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martedì 23 febbraio 2021

Da marzo nuove classificazioni energetiche per gli elettrodomestici, ma 30 milioni di italiani non lo sanno



Dal primo marzo l’etichetta di classificazione dei consumi energetici degli elettrodomestici alla quale ormai siamo abituati sarà sostituita da una nuova scala di valori ma, secondo quanto emerso da un’indagine* commissionata da Facile.it agli istituti di ricerca mUp Research e Norstat, il 69,4% degli italiani non lo sa.

La percentuale è già di per sé sorprendente, ma il quadro generale diventa ancora più cupo se si traducono quei valori in numeri assoluti visto che, così facendo, il bacino dei consumatori italiani che dichiarano di non essere a conoscenza della novità risulta pari a più di 30 milioni di individui.

Cosa cambia

Quali sono le ragioni di questo cambiamento e, anche, che cosa cambia nello specifico? Il vecchio sistema di etichette è giudicato non più adatto a rappresentare le differenze tra gli elettrodomestici; ormai quasi tutti concentrati nelle classi migliori con conseguente confusione per i consumatori.

Le nuove etichette si baseranno sempre su una scala di valori che va da A (classe più efficiente) a G (la meno efficiente), con la differenza che scomparirà il simbolo “+” e, soprattutto, si irrigidiranno i criteri con cui verranno assegnate le lettere. Ad esempio, un elettrodomestico oggi classificato in classe A+++, con le nuove etichette verrà reinserito con tutta probabilità nella classe B se non addirittura C (fonte: Label 2020).

Può sembrare confusionario, ma niente paura! A partire dal primo marzo e fino al trenta novembre 2021 le nuove etichette verranno affiancate a quelle vecchie, così i consumatori potranno gradualmente abituarsi al sistema di classificazione. Solo dal primo dicembre 2021 le vecchie etichette scompariranno del tutto.

L’etichetta guida la scelta di acquisto

Va detto che nel corso di questi 23 anni (l’obbligo di apporre l’etichetta su ogni apparecchio è entrato in vigore nel 1998) gli italiani hanno imparato a usare molto bene l’attuale sistema di classificazione dei consumi degli elettrodomestici per indirizzare i propri acquisti; tanto è vero che, secondo quanto emerso dall’indagine di Facile.it, alla domanda “Quando acquista un elettrodomestico, quanto incide la classe energetica sulla sua decisione?” ben il 95% dichiara che questa sia un’informazione importante ed è addirittura esplicitamente descritta come molto importante dal 55,9% del campione.

Perché sì e perché no

L’indagine condotta per Facile.it ha approfondito anche le ragioni per le quali i consumatori valutano molto importante (o, al contrario, poco o per nulla utile) considerare la classe energetica dell’elettrodomestico prima di acquistarlo.

Fra chi dà grande importanza alla classificazione le ragioni principali sono risultate essere il risparmio - sia esso economico (63% del campione) o energetico (32%) - e la convinzione che basarsi sulla classificazione energetica per compiere l’acquisto sia in qualche modo utile a salvaguardare l’ambiente (25%).

Per gli oltre 1.100.000 italiani che non considerano utile la classificazione, invece, i motivi dichiarati sono la volontà di spendere meno per lo specifico acquisto o, anche, l’ammissione di non capire realmente fino in fondo quale sia il significato della classificazione riportata nell’etichetta.

Quanto incidono gli elettrodomestici sulla bolletta

L'attenzione degli italiani verso le etichette energetiche è comprensibile se si considera che il consumo degli elettrodomestici incide moltissimo sulla spesa elettrica; basti pensare che il frigorifero, da solo, arriva a pesare tra il 10-15% della bolletta totale annua di una famiglia media.

«Scegliere un elettrodomestico efficiente è un passo fondamentale per ridurre la bolletta energetica, ma se non si vuole vanificare il risparmio è bene fare attenzione ad altri due elementi», spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it, «in primis la scelta del fornitore in grado di offrirci la tariffa più adatta alle nostre esigenze e, in secondo luogo, l’uso corretto degli elettrodomestici stessi per ridurre al contempo consumi e sprechi».

Scegliere un elettrodomestico con bassi consumi è in effetti un ottimo modo per risparmiare e a volte, per alleggerire la bolletta è sufficiente cambiare i dispositivi più datati; conti alla mano, ad esempio, già oggi basta sostituire il vecchio condizionatore in classe B con uno nuovo in classe A+++ per risparmiare fino a 90 euro all’anno.


 

*Nota metodologica: l’indagine è stata svolta tra il 15 ed il 16 febbraio 2021 attraverso la somministrazione di n.1.005 interviste CAWI con ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale. 

mercoledì 10 luglio 2019

Assicurazione furto casa: ecco quando non rimborsa



Nonostante il calo dei furti in casa rilevato dall’Istat, in Italia ogni ora vengono svaligiati 22 appartamenti; non sorprende, quindi, che sempre più persone cerchino di tutelarsi con un’assicurazione contro i furti. Secondo l’analisi di Facile.it, realizzata su un campione di oltre 100.000 richieste di polizze casa, nei primi 6 mesi dell’anno la domanda di questo genere di coperture è cresciuta del 5% rispetto allo stesso periodo del 2018.
Ma come funzionano queste assicurazioni, quanto costano, cosa coprono e, soprattutto, cosa non coprono? Per aiutare i consumatori a destreggiarsi tra esclusioni, franchigie, clausole e massimali, Facile.it ha redatto un breve vademecum.
1)      Prezzo: attenzione al massimale
Le polizze contro il furto vengono proposte come garanzie accessorie all’interno di pacchetti assicurativi multi rischio dedicati alla casa e rimborsano l’assicurato in caso di furto in appartamento, sia in relazione ai beni sottratti, sia per gli eventuali danni causati dai ladri. Sono invece esclusi dalla copertura, e richiedono una garanzia apposita, i gioielli e i preziosi, mentre in alcuni casi sono richieste coperture supplementari se si vogliono assicurare opere d’arte e di antiquariato.
Il costo di una polizza casa contro i furti, secondo le simulazioni realizzate da Facile.it, varia tra 2 e 8 euro al mese (con un massimale di 5.000 euro), mentre per la garanzia accessoria che tutela i gioielli e i preziosi, il costo è compreso tra 1 e 3 euro al mese (con un massimale di 2.000 euro).
«Quando si sottoscrive questo genere di polizza è importante considerare che il costo del premio è strettamente legato al valore che si intende assicurare», spiega Lodovico Agnoli, responsabile New Business di Facile.it «Attenzione però perché, in caso di risarcimento, l’importo liquidato viene normalmente calcolato a primo rischio assoluto, ovvero la compagnia risarcirà al contraente solo la somma necessaria per acquistare (o riparare) beni di pari prestazione e caratteristiche di quelli sottratti, fino al  valore indicato sul contratto». 
Questo significa che, in fase di stipula, è fondamentale inserire un massimale che sia in linea con l’effettivo valore dei beni da assicurare; una sovrastima rischierebbe solo di far lievitare inutilmente il costo del premio mensile mentre, viceversa, una sottostima potrebbe tradursi in un rimborso non sufficiente a coprire tutti i danni subiti.
2)      Infissi, inferriate e allarmi: ecco quando vanificano la polizza
Alcune compagnie, affinché la polizza sia valida, richiedono che l’abitazione abbia determinate caratteristiche costruttive; l’immobile, ad esempio, deve avere pareti esterne e coperture costruite in materiali incombustibili e/o in legno e, nel caso in cui il tetto sia a meno di 4 metri dal terreno, questo dovrà essere realizzato in cemento o laterizio armato, mentre eventuali lucernari dovranno essere fissi o protetti con inferriate. Fate attenzione, inoltre, se il vostro appartamento è situato ai piani bassi; se vi sono aperture poste a meno di 4 metri dal suolo, queste dovranno essere equipaggiate con mezzi di chiusura e di difesa idonei; non basta avere dei buoni infissi, questi dovranno avere specifiche caratteristiche costruttive ed essere dotati di una serratura accessibile solo dall’interno o, in alternativa, protetti da inferriate fissate nel muro. Se a seguito di un furto l’assicurazione dovesse scoprire che i sistemi di protezione erano assenti o non in linea con i requisiti tecnici, la compagnia potrebbe diminuire o, addirittura, non riconoscere il rimborso.
Attenzione anche all’impianto di allarme; se installato, potrebbe dare diritto a ricevere uno sconto sul premio mensile ma se dimenticate di attivarlo, in caso di furto l’assicurazione potrebbe ridurre l’entità del risarcimento.
3)      Se ci si dimentica la porta di casa aperta o si perdono le chiavi
In generale, affinché la compagnia rimborsi gli oggetti rubati è necessario che vi siano dei segni di effrazione; se il reato viene in qualche modo agevolato dall’assicurato, o dai suoi familiari, con dolo o colpa grave, la polizza potrebbe non essere valida o riconoscere un risarcimento parziale. Attenzione quindi a non partire per le vacanze dimenticando la porta aperta; prima di salire in macchina è d’obbligo un giro di controllo. E se si perdono le chiavi di casa, è fondamentale sporgere denuncia immediatamente e cambiare quanto prima la serratura perché l’assicurazione potrebbe essere valida solo per un periodo limitato di tempo.
La presenza di segni di scasso è inoltre fondamentale quando si parla della polizze specifiche per i gioielli e i preziosi; per questo genere di beni la copertura è valida solo se sono custoditi in cassaforte e solo se questa presenta segni di scasso; in caso contrario, la polizza non rimborsa. Evitate quindi di tenere i gioielli di famiglia nel comodino o, peggio, di lasciare la combinazione di fianco alla cassaforte.
4)      Se a commettere il furto è un parente, il coinquilino… o il domestico
Queste assicurazioni sono valide solo se a svaligiare l’appartamento è un soggetto terzo; se l’autore è un familiare o una persona legata da un vincolo di parentela fino al 3° grado, la compagnia non rimborsa. Sono esclusi dalla copertura anche i furti commessi da persone terze che abitano con l’assicurato; scegliete quindi con attenzione i vostri coinquilini. Niente paura, invece, se a commettere il reato è un domestico; almeno al danno materiale penserà l’assicurazione… a patto che il collaboratore fosse regolarmente assunto, perché, in caso contrario, la polizza non è valida.
5)      Quando il ladro bussa alla porta
Purtroppo capita sovente che siano i proprietari stessi, inconsapevoli, a far entrare in casa i ladri che, sotto mentite spoglie, riescono con l’inganno a introdursi nell’appartamento per poi svaligiarlo al primo momento di distrazione della vittima. È bene sapere che alcune polizze furto casa tutelano anche da questa tipologia di reato, ma solo se la truffa è ai danni di over 65. In questo caso, la polizza coprirà i beni sottratti e i danni fatti all’abitazione; restano esclusi, invece, l’acquisto di beni o la sottoscrizione di servizi. Come sempre, il consiglio è di prestare massima attenzione a chi si fa entrare in casa.
6)      Se il furto avviene in presenza dei proprietari
Durante una serata estiva può capitare di trovarsi riuniti in sala, magari intenti a guardare la TV, mentre il ladro, approfittando di una finestra aperta e dell’allarme disattivato, si intrufola in camera e la svaligia; uno scenario purtroppo ricorrente, e solo in parte coperto dalle compagnie assicurative. In caso di furto commesso in presenza del proprietario di casa, è bene sapere che la polizza è sì valida, ma rimborserà solo un parte di quanto dovuto, applicando uno scoperto che, generalmente, è pari al 25%.
Se invece il ladro si introduce in casa, anche in presenza dei proprietari, forzando i sistemi di protezione e chiusura, allora il rimborso sarà completo.
7)      Attenzione a restare troppo tempo lontani da casa
La polizza casa contro i furti è normalmente valida per l’abitazione principale, anche se in molti casi la copertura non rimborsa se l’immobile resta disabitato per un lungo periodo di tempo, variabile tra i 45 e i 60 giorni consecutivi. Alcune compagnie consentono di assicurare anche una dimora saltuaria, ma in questo caso è importante fare attenzione alle clausole perché la copertura potrebbe tutelare il contraente solo durante il periodo di soggiorno e, in caso di furto, rimborsare solo parte del danno.

lunedì 13 novembre 2017

Chiara Pavoni al Museo Casa di Dante

Sarà l’attrice Chiara Pavoni ad accompagnare nella lettura finale del canto XXX del Purgatorio di Dante, Martina Michelangeli, ideatrice dell’iniziativa “Donna m’apparve…nelle dolci rime d’amor” promossa dall’Unione Fiorentina Museo Casa di Dante, nella figura del suo Presidente Eugenio Giani.

mercoledì 27 settembre 2017

Mutui: in Italia “costano” meno


I mutui in Italia costano meno e i tassi applicati dalle banche che operano nel nostro Paese sono, ad oggi, fra i più convenienti, con oscillazioni comprese fra lo 1,03% ed il 2,08% a seconda dell’istituto e del tipo di tasso scelto*. Facile.it e Mutui.it hanno voluto analizzare come lo stesso finanziamento per l’acquisto casa venga indicizzato in 14 nazioni diverse e, almeno per questa volta, le notizie per i mutuatari italiani sono più che positive.
Il confronto europeo
Per tutte le nazioni la simulazione è stata compiuta considerando un immobile di valore pari a 180.000 euro, una richiesta di mutuo di 120.000 euro ed un piano di restituzione ventennale.
In Italia questo finanziamento oggi è indicizzato con TAEG compresi fra 1,03% ed 1,10% se a tasso variabile e fra 2,01% e 2,08% se a tasso fisso. Nel vecchio continente va meglio solo ai tedeschi e ai francesi (che per il tasso fisso si vedono applicare, rispettivamente TAEG all’1,70% e 1,87%) e, soprattutto, agli svizzeri; al di là delle Alpi chi decide di comprare casa col mutuo dovrà considerare un tasso dell’1,65% se sceglierà il tasso fisso e appena dello 0,65% se opterà per il variabile.
Se in Spagna i tassi non sono troppo lontani da quelli italiani (fra 1,85% e 2,10% se fisso; fra 0,80% ed 1,20% se a tasso variabile), va decisamente peggio a chi la casa vuole comprarla nel Regno Unito o in Grecia. In UK le banche applicano al momento indici pari al 4,20% se a tasso fisso e al 3,30% se a tasso variabile; se si guarda ad Atene, invece, i tassi applicati per i mutui salgono ancora, arrivando al 3,62% nel caso del variabile e al 5,50% per un fisso. 
«I tassi nell’area Euro restano abbastanza allineati tra di loro visto che tutti i paesi utilizzano gli stessi indici di riferimento (Irs e Euribor). Le variazioni del costo del denaro che notiamo sui mutui sono quindi riconducibili a dinamiche competitive tra gli istituti di credito presenti in ciascuna nazione e al cosiddetto “rischio paese”, un concetto simile a quello di spread usato per i titoli di stato», spiega Ivano Cresto, responsabile business unit mutui di Facile.it «Un discorso diverso vale invece per il Regno Unito, dove i mutui, non essendo denominati in Euro, hanno dinamiche slegate da quelle del resto di Europa.».
I mutui al di fuori dell’Europa
L’analisi di Mutui.it e Facile.it non si è fermata alla sola Europa e ha verificato quali siano le condizioni applicate ai finanziamenti anche in molte altre parti del mondo. Se a Singapore la situazione è tutto sommato positiva con tassi dell’1,45% per il mutuo fisso e dell’1,28% per il variabile, in quasi tutte le altre nazioni considerate le percentuali applicate sono alle soglie del proibitivo.
Negli Stati Uniti chi compra con un mutuo a tasso fisso ottiene TAEG quasi doppio rispetto a quello italiano, con valori compresi fra 3,38% e 3,96%. In Australia la situazione non è troppo dissimile e le banche concedono finanziamenti con TAEG al 4,25% per il tasso fisso e fra 3,66% e 3,74% per quello variabile.
Spostandoci in Cina si vede come anche questa volta i tassi applicati siano doppi per mutui indicizzati con tasso variabile (2% la media rilevata da Facile.it e Mutui.it) e più che doppi per quelli con tasso fisso (4,90%).
Se fino a qui i tassi vi sembravano alti, chissà quale sarà la vostra reazione nel sapere che in alcune aree del mondo si arriva addirittura alla doppia cifra; in Russia chi sottoscrive un mutuo a tasso fisso ha un indice del 12,50%, comunque ancora poco se si considera che in Uganda il variabile arriva al 20% e in Nigeria il fisso addirittura al 23%.
«Tassi di interesse così elevati denotano un’economia in forte evoluzione con inflazione, e crescita potenziale, tipica dei paesi in via di sviluppo e delle economie non ancora mature», conclude Cresto.




*Ipotesi considerata: Valore immobile 180.000 euro, valore mutuo 120.000 euro, durata finanziamento 20 anni. Calcoli effettuati il 15 settembre 2017




lunedì 25 settembre 2017

Prestiti personali: si chiedono in media 9.700 euro


Che il credito al consumo sia uno strumento sempre più diffuso è ormai assodato, ma quali sono le motivazioni che spingono le famiglie italiane a farne uso, quali gli importi richiesti e da chi? Ad analizzare il fenomeno ci ha pensato l’Osservatorio congiunto condotto da Prestiti.it e Facile.it che, attraverso l’analisi di oltre 70.000 domande di finanziamento, ha stabilito che, nei primi 8 mesi dell’anno, la richiesta media presentata a finanziarie e aziende del credito è stata di 9.747 euro da restituire in 59 rate (poco meno di cinque anni).
Perché gli italiani chiedono un prestito
Analizzando le richieste di prestito per le quali è stata specificata la finalità di utilizzo, emerge come il mondo casa (con il 39% del totale) rappresenti la prima ragione che spinge gli italiani a ricorrere al credito al consumo. Dal 1 gennaio al 31 agosto erano finalizzati a sostenere i costi di ristrutturazione immobiliare ben il 29,2% dei prestiti richiesti; a questi si sommano quelli legati all’acquisto di arredamento (7,1%) e quelli fatti per comprare immobili (2,8%).
La seconda motivazione, pari al 34,9% del totale, è quella legata alle spese necessarie per acquistare un veicolo, sia che si tratti di un’auto usata (22,7%) o nuova (5,9%), sia ancora che si parli di una moto (6,3%).
Al terzo posto si posizionano le richieste di finanziamento destinate all’ottenimento di liquidità (9,4%), seguite dai prestiti finalizzati al consolidamento dei debiti (7,4%).
L’entità del prestito che si cerca di ottenere è strettamente legata alla finalità cui si intende destinare la somma; secondo i dati dell’Osservatorio, le domande di finanziamento più alte sono connesse all’acquisto di un immobile (valore medio 25.319 euro); seguono i prestiti richiesti per mettere in garage un’auto nuova (15.369 euro) e quelli per la ristrutturazione della casa (15.176 euro).
Il profilo del richiedente
Informazioni interessanti emergono analizzando il profilo dei richiedenti; nel 72,1% dei casi a firmare la domanda è un uomo e se l’età media del richiedente è di poco inferiore ai 41 anni (40,7), la fascia di popolazione che fa più ricorso al credito al consumo è quella degli under 35 (37,4% la percentuale di domande legate a loro), seguita dalla fascia 36-45 anni (31,04%). Solo l’11,86% del campione ha più di 55 anni.
Ancor più importante, per dare una lettura sociale del fenomeno, è la differenza che emerge analizzando gli importi richiesti tra le diverse fasce anagrafiche. Gli under 35 chiedono in media 8.927 euro, dato coerente con la finalità principale indicata (acquisto dell’auto usata), mentre chi ha un’età compresa fra i 36 ed i 55 anni richiede in media oltre 10.000 euro e la ragione primaria per cui ricorre al credito al consumo è la ristrutturazione della casa. Considerando nuovamente i dati su base nazionale, lo stipendio medio del richiedente prestito è di 1.523 euro; nel 68% dei casi chi chiede un prestito è un dipendente privato a tempo indeterminato, nell’11% un lavoratore autonomo e nel 6% un libero professionista.
La geografia del credito al consumo italiano

Analizzando la provenienza geografica delle richieste, emerge come la Lombardia sia la regione italiana da cui proviene il maggior numero di domande di finanziamento (19,22% del totale); seguono il Lazio (12,33%) e la Campania (9,13%). Diversa, invece, è la classifica regionale degli importi medi richiesti, con il Trentino Alto Adige al primo posto (10.504 euro), seguito dal Veneto (10.195 euro) e dalla Lombardia (10.061 euro). Per comprendere appieno queste differenze è importante considerare il reddito medio di chi presenta la domanda; gli stipendi dichiarati dai richiedenti in queste tre regioni sono i più alti d’Italia. 

venerdì 12 maggio 2017

Crescono del 20% in un anno gli italiani interessati al risparmio energetico


Gli italiani che si sono informati sul risparmio energetico sono cresciuti del 20% nell’ultimo anno e, tra le persone che vogliono saperne di più, una su tre ha meno di 35 anni.

Il motivo? In tempi di ristrettezze economiche pochi accorgimenti possono ridurre le bollette anche dell’80%, consentendo ad ogni famiglia di risparmiare centinaia di euro. A rivelarlo è Facile.it (https://www.facile.it/risparmio-energetico.html), primo comparatore italiano di prodotti per l’energia, che ha deciso di analizzare nel dettaglio come sia cambiata la sensibilità dei consumatori verso queste tematiche mettendo sotto la lente oltre 50.000 richieste giunte al sito da aprile 2016 allo stesso mese del 2017.

Una prima evidenza è che nell’ultimo anno l’interesse verso il risparmio energetico non è stato uniforme su tutto il territorio; gli italiani che hanno ricercato informazioni in misura più sostenuta sono quelli residenti in Lombardia (23,9%), Lazio (16,8%), Veneto e Campania (entrambe al 7,9%), Piemonte (7,3%). Guardando solo ai primi quattro mesi del 2017, però, si nota come il quadro sia leggermente mutato, con Campania e Sicilia che guadagnano posizioni e arrivano a occupare il terzo e quarto posto.

Dati estremamente interessanti emergono anche rispetto al profilo di chi si informa su questi argomenti. Per quanto riguarda l’età, più di una persona su tre ha meno di 35 anni (35%), segue la fascia 35-44 (28%) e quella tra i 45 e 54 anni (17%). Quasi il 10% ha più di sessantacinque anni e questo dimostra come il risparmio economico stia diventando sempre più importante anche e soprattutto per le persone più anziane.

Rispetto al genere, invece, risulta evidente come la materia sia ancora un terreno prevalentemente per uomini, che rappresentano il 65% del campione analizzato; percentuale che ha mostrato un lieve cambiamento nei primi quattro mesi del 2017, durante i quali la quota di donne è salita al 37%.

Ma come e quanto il risparmio energetico può aiutare a ridurre le bollette? Le soluzioni sono molteplici ed ognuna comporta differenti vantaggi, con relativo taglio di costi e benefici non solo per il portafogli, ma anche per l’ambiente.

Per quanto riguarda l’energia elettrica, ad esempio, utilizzando lampadine a LED anziché a fluorescenza, è possibile ridurre i consumi legati all’illuminazione sino al 60%; l’installazione di pannelli fotovoltaici, invece, consente ai proprietari di autoprodurre energia, con un risparmio medio stimato sino al 60%. 

Rispetto ai consumi di gas, si può optare per un sistema di riscaldamento geotermico, con un taglio medio della bolletta tra il 60% e l’80%, mentre il solare termico permette una riduzione di circa il 40%.

Con un isolamento adeguato della casa si può tagliare sino al 30% dei consumi complessivi. Gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici danno inoltre diritto a beneficiare dell’Ecobonus, la detrazione del 65% dall’Ires o dall’Irpef (che può salire sino al 75% a seconda dell’intervento) che è stata prorogata fino al 31 dicembre 2017 (fino al 2021 per gli interventi relativi a parti comuni degli edifici condominiali).


Ecco, forse, perché così tanti vogliono capire bene cosa vuol dire, oggi, risparmio energetico.

giovedì 2 marzo 2017

Mutui: dalla lira all'euro. Perché è stato un bene cambiare moneta

Lo abbiamo sentito ripetere moltissime volte negli ultimi mesi: l’attuale fase storica vede tassi di interesse molto bassi e, di conseguenza, mutui estremamente convenienti, anche se potrebbe essere vicino il momento in cui questa situazione cambierà. È anche vero, però, che un altro ritornello spesso udito è che, dopo l’introduzione dell’euro, “tutto sia divenuto più caro”. Quindi la domanda è: proprio tutto? Anche i mutui? Mutui.it e Facile.it hanno deciso di fare chiarezza, dati alla mano, e vedere se questa convinzione vale anche per i finanziamenti legati all'acquisto della casa.
Innanzitutto, un po’ di storia. La moneta unica europea è stata introdotta ufficialmente sui mercati finanziari a partire dal 1 gennaio 1999, ed è da allora che ha iniziato ad avere la sua influenza sulle economie, almeno virtuali, dei primi Paesi che poi, dal 2002, l’avrebbero adottata anche come moneta circolante. Un’altra data da tenere a mente è il 30 giugno del 2004, perché a partire da quel giorno, nel nostro Paese, un decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze ha stabilito che, per determinare i tassi di interesse da applicare ai mutui (in particolare, si dice nel decreto, quelli degli enti locali) non si sarebbe più utilizzata la “lira interbancaria”, ma il “tasso interbancario”, attualmente in vigore.
Veniamo quindi ai dati. Banca d’Italia mette a disposizione le serie storiche dei Tassi effettivi globali medi dei mutui a partire dal 1997. Il TEGM, ricordiamo, è il tasso che bisogna guardare per conoscere il costo effettivo di ogni mutuo, a tasso fisso o variabile, sia per confrontare le varie offerte sul mercato, sia per determinare se il tasso rispetti le soglie oltre le quali si parla di usura bancaria. Tale tasso comprende sia l’interesse del mutuo in sé, sia quello legato ad altre spese accessorie al contratto. Osservando lo storico dei dati, quello che si nota è che, all’inizio delle rilevazioni di Banca d’Italia (2 aprile 1997) il TEGM dei mutui a tasso fisso e variabile (che coincidono fino al 30 giugno 2004) era di ben il 10,6%. Dato che scivolò, nell’ultimo trimestre del 1998, al 7,33%. Ma la cosa sorprendente è quella che successe con l’introduzione dell’euro “finanziario” dal 1 gennaio 1999: il TEGMpraticamente crollò al 5,8% nel giro di tre mesi, perdendo ancora un punto percentuale entro la fine dell’anno.
Nuovo calo dei tassi si registrò dalla fine del 2001 all’inizio del 2002, quando l’euro entrò anche fisicamente nei nostri portafogli: si passò da un TEGM del 6,28% al 5,51%. Dopo di allora, e dopo il picco per i tassi fissi del 6,08% nel gennaio 2008, e del 6,3% per i mutui a tasso variabile nell’ottobre 2008, non si sono mai più registrati tassi ai livelli pre-euro. In tempi a noi più vicini (luglio 2016), Banca d’Italia segnala un tasso TEGM del 2,6% per i variabili e del 3,18% per i fissi.
Dai dati è quindi evidente che l’effetto dell’euro sui mutui sia stato quello di una diminuzione netta dei costi. Diminuzione che a quanto pare fu confermata  anche in altri settori, dato che l’inflazione, a cavallo degli anni di introduzione dell’euro, si dimezzò dal 2,1% dell’ottobre 1998 all’1% dell’aprile 1999, per andare addirittura in negativo alla fine del 2002. Situazione che, peraltro, viviamo anche al presente ma, purtroppo, per una causa diversa, cioè per la frenata generale dei consumi. Indotta proprio, oltre che dalla crisi, dalla paura che l’euro abbia reso tutto più caro.

mercoledì 19 giugno 2013

Salvaguardare la propria abitazione con l'assicurazione furto in casa

Lo studio effettuato in questi giorni dal Ministero dell’Interno dimostra che la crisi economica in Italia ha fatto aumentare nel 2012 lo scenario di furti e rapine domestiche. In prossimità delle partenze estive e per essere più sereni è consigliabile sottoscrivere un’assicurazione furto casa, che ricopra dai possibili danni effettuati dai ladri durante l’assenza nell’abitazione.

Il Ministero ha analizzato attentamente tutti gli episodi di criminalità e microcriminalità rinvenuti su tutto il suolo nazionale e i dati allarmanti sono che quasi la totalità dei casi è imputabile alla crisi economica e allo stato di disperazione delle persone.
Si sono registrati aumenti di criminalità da parte delle persone più povere che non riuscendo ad arrivare alla fine del mese hanno iniziato a rubare e a scippare per il sostentamento quotidiano, tali casi rientrano nella categoria del reati predatori.
I furti nelle abitazioni sono aumentati di circa il 15.5% rispetto al mese precedente diffondendo così paura nelle persone per possibili intrusioni, invece gli scippi sono aumentati del 13%.
Stipulare un’assicurazione furto casa è davvero molto semplice, un perito misurerà la superficie dell’abitazione e successivamente preparerà un preventivo basato sui metri quadri e sulla zona di residenza, così da pagare in modo commisurato alla grandezza del proprio appartamento.
L’aumento della criminalità fa riflettere sulla situazione attuale della società, dove sempre più cittadini italiani e stranieri rimasti senza lavoro scelgono la via più semplice per riuscire a racimolare del denaro. Se da un lato sono in aumento scippi e furti, dall’altro si trova una nota positiva, ovvero la diminuzione degli omicidi.
Naturalmente le grandi città sono i luoghi dove si registrano più crimini compiuti  nelle case e un maggior numero di scippi ad i turisti.

Per vivere in serenità la propria casa e per salvaguardare le persone che ci abitano è importante sottoscrivere un’assicurazione contro il furto.

mercoledì 22 maggio 2013

La crisi morde e gli italiani cercano case piccole



Negli ultimi anni i bisogni degli italiani relativamente alla propria casa hanno subito significative trasformazioni e prova di ciò sono i mutamenti avvenuti nelle ricerche di immobili. Secondo un’analisi condotta da Immobiliare.it (www.immobiliare.it) su un campione di oltre un milione e mezzo di annunci, in soli sei anni i metri quadri ricercati dai potenziali acquirenti si sono ridotti, mediamente, del 10%.
Concentrandoci sulle metropoli italiane si nota come, confrontando la superficie media di un immobile richiesto in acquisto nel 2013 con uno del 2007, a Milano si è passati da 87 metri quadrati a 76; a Roma la riduzione è stata ancora maggiore, passando dai 91 metri quadrati ricercati mediamente nel 2007 ai 75 del 2013.
«È innegabile che la principale spinta a rivedere le proprie esigenze di spazio sia stato il crescente costo degli immobili e la difficoltà di accedere al credito – dichiara Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Gruppo Immobiliare.itma va considerato anche che la riduzione delle planimetrie delle case è avvenuta per una crescente razionalizzazione degli spazi, operata tanto negli immobili di nuova costruzione quanto nelle ristrutturazioni di quelle già esistenti.»
Se si confrontano una planimetria tipo del 2013 con una del 2007 si vede non solo come l’unione di cucina e salotto e la scomparsa dei corridoi siano ormai due dati di fatto, ma anche come le camere da letto siano diventate sempre più piccole (mediamente oggi non più di 14 metri quadri la principale e non più di 9 le altre), fino a non riuscire a contenere altro se non il letto o poco più; spariscono specchiere, armadi in camera e, in alcuni casi, persino i comodini, sostituiti da parti studiate ad hoc nelle strutture dei letti.
È cambiata anche la tipologia di immobile cercato: le famiglie italiane sono passate dal vivere in un quadrilocale ad abitare in un trilocale. Sempre tenendo come focus le grandi città di Milano e Roma, nel 2007 il 33% degli immobili acquistati erano quadrilocali e solo il 15% trilocali; nel 2013 ben il 26% degli immobili richiesti diventa trilocale raggiungendo la stessa quota del quadrilocale (27%). Nuove case implicano nuove esigenze: anche per un trilocale si pretendono due bagni. Ovviamente, entrambi più piccoli del bagno unico del passato.
La domanda guida l’offerta immobiliare ed anche i costruttori si stanno adattando alle nuove richieste: «Diversi professionisti conclude Giordano – hanno iniziato ad utilizzare le banche dati dei portali per verificare la congruenza della loro offerta con le domande nella zona, facendo valutazioni sui tagli abitativi e arrivando anche a rimodulare le divisioni pensate nelle prime fasi progettuali.».  Già, perché oggi, per essere venduta, la casa è meglio sia modulabile. E con tanti bagni.

lunedì 6 maggio 2013

I Francesi cercano casa a Roma, gli Inglesi a Milano

Gli stranieri, lo sappiamo, amano l’Italia e spesso vogliono anche comprar casa nella nostra nazione; meno noto, tuttavia, è che il loro interesse si focalizza su aree diverse in base alla loro provenienza. Secondo le rilevazioni di Immobiliare.it (www.immobiliare.it), leader di settore con oltre 800.000 annunci di vendita e affitto nel nostro Paese, e del suo partner internazionale LuxuryEstate.com, le ricerche dirette verso il Belpaese da cittadini non residenti in Italia si orientano su città diverse, con peculiarità interessanti e qualche punto fermo imprescindibile. 
I siti hanno messo sotto la lente le ricerche compiute dall’estero verso l’Italia da gennaio 2013 ad oggi e scoperto quelle che sono le mete più ambite da parte degli stranieri che pensano di comprare o affittare un immobile da noi. Com’era prevedibile, Roma è in assoluto la provincia in cui si dirige il maggior numero di stranieri: il 9% delle ricerche punta alla capitale, quasi il doppio delle domande convogliate sulla provincia seconda in classifica, Como che, a pari merito con Milano, raccoglie il 5% di tutte le ricerche effettuate dall’estero. Seguono poi Verona e Imperia (entrambe al 3%).
Ma da quali Stati arriva il maggior numero di ricerche? Dalla Germania, innanzitutto, con una percentuale del 17%; a seguire dalla Svizzera, con il 14%, e dalla Gran Bretagna (10%). Non mancano, tra le prime 15 nazioni per numero di ricerche, sorprese come il Brasile, la Slovacchia e la Slovenia: anche qui, evidentemente, è forte l’interesse per gli investimenti sul mattone italiano.
È nelle preferenze mostrate dagli stranieri, tuttavia, che troviamo gli elementi più interessanti: se i Tedeschi non sorprendono, orientandosi prevalentemente tra le province di Verona, Roma e Brescia, i nostri cugini francesi amano Roma e Milano, ma non disdegnano località marittime come quelle in provincia di Imperia. Gli Inglesi, che da sempre fanno dell’Italia una meta privilegiata per gli investimenti immobiliari, puntano a Milano e Roma, seguite da Imperia, La Spezia e Bari.
I Russi, invece, si confermano interessati a località di prestigio: Oristano, Roma e Venezia rappresentano le province più cliccate. Milano, pur tanto visitata dai ricchi russi in tempo di saldi, è solo quarta nella classifica delle ricerche. Alcune curiosità: la provincia più ambita dai cittadini dei Paesi Bassi è quella di Forlì-Cesena, per gli Svedesi è Palermo, per i Norvegesi è Asti, per i Danesi è Trento, per gli Irlandesi è quella di Monza-Brianza.
Spostandosi fuori dall’Europa il quadro cambia ancora: tra i cittadini degli Stati Uniti, ad esempio, la provincia più richiesta è quella di Vicenza, chiaramente per via della base militare dell'Esercito degli Stati Uniti di Camp Ederle. Seguono poi le province di Ragusa, Isernia e Firenze. Le indagini immobiliari compiute dai cittadini argentini, invece, indicano Roma come meta ideale, forse per merito dell’elezione di un loro connazionale al soglio pontificio. Anche i Canadesi puntano a Roma, che è seguita da Cosenza, Grosseto, Milano e Benevento. Scelte poco turistiche, queste, che fanno pensare ad una immigrazione di ritorno più che a specifici investimenti lucrativi. Tra i risultati più curiosi: la provincia più ambita nelle ricerche provenienti dalla Turchia è Arezzo, dall’Australia è Como, dall’Indonesia è Firenze, dall’Algeria è Parma, dal Messico è Lecce.   
«Oggi il 2% di chi punta all’acquisto di un immobile in Italia non è residente nel nostro Paese – ha dichiarato Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Gruppo Immobiliare.it e rilevare questo interesse da parte degli stranieri è un fattore positivo che fa bene al nostro mercato immobiliare. Quel che è importante è che, da Nord a Sud, tutta l’Italia rientra nei gusti e nei progetti di investimento delle altre nazioni del mondo, non solo i tradizionali luoghi del turismo e degli affari».
Se ci si concentra solo sugli immobili di pregio, però, il quadro cambia: il mercato del lusso vede la presenza straniera salire ad oltre il 9%. Stando alle rilevazioni di LuxuryEstate.com (http://it.luxuryestate.com) – specializzato in immobili di prestigio – la ricerca di immobili si concentra su Roma e Milano, innanzitutto, seguite dalla zona delle colline toscane, la provincia di Genova (Santa Margherita Ligure in primis), Cortina d’Ampezzo (BL) e la Costa Smeralda (OT).