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lunedì 7 dicembre 2015
giovedì 3 dicembre 2015
Feste in casa vacanza: +20% la domanda, +25% l’offerta di immobili in affitto nelle località montane
Anche per le festività natalizie le case vacanza si confermano
molto amate dagli italiani: secondo le analisi del portale Casevacanza.it (http://www.casevacanza.it), partner di
Immobiliare.it e leader in Italia per gli affitti turistici, la domanda di
queste strutture ricettive è cresciuta di circa il 20% rispetto
al Natale 2014. Il dato fa il paio con un forte aumento dell’offerta,
cresciuta mediamente del 25% nelle destinazioni montane, vere protagoniste del
turismo di fine anno.
La casa più ambita. L’offerta turistica si amplia e per
l’italiano in vacanza vi è maggiore possibilità di scelta. Secondo i calcoli
del portale, i volumi di ricerca maggiori si orientano verso immobili di dimensioni medie, per famiglie
o piccoli gruppi, siti in località di relax o comunque comode per gli
accessi alle piste e agli impianti sciistici. Pur essendoci una buona fetta di
clientela che ambisce al lusso anche in casa vacanza, resta la volontà di
risparmiare, e si preferisce la casa vacanza all’hotel in primis per tagliare
sui costi. Mediamente, affittare una casa in montagna durante la stagione
sciistica consente un risparmio medio del 35% rispetto ad un hotel di pari
livello.
Ma dove andranno gli Italiani durante
le festività? Stando alle rilevazioni
del portale – che ha monitorato tanto le ricerche quanto le prenotazioni
effettuate per il periodo compreso tra il 21 dicembre e il 10 gennaio – le prime
tre mete scelte per trascorrere le feste di dicembre e gennaio sono Livigno
(in provincia di Sondrio), Cortina d'Ampezzo (in provincia di Belluno) e
Ponte di Legno (in provincia di Brescia). Località, queste,
contraddistinte da una netta differenza di prezzo: se per alloggiare a Cortina
non bisogna badare a spese (una casa vacanza con quattro posti letto, nel
periodo considerato, costa mediamente 190 euro a notte – che però salgono anche
oltre i 300 a ridosso di San Silvestro), si spende molto meno (solo 70 euro)
per Ponte di Legno, in Val Camonica.
Seguono,
poi, tre località del Trentino Alto Adige: Andalo, Folgaria e Pinzolo.
Per tutte e tre si rileva una generale stabilità tanto dei prezzi quanto delle
prenotazioni rispetto all’inizio della stagione sciistica dell’anno passato.
Scorrendo
la classifica complessiva delle prenotazioni si rileva una maggiore
concentrazione delle richieste in Trentino Alto Adige, Lombardia e Valle
d’Aosta: le tre regioni raccolgono, complessivamente, il 55% di tutte le
prenotazioni al momento registrate. Non manca, però, l’interesse degli italiani
nei confronti del Centro Italia. In Abruzzo richiestissime sono Roccaraso
e Ovindoli, mentre l’unica città d’arte presente tra le 20 località più
prenotate è Roma.
A
livello provinciale, a vincere la sfida è Trento, i cui comuni,
complessivamente, raccolgono oltre il 20% delle prenotazioni. La seguono a
distanza Aosta (12%) e Sondrio (11%).
Al
momento quasi il 60% delle prenotazioni è stato effettuato per la settimana di
Capodanno: è probabile quindi che chi è intenzionato a partire per l’Epifania
stia aspettando ancora qualche giorno per poter sfruttare le offerte last
minute, ricorrenti anche per questo tipo di struttura ricettiva e non solo per
il settore alberghiero.
«Il
comparto turistico montano è uno dei più significativi del nostro Paese – ha dichiarato Francesco Lorenzani, Amministratore Delegato di
Feries srl, proprietaria di Casevacanza.it. – Gli ultimi dati dell’Osservatorio turistico della
montagna hanno rivelato un fatturato complessivo pari al’11,5% del sistema
turistico nazionale. In questa ampia fetta, il settore degli alloggi extra
alberghieri ha ormai assunto una rilevanza notevole: le case vacanza sono
sempre più amate e non a caso registriamo una leggera crescita dei prezzi, pari
al 5-7%.»
martedì 1 dicembre 2015
Luci dell’albero, pentola a pressione, riscaldamento & co.: come risparmiare fino al 22% sulla bolletta
A Natale, si sa, siamo tutti più
buoni, ma perché non essere anche più… furbi? Facile.it (http://www.facile.it/energia-luce-gas.html), principale comparatore italiano del
settore energia, ha messo a punto un breve vademecum che, senza farci
rinunciare alla magia delle feste, può consentire ad ogni famiglia italiana di
risparmiare, complessivamente, oltre il
20% dei costi della bolletta di questo periodo festivo.
1)
Si parte dai simboli della tradizione natalizia: albero e presepe. L’uno come l’altro, e
persino i balconi esterni, sono spesso abbelliti da molte luci che nel corso
degli anni hanno assunto meccanismi sempre più complicati. Per il bene delle
nostre tasche, ormai in ogni casa queste illuminazioni sfruttano la tecnologia
led, ma il dubbio sorge quando si vuole scegliere se tenerle accese sfruttando
l’intermittenza o no. Sappiate che, secondo quanto calcolato da Facile.it,
sfruttare la versione alternata vi può far risparmiare fino al 40% di questa
spesa, e anche di più se spegnete le luci durante la notte.
2)
Natale vuol dire anche grandi riunioni familiari. È facile ipotizzare che nei giorni delle
feste saremo in tanti in casa e, per questo, potremo tranquillamente
permetterci di abbassare la temperatura di qualche grado senza soffrire il
freddo. Impostare il termostato a soli tre gradi in meno rispetto al solito ci
consentirà di risparmiare il 10% del costo del riscaldamento fra la Vigilia e
l’Epifania.
3)
Grandi
riunioni e… grandi mangiate. Anche
se ciascuno di noi è pronto a giurare che quest’anno non lo farà, finiremo
comunque a mangiare più del solito e del necessario. Prima di arrivare in
tavola, però, i piatti vanno cotti e anche in questo caso risparmiare è piuttosto
facile. Dato che passeremo fra le mura domestiche molte ore, se dobbiamo
scongelare meglio farlo naturalmente e non con l’ausilio del forno a microonde che, invece, andrà preferito
se si tratta solo di riscaldare qualcosa cotto in precedenza; fatelo e
arriverete a risparmiare il 13%.
4)
Prendete l’abitudine di usare la piccola tecnologia da cucina. Non parliamo di invenzioni
futuristiche, ma di quegli strumenti che, ironia della sorte, magari vi hanno
regalato proprio qualche Natale fa e voi avete rinchiuso in un mobile. Pentola a pressione e vaporiera, ad
esempio, possono ridurre del 66% il consumo di gas necessario a cucinare lo
stesso piatto e il medesimo risparmio si ha, questa volta in termini di
elettricità, se si cucinano nel forno più cose in contemporanea.
5)
Alcuni lo hanno definito il nuovo focolare domestico
ed è certo che il televisore sia
spesso il catalizzatore dell’attenzione di molti pranzi di Natale. Il consiglio
di Facile.it, in questo caso, è di spegnerlo mentre si è a tavola con la
famiglia: in termini economici risparmierete poco più di 3 euro, ma in termini
di rapporti familiari sarà di certo un grande guadagno!
lunedì 30 novembre 2015
Mutui, cresce dell’8% l’erogato medio. Parità tra l’importo richiesto e quello concesso
Continua il buon momento dei mutui in Italia e a determinare questa
situazione sono principalmente i tassi d’interesse ai minimi e i prezzi del mattone
in calo in tutto il Paese; secondo l’Osservatorio
sui mutui dei portali Mutui.it e
Facile.it nello scorso semestre il finanziamento medio concesso è stato pari
a circa 123.000 euro, il 2,4% in più
rispetto alla rilevazione di sei mesi fa e l’8% in più rispetto ad un anno fa.
Mutui.it (http://www.mutui.it)
e Facile.it (http://www.facile.it/mutui-prima-casa.html)
hanno analizzato le domande di mutuo
e le erogazioni registrate nel
periodo compreso tra maggio e ottobre 2015: i risultati rivelano un sostanziale livellamento tra la cifra
che si richiede e quella che poi si riesce effettivamente ad ottenere dalle
banche. Complice una maggiore maturità degli italiani alle prese con i
finanziamenti – si richiedono somme in linea con i propri livelli di reddito e
proporzionali al valore dell’immobile – e una maggiore disponibilità delle
banche a concedere i prestiti, per la
prima volta si è colmato questo divario.
Come conseguenza di ciò il loan
to value medio, vale a dire la percentuale erogata in rapporto al
valore dell’immobile da comprare, è salito ancora: tornato oltre la soglia “psicologica”
del 50% sei mesi fa, è ora al 56,4%. Stabili rispetto maggio scorso sia l’età
media del mutuatario (40 anni) sia la durata del mutuo erogato (21 anni). Si
rafforza, rispetto al semestre precedente, la predilezione per i mutui a tasso fisso: le domande di
finanziamento di questo tipo salgono al 64,3%, mentre il variabile raccoglie
circa il 32% di tutte le domande.
«I segnali di risveglio del comparto sono
evidenti – spiega Mauro
Giacobbe, Amministratore Delegato di Facile.it – e anche Bankitalia ha parlato recentemente di un aumento complessivo
dei flussi delle erogazioni. Da più parti vi è la percezione che il calo
generalizzato dei prezzi del mattone stia ormai esaurendo la sua corsa: chi
vuole investire sa che deve farlo adesso, per garantirsi indici e spread
davvero vantaggiosi. Discorso molto simile, questo, per lo strumento della
surroga: attualmente registriamo numerose domande soprattutto da cittadini che
hanno sottoscritto mutui poco tempo fa, a tassi ben più onerosi. Non mancano,
addirittura, “surroghe di surroghe”,
richieste di sostituire finanziamenti già rinegoziati in passato: è un fenomeno
di nicchia, ma che comunque comincia ad emergere in modo chiaro».
Ma come si divide la torta delle
erogazioni? La finalità più ricorrente è ancora la surroga: in aumento esponenziale già nel semestre precedente,
erogazioni di questo tipo sono raddoppiate
rispetto alla rilevazione del maggio scorso (+96%). Complessivamente, le
surroghe rappresentano il 59% di tutte le erogazioni del semestre. A seguire, i
mutui prima casa (finalità relativa
al 29% delle erogazioni).
Il mutuo prima casa
Il quadro di richieste ed erogazioni di finanziamenti prima casa differisce parzialmente dalla situazione generale:
la domanda è in crescita, e anche le banche stanno concedendo crediti; nel
dettaglio, il numero delle erogazioni è cresciuto dell’11% in sei mesi, mentre
è rimasto stabile l’importo medio erogato (circa 125.000 euro, come sei mesi
fa). Si registra ancora un leggero divario tra richiesta ed erogazione (i due
numeri adesso divergono del 1,4%), mentre è aumentata la percentuale finanziata:
il LTV è del 66%.
lunedì 23 novembre 2015
Nel 2025 sarà energeticamente efficiente il 24% degli immobili in vendita
Nel 2025 il 24% degli immobili in vendita e il 21% del patrimonio immobiliare italiano sarà energeticamente
efficiente. Dal punto di vista energetico il 52% delle nostre case si troverà almeno in una condizione adeguata, avendo magari subito riconversioni,
profondi mutamenti strutturali o sostanziali riqualificazioni, anche ambientali e d’uso. Secondo un’analisi condotta
da Immobiliare.it (http://www.immobiliare.it) in occasione
del suo decimo anno di attività, è già in essere una mutazione genetica del “sistema-casa”, tanto per gli aspetti
economici, quanto per l’architettura e il valore simbolico dell’abitazione
nella società. La ripresa del mercato immobiliare, e il miglioramento
dell’offerta, partiranno proprio da qui.
L’indagine è stata svolta dall’Ufficio
Studi del portale immobiliare, primo in Italia per numero di annunci, utenti e
clienti: è stato analizzato l’andamento
del settore dal 2005 a oggi, con proiezioni e stime circa l’evoluzione della situazione tra un
decennio, nel 2025.
Il periodo 2005-2015 è stato
contraddistinto da una progressiva e per certi versi drammatica contrazione delle compravendite
(passate da 858.000 a circa 500.000), da un calo generalizzato dei prezzi e, soprattutto, da una perdita di valore degli immobili (stimabile
attorno al -40%). Questa concomitanza di fattori ha contribuito alla riduzione del
ritorno sull’investimento, passato dal 6,5% del 2005 all’attuale 2,5%, e ha reso
gli italiani più consapevoli che il
valore di un immobile non è sempre destinato ad aumentare. Le case
invecchiano e la qualità della vita al loro interno, in mancanza di interventi
strutturali, peggiorerà. Che il deterioramento del patrimonio immobiliare
italiano sia un problema è un dato di fatto: il 47% degli immobili residenziali
ha oltre quarant’anni e appena il 7% ne ha meno di dieci.
Cercare
casa: cosa è cambiato
Il decennio appena trascorso è
stato contraddistinto dal boom della
ricerca sul web, che ha fornito maggiori opportunità e più trasparenza. Nel
2005 solo il 9% delle ricerche di una casa avveniva sul web, oggi siamo già al
63% e, secondo le stime di Immobiliare.it, nel
2025 la percentuale arriverà all’80%.
Dal 2005 a oggi si è assistito a un
mutamento significativo della domanda di immobili residenziali, a partire dalla
tipologia contrattuale: mentre nel 2005
il 71% di chi cercava casa puntava all’acquisto, questa percentuale è scesa
oggi al 58%; in prospettiva, nel 2025 quello tra immobili in affitto e immobili
in vendita si trasformerà in un vero e proprio testa a testa (44% vs. 49%).
Nei prossimi anni assisteremo all’avvicinamento della situazione
italiana a quella di altri Paesi europei, come la Germania, dove i cittadini
tendono a preferire la locazione.
«A determinare questo cambiamento
- dichiara Carlo Giordano,
Amministratore Delegato di Immobiliare.it - contribuiranno una sempre maggiore mobilità del lavoro, la difficoltà
nel disporre di un capitale iniziale per investire nel mattone e un diverso
modo di percepire la casa in cui si vive. Emergeranno nuove forme di coabitazione con modalità molto simili alla
condivisione di auto e oggetti, già in essere in questi anni.»
Riqualificare come chiave di volta della ripresa
Se pensiamo che, nel 2015, solo il 33% degli immobili residenziali in
vendita può vantare un adeguato status energetico (classi A, B, C, D), è
evidente come questo dato sia un ostacolo per la ripresa del mercato
immobiliare: gli immobili energivori sono quelli meno appetibili e nei prossimi
diventeranno sempre più difficili da vendere; gli immobili efficienti hanno già oggi tempi di vendita più brevi (-18%
rispetto a immobili oltre la classe D) e valori di mercato maggiori (+12%
del prezzo richiesto).
Mentre l’Unione Europea ha richiesto a tutti
i Paesi membri di impegnarsi a realizzare, entro il 2020, solo edifici a energia quasi zero (NZEB, Near Zero
Energy Buildings), sugli edifici già esistenti riqualificare diventerà un
imperativo categorico: da un lato per dare
nuovi impulsi al mercato delle compravendite, dall’altro per offrire
opportunità lavorative al comparto dell’edilizia. Senza contare che il
miglioramento degli immobili già esistenti in quartieri in cui è presente una
rete di servizi pubblici (strade, mezzi pubblici, ospedali, scuole…) evita la
creazione di cattedrali nel deserto, e di ingigantire il cosiddetto “sprawl”, la dispersione urbana.
«Fenomeno nato negli anni
Settanta e che ha caratterizzato fino agli inizi degli anni Duemila la scelta
preferenziale degli italiani – spiega l’architetto Giovanni La Varra
dello studio Barreca&La Varra
e docente presso l’Università di Udine –
la disordinata crescita delle periferie delle grandi città ha lasciato un
enorme patrimonio dismesso alle frange delle metropoli. In aggiunta alla crisi
dell’edilizia mista (casa-lavoro) e ai borghi in abbandono, un terzo
dell’Italia si sta svuotando e assistiamo al ritorno degli abitanti dentro le
città più grandi.»
La ricerca di una casa
nel 2025
Cambia la città, cambia anche l’acquirente: preparato ed esigente per
quanto riguarda le tecnologie della casa – che deve essere connessa,
contraddistinta dalla domotica e sempre più funzionale a chi passa poco tempo fra
le mura domestiche – ma spesso disorientato e ingenuo per elementi fondamentali
come l’esposizione o la luminosità dell’abitazione: compra la casa senza
interrogarsi sulla tipologia di immobile davvero più idonea alle proprie
esigenze o senza chiedere dov’è il Nord.
Nell’impossibilità di definire un unico modello di abitazione che
tutti gli italiani vorranno comprare nei prossimi anni, quel che è certo è che
il mercato immobiliare ruoterà attorno alla sostituzione: con la progressiva contrazione delle vendite per
investimento, gli italiani che acquisteranno casa lo
faranno al fine di sostituire
la propria abitazione con una migliore, perché più grande, più luminosa,
meglio posizionata o più efficiente dal punto di vista energetico.
«La sfida della ripresa del
settore – conclude Giordano – sta proprio nell’offrire una risposta a
questa nuova domanda abitativa, migliorando gli edifici già esistenti
(cambiando, se necessario, anche la destinazione d’uso) e ripartendo ex novo
laddove non ci siano gli elementi per poter ristrutturare al meglio edifici
poco funzionali.»
Il Cloud non esiste vince #Facilehack: il primo hackathon dedicato all’innovazione tecnologica nel mondo delle assicurazioni
Il team Il Cloud non esiste,
composto da Marcellino Sanchez Franchini, Valerio Bozzolan,
Alexander Gustamante, Fabio Bottan, Cesare De Cal ed Edoardo De Cal
(quest’ultimo appena quindicenne), ha vinto #FacileHack (http://www.facile.it),
il primo hackathon dedicato all’innovazione tecnologica nel mondo delle
assicurazioni svoltosi a Milano sabato 14 e domenica 15 novembre.
L’idea che ha portato i cinque
componenti del team alla vittoria è stata quella di integrare nella app e sul
sito mobile di Facile.it una funzione di ricerca geo-localizzata dei prezzi del
carburante che, partendo dal luogo dove si trova il device mobile da cui si
effettua la richiesta, restituisca all’utente un quadro chiaro e preciso delle
aree di servizio più convenienti rispetto alla propria posizione.
Parte integrante del progetto è stato
anche l’utilizzo del meccanismo di gamification;
usando la app in maniera frequente, oppure segnalando errori o informazioni
aggiuntive utili per gli altri automobilisti, si guadagnano punti che possono poi essere
convertiti in sconti per comprare i servizi comparati su Facile.it e offrendo quindi un ulteriore beneficio
economico agli utenti.
«L’idea ha vinto – ha dichiarato Mauro Giacobbe, Amministratore Delegato di Facile.it – perché è attinente al nostro target, perché
lavora nella direzione della frequenza di utilizzo del sito e perché cavalca la
migrazione di device dal desktop al mobile. Abbiamo molto apprezzato il fatto
che i vincitori siano stati estremamente concreti nella realizzazione del
progetto; hanno trovato una fonte dati autorevole per i prezzi aggiornati e in
meno di 24 ore la hanno saputa integrare nel sito e programmare per farci
vedere il servizio realmente funzionante.»
A #FacileHack,
prima maratona di programmazione organizzata dal comparatore leader del mercato
italiano, hanno preso parte circa ottanta partecipanti fra web developer,
creativi e marketing specialist provenienti da diverse parti d’Italia.
martedì 3 novembre 2015
Ristrutturare in Italia: per un appartamento di 70 metri quadri si spendono 34.000 euro
La conferma dei bonus fiscali per ristrutturare e
migliorare l’efficienza energetica degli immobili rivela l’importanza di questo
tipo di interventi per il patrimonio immobiliare italiano. Ma quanto costa
ristrutturare un immobile? Alla domanda hanno risposto i portali ProntoPro.it (http://www.prontopro.it), startup che mette
in contatto domanda e offerta di lavoro professionale e artigiano, e Immobiliare.it (http://www.immobiliare.it), sito di
annunci leader in Italia. Secondo l’analisi, il costo medio di un intervento su un appartamento tipo equivale a 34.000 euro.
Lo studio è stato condotto prendendo come esempio un
bilocale di 70 metri quadrati – nei venti capoluoghi di regione - posto al
primo piano di uno stabile in area semi-centrale, per il quale fosse necessario
procedere a demolizione, rimozione e costruzione dei tramezzi, intonaci e
rasature, pavimenti e rivestimenti, opere da imbianchino, opere da idraulico,
impianto di riscaldamento, impianto elettrico, assistenze murarie, condizionamento
dell’aria, infissi e fornitura materiali. ProntoPro.it
ha analizzato i preventivi disponibili sul portale, arricchendo il campione
con ulteriori interviste, e ha costruito la mappa italiana dei costi delle
ristrutturazioni.
Se a livello nazionale il prezzo medio di un immobile come quello considerato è pari a 133.500 euro, analizzando le cifre
richieste nei venti capoluoghi emerge che Roma
è la città più cara in cui comprare un immobile da ristrutturare (235.750
euro), ma anche quella in cui i lavori costano di più, dato che la spesa media
è pari a 38.900 euro.
Milano arriva seconda, sia per
i prezzi richiesti, qui mediamente pari a 226.650 euro, sia per le spese da
sostenere per la ristrutturazione, che hanno registrato una media di 37.500 euro.
Benché nell’ultimo Osservatorio di Immobiliare.it Firenze fosse stata eletta città più cara d’Italia per i suoi
immobili, le cose cambiano quando si isolano quelli da ristrutturare: il
capoluogo toscano si piazza terzo in classifica, con una media pari a 214.000
euro. Per ciò che, invece, riguarda il costo delle ristrutturazioni, la terza
città più cara è Trento: qui mettere
mano a un immobile tipo costa in media 35.850 euro.
Di contro, è emerso che il capoluogo di regione in cui
costa meno ristrutturare è Catanzaro,
dove la media si è fermata a 28.850 euro. Sono tutte città del Sud quelle che
occupano il podio della convenienza: al secondo posto si è classificata Palermo, dove nel complesso i lavori
arrivano a costare mediamente 29.700 euro; terza è Campobasso, in cui chi vuole ristrutturare un appartamento deve
mettere in conto 30.050 euro.
«Con la proroga
dei bonus per le ristrutturazioni anche per il 2016, il business dei lavori in
casa potrà contare su un bacino di utenza ampio e variegato - dichiara Marco Ogliengo, CEO di Prontopro.it – a cui professionisti e artigiani dovranno rispondere in modo sempre più
veloce ed efficace. In questo senso, il web è un luogo di scambio irrinunciabile
dove far conoscere la propria offerta».
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