


Nazione
tariffe unitarie in vigore (€/KWh)
Tasse e imposte sulle bollette (€/KWh)
Costo materia prima (€/KWh)
Germania
0,227 €
0,099 €
0,128 €
Italia
0,191 €
0,059 €
0,132 €
Spagna
0,159 €
0,029 €
0,130 €
Gran Bretagna
0,147 €
0,005 €
0,142 €
Francia
0,123 €
0,036 €
0,087 €