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giovedì 12 agosto 2021

Oltre 1.000 trentini fuorisede tornati a casa grazie allo smart working

 


Smart e remote working sono stati per molti un’occasione per riorganizzare la propria vita, anche da un punto di vista abitativo, e tra le categorie che più hanno beneficiato di questa opportunità c’è quella dei lavoratori fuori sede; secondo l’indagine* commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat, nell’ultimo anno sono oltre 1.000 i lavoratori trentini fuorisede che, grazie alla possibilità di sfruttare i vantaggi dello smart working hanno scelto di tornare a casa senza per questo dover rinunciare al proprio impiego.

A livello nazionale, si legge ancora nell’indagine, a prendere la decisione di trasferirsi dal luogo in cui ha sede l’azienda per cui si lavora ha interessato addirittura il 20% dei fuorisede, vale a dire 400.000 individui.

Il 75% di loro ha scelto di tornare a vivere nel luogo di origine, mentre il 25% ha preferito trasferirsi in un’altra città, diversa sia da quella in cui è nato sia da quella dove ha sede l’azienda per cui lavora.

In Trentino-Alto Adige crescono le attivazioni di linee internet

Uno dei primi indicatori del rientro in pianta stabile - o semi stabile - in regione è la richiesta di linee ADSL e connessioni ad alta velocità (indispensabili per lo smart working). Anche in questo caso, secondo le rilevazioni di Facile.it, il Trentino-Alto Adige fa registrare notevoli incrementi che, fra marzo 2020 e gennaio 2021, si sono attestati al 3,8%.

Tenore di vita più alto

Uno degli elementi che ha spinto i fuorisede a cambiare città è quello economico. Se è vero che la retribuzione media degli “smart workers di ritorno” è pari a 1.840 euro, per uno su tre lo stipendio mensile è inferiore ai 1.500 euro. Cambiare città mantenendo lo stesso lavoro ha permesso quindi a molti di migliorare il proprio tenore di vita; il 28,1% ha dichiarato che la ragione principale per cui ha deciso di rimanere a lavorare da remoto è perché, pur percependo lo stesso stipendio, può permettersi cose che prima da lavoratore fuori sede non poteva.  

Analizzando le intenzioni per il futuro, sei smart workers di ritorno su dieci hanno dichiarato di non avere intenzione di tornare a fare i fuorisede con casa in affitto e di voler continuare a lavorare da remoto, dalla propria città di origine o da quella in cui si sono trasferiti dopo il lockdown.



 

*Nota metodologica: indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat dal 15 al 19 luglio attraverso n.6.537 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale, di cui, grazie a sovra-campionamento n. 408 lavoratori fuorisede in affitto in epoca pre-Covid 19 e n. 242 individui che si siano successivamente trasferiti grazie allo smart working.

L’analisi sui contratti di fornitura Internet casa è stata realizzata su un campione di circa 100.000 contratti raccolti da Facile.it tra aprile 2019 e gennaio 2021.

 

Oltre 1.000 marchigiani fuorisede tornati a casa grazie allo smart working

 


Smart e remote working sono stati per molti un’occasione per riorganizzare la propria vita, anche da un punto di vista abitativo, e tra le categorie che più hanno beneficiato di questa opportunità c’è quella dei lavoratori fuori sede; secondo l’indagine* commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat, nell’ultimo anno sono oltre 1.000 i lavoratori marchigiani fuorisede che, grazie alla possibilità di sfruttare i vantaggi dello smart working hanno scelto di tornare a casa senza per questo dover rinunciare al proprio impiego.

A livello nazionale, si legge ancora nell’indagine, a prendere la decisione di trasferirsi dal luogo in cui ha sede l’azienda per cui si lavora ha interessato addirittura il 20% dei fuorisede, vale a dire 400.000 individui.

Il 75% di loro ha scelto di tornare a vivere nel luogo di origine, mentre il 25% ha preferito trasferirsi in un’altra città, diversa sia da quella in cui è nato sia da quella dove ha sede l’azienda per cui lavora.

Nelle Marche crescono le attivazioni di linee internet

Uno dei primi indicatori del rientro in pianta stabile - o semi stabile - in regione è la richiesta di linee ADSL e connessioni ad alta velocità (indispensabili per lo smart working). Anche in questo caso, secondo le rilevazioni di Facile.it, le Marche fanno registrare notevoli incrementi che, fra marzo 2020 e gennaio 2021, si sono attestati al 7,1%.

Tenore di vita più alto

Uno degli elementi che ha spinto i fuorisede a cambiare città è quello economico. Se è vero che la retribuzione media degli “smart workers di ritorno” è pari a 1.840 euro, per uno su tre lo stipendio mensile è inferiore ai 1.500 euro. Cambiare città mantenendo lo stesso lavoro ha permesso quindi a molti di migliorare il proprio tenore di vita; il 28,1% ha dichiarato che la ragione principale per cui ha deciso di rimanere a lavorare da remoto è perché, pur percependo lo stesso stipendio, può permettersi cose che prima da lavoratore fuori sede non poteva.  

Analizzando le intenzioni per il futuro, sei smart workers di ritorno su dieci hanno dichiarato di non avere intenzione di tornare a fare i fuorisede con casa in affitto e di voler continuare a lavorare da remoto, dalla propria città di origine o da quella in cui si sono trasferiti dopo il lockdown.



 

*Nota metodologica: indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat dal 15 al 19 luglio attraverso n.6.537 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale, di cui, grazie a sovra-campionamento n. 408 lavoratori fuorisede in affitto in epoca pre-Covid 19 e n. 242 individui che si siano successivamente trasferiti grazie allo smart working.

L’analisi sui contratti di fornitura Internet casa è stata realizzata su un campione di circa 100.000 contratti raccolti da Facile.it tra aprile 2019 e gennaio 2021.

mercoledì 11 agosto 2021

Oltre 17.000 lavoratori fuorisede tornati a casa grazie allo smart working

 


Smart e remote working sono stati per molti un’occasione per riorganizzare la propria vita, anche da un punto di vista abitativo, e tra le categorie che più hanno beneficiato di questa opportunità c’è quella dei lavoratori fuori sede; secondo l’indagine* commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat, nell’ultimo anno sono oltre 17.000 i lavoratori friulani fuorisede che, grazie alla possibilità di sfruttare i vantaggi dello smart working, hanno scelto di tornare a casa senza per questo dover rinunciare al proprio impiego.

Tenore di vita più alto

Uno degli elementi che ha spinto i fuorisede a cambiare città è quello economico. Se è vero che la retribuzione media degli “smart workers di ritorno” è pari a 1.840 euro, per uno su tre lo stipendio mensile è inferiore ai 1.500 euro. Cambiare città mantenendo lo stesso lavoro ha permesso quindi a molti di migliorare il proprio tenore di vita; il 28,1% di chi, a livello nazionale, ha scelto di cambiare città per svolgere lo smart working ha dichiarato che la ragione principale per cui ha deciso di rimanere a lavorare da remoto è perché, pur percependo lo stesso stipendio, può permettersi cose che prima da lavoratore fuori sede non poteva. 

Analizzando le intenzioni per il futuro, sei smart workers di ritorno su dieci hanno dichiarato di non avere intenzione di tornare a fare i fuorisede con casa in affitto e di voler continuare a lavorare da remoto, dalla propria città di origine o da quella in cui si sono trasferiti dopo il lockdown.

In Friuli-Venezia Giulia crescono le attivazioni di linee internet per lo smart working

Uno dei primi indicatori del rientro in pianta stabile - o semi stabile - in regione è la richiesta di linee ADSL e connessioni ad alta velocità (indispensabili per lo smart working). Anche in questo caso in Friuli-Venezia Giulia si sono registrati notevoli incrementi che, fra marzo 2020 e gennaio 2021, si sono attestati al +4,1% che va a sommarsi al +5,95% successivo al primo lockdown.


 

 

*Nota metodologica: indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat dal 15 al 19 luglio attraverso n.6.537 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale, di cui, grazie a sovra-campionamento n. 408 lavoratori fuorisede in affitto in epoca pre-Covid 19 e n. 242 individui che si siano successivamente trasferiti grazie allo smart working.

L’osservatorio Facile.it – Mutui è stato realizzato su un campione di oltre 100.000 richieste di mutuo raccolte nel primo semestre 2020 e 2021.

L’analisi sui contratti di fornitura Internet casa è stata realizzata su un campione di circa 100.000 contratti raccolti da Facile.it tra aprile 2019 e gennaio 2021.

martedì 10 agosto 2021

Oltre 30.000 siciliani fuorisede tornati a casa grazie allo smart working

 


Smart e remote working sono stati per molti un’occasione per riorganizzare la propria vita, anche da un punto di vista abitativo, e tra le categorie che più hanno beneficiato di questa opportunità c’è quella dei lavoratori fuori sede; secondo l’indagine* commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat, nell’ultimo anno sono oltre 30.000 i lavoratori siciliani fuorisede che, grazie alla possibilità di sfruttare i vantaggi dello smart working, hanno scelto di tornare a casa senza per questo dover rinunciare al proprio impiego.

Tenore di vita più alto

Uno degli elementi che ha spinto i fuorisede a cambiare città è quello economico. Se è vero che la retribuzione media degli “smart workers di ritorno” è pari a 1.840 euro, per uno su tre lo stipendio mensile è inferiore ai 1.500 euro. Cambiare città mantenendo lo stesso lavoro ha permesso quindi a molti di migliorare il proprio tenore di vita; il 28,1% di chi, a livello nazionale, ha scelto di cambiare città per svolgere lo smart working ha dichiarato che la ragione principale per cui ha deciso di rimanere a lavorare da remoto è perché, pur percependo lo stesso stipendio, può permettersi cose che prima da lavoratore fuori sede non poteva. 

Analizzando le intenzioni per il futuro, sei smart workers di ritorno su dieci hanno dichiarato di non avere intenzione di tornare a fare i fuorisede con casa in affitto e di voler continuare a lavorare da remoto, dalla propria città di origine o da quella in cui si sono trasferiti dopo il lockdown.

In alcune aree della Sicilia crescono le attivazioni di linee internet per lo smart working

Uno dei primi indicatori del rientro in pianta stabile - o semi stabile - in regione è la richiesta di linee ADSL e connessioni ad alta velocità (indispensabili per lo smart working). Anche in questo caso alcune aree della Sicilia hanno fatto registrare notevoli incrementi che, fra marzo 2020 e gennaio 2021, si sono attestati al +11% per Palermo, al +10% per Messina e al +8% per Ragusa.

Sicilia seconda in Italia per il saldo fra ingressi ed uscite

Guardando al fenomeno degli “smart workers di ritorno” emerge chiaramente come questo abbia assunto connotati diversi a seconda dell’area geografica. Alcune regioni, soprattutto nel Meridione, hanno visto rientrare lavoratori in misura maggiore rispetto a quelli che sono usciti: la Sicilia è al secondo posto in questa classifica (+27%), dietro alla Sardegna (+40%) e davanti alla Calabria (+21%).

Di contro, le regioni con città più popolose da un punto di vista demografico e lavorativo, hanno avuto un bilancio negativo, vale a dire che il numero di smart workers che hanno lasciato la regione è superiore a quello di coloro che vi hanno fatto ritorno: ad esempio Lombardia (-2%), Piemonte (-10%) e Lazio (-20%).


 

 

*Nota metodologica: indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat dal 15 al 19 luglio attraverso n.6.537 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale, di cui, grazie a sovra-campionamento n. 408 lavoratori fuorisede in affitto in epoca pre-Covid 19 e n. 242 individui che si siano successivamente trasferiti grazie allo smart working.

L’osservatorio Facile.it – Mutui è stato realizzato su un campione di oltre 100.000 richieste di mutuo raccolte nel primo semestre 2020 e 2021.

L’analisi sui contratti di fornitura Internet casa è stata realizzata su un campione di circa 100.000 contratti raccolti da Facile.it tra aprile 2019 e gennaio 2021.

lunedì 9 agosto 2021

17.000 pugliesi fuorisede tornati a casa grazie allo smart working



Smart e remote working sono stati per molti un’occasione per riorganizzare la propria vita, anche da un punto di vista abitativo, e tra le categorie che più hanno beneficiato di questa opportunità c’è quella dei lavoratori fuori sede; secondo l’indagine* commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat, nell’ultimo anno sono circa 17.000 i lavoratori pugliesi fuorisede che, grazie alla possibilità di sfruttare i vantaggi dello smart working hanno scelto di tornare a casa senza per questo dover rinunciare al proprio impiego.

A livello nazionale, si legge ancora nell’indagine, a prendere la decisione di trasferirsi dal luogo in cui ha sede l’azienda per cui si lavora ha interessato addirittura il 20% dei fuorisede, vale a dire 400.000 individui.

Il 75% di loro ha scelto di tornare a vivere nel luogo di origine, mentre il 25% ha preferito trasferirsi in un’altra città, diversa sia da quella in cui è nato sia da quella dove ha sede l’azienda per cui lavora.

Tenore di vita più alto

Uno degli elementi che ha spinto i fuorisede a cambiare città è quello economico. Se è vero che la retribuzione media degli “smart workers di ritorno” è pari a 1.840 euro, per uno su tre lo stipendio mensile è inferiore ai 1.500 euro. Cambiare città mantenendo lo stesso lavoro ha permesso quindi a molti di migliorare il proprio tenore di vita; il 28,1% ha dichiarato che la ragione principale per cui ha deciso di rimanere a lavorare da remoto è perché, pur percependo lo stesso stipendio, può permettersi cose che prima da lavoratore fuori sede non poteva. 

Da notare, però, che la prima ragione per cui si è scelto di lavorare da un’altra città (42,1%) è la volontà di trovare un ritmo di vita più a misura d’uomo, qualunque cosa questo voglia dire.

Analizzando le intenzioni per il futuro, sei smart workers di ritorno su dieci hanno dichiarato di non avere intenzione di tornare a fare i fuorisede con casa in affitto e di voler continuare a lavorare da remoto, dalla propria città di origine o da quella in cui si sono trasferiti dopo il lockdown.

In Puglia crescono le attivazioni di linee internet ed i mutui nei piccoli comuni

Uno dei primi indicatori del rientro in pianta stabile - o semi stabile - in regione è la richiesta di linee ADSL e connessioni ad alta velocità (indispensabili per lo smart working). Anche in questo caso la Puglia fa registrare notevoli incrementi che, fra marzo 2020 e gennaio 2021, si sono attestati al 4,8%.

Si incominciano anche a vedere i primi segnali di volontà di rientro in maniera definitiva nelle zone di provincia, tanto che il recente osservatorio di Facile.it e Mutui.it ha messo in evidenza come, nel primo semestre 2021, le domande di finanziamento per immobili ubicati in comuni con meno di 250.000 abitanti siano state l’88% del totale di quelle presentate in Puglia, in aumento di circa l’1% rispetto al 2020 Insomma, non si compra solo nelle grandi città, e poco per volta lo smart working potrebbe contribuire a ripopolare anche i piccoli centri.

 


*Nota metodologica: indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat dal 15 al 19 luglio attraverso n.6.537 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale, di cui, grazie a sovra-campionamento n. 408 lavoratori fuorisede in affitto in epoca pre-Covid 19 e n. 242 individui che si siano successivamente trasferiti grazie allo smart working.

L’osservatorio Facile.it – Mutui è stato realizzato su un campione di oltre 100.000 richieste di mutuo raccolte nel primo semestre 2017 e 2021.

L’analisi sui contratti di fornitura Internet casa è stata realizzata su un campione di circa 100.000 contratti raccolti da Facile.it tra aprile 2019 e gennaio 2021

Quasi 9.000 sardi fuorisede tornati a casa grazie allo smart working

 


Smart e remote working sono stati per molti un’occasione per riorganizzare la propria vita, anche da un punto di vista abitativo, e tra le categorie che più hanno beneficiato di questa opportunità c’è quella dei lavoratori fuori sede; secondo l’indagine* commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat, nell’ultimo anno sono quasi 9.000 i lavoratori sardi fuorisede che, grazie alla possibilità di sfruttare i vantaggi dello smart working, hanno scelto di tornare a casa senza per questo dover rinunciare al proprio impiego.

A livello nazionale, si legge ancora nell’indagine, a prendere la decisione di trasferirsi dal luogo in cui ha sede l’azienda per cui si lavora ha interessato addirittura il 20% dei fuorisede, vale a dire 400.000 individui.

Il 75% di loro ha scelto di tornare a vivere nel luogo di origine, mentre il 25% ha preferito trasferirsi in un’altra città, diversa sia da quella in cui è nato sia da quella dove ha sede l’azienda per cui lavora.

Tenore di vita più alto

Uno degli elementi che ha spinto i fuorisede a cambiare città è quello economico. Se è vero che la retribuzione media degli “smart workers di ritorno” è pari a 1.840 euro, per uno su tre lo stipendio mensile è inferiore ai 1.500 euro. Cambiare città mantenendo lo stesso lavoro ha permesso quindi a molti di migliorare il proprio tenore di vita; il 28,1% ha dichiarato che la ragione principale per cui ha deciso di rimanere a lavorare da remoto è perché, pur percependo lo stesso stipendio, può permettersi cose che prima da lavoratore fuori sede non poteva. 

Analizzando le intenzioni per il futuro, sei smart workers di ritorno su dieci hanno dichiarato di non avere intenzione di tornare a fare i fuorisede con casa in affitto e di voler continuare a lavorare da remoto, dalla propria città di origine o da quella in cui si sono trasferiti dopo il lockdown.

In Sardegna crescono le attivazioni di linee internet ed i mutui nei piccoli comuni

Uno dei primi indicatori del rientro in pianta stabile - o semi stabile - in regione è la richiesta di linee ADSL e connessioni ad alta velocità (indispensabili per lo smart working). Anche in questo caso la Sardegna fa registrare notevoli incrementi che, fra marzo 2020 e gennaio 2021, si sono attestati al 15,9%, il dato più alto registrato in Italia.

Un altro dato molto interessante, e altrettanto indicativo della volontà di rientro in maniera definitiva nelle zone di origine, arriva dalla distribuzione delle richieste di mutuo per l’acquisto della casa. Se si confrontano i dati del primo semestre 2021 con quelli dello stesso periodo 2020, si vede che la percentuale di mutui richiesti in zone come il medio campidano o l’iglesiente siano cresciuti notevolmente (rispettivamente passati dall’1,82% al 3,42% del totale richieste mutui della regione e dal 3,86% al 5,82%). Insomma, non si compra solo nelle grandi città, e poco per volta lo smart working potrebbe contribuire a ripopolare anche i piccoli centri.

Sardegna prima in Italia anche per il saldo fra ingressi ed uscite

Guardando al fenomeno degli “smart workers di ritorno” emerge chiaramente come questo abbia assunto connotati diversi a seconda dell’area geografica. Alcune regioni, soprattutto nel Meridione, hanno visto rientrare lavoratori in misura maggiore rispetto a quelli che sono usciti: è ancora una volta la Sardegna ad essere prima in questa classifica (+40%), davanti alla Sicilia (+27%) e alla Calabria (+21%).

Di contro, le regioni con città più popolose da un punto di vista demografico e lavorativo, hanno avuto un bilancio negativo, vale a dire che il numero di smart workers che hanno lasciato la regione è superiore a quello di coloro che vi hanno fatto ritorno: ad esempio Lombardia (-2%), Piemonte (-10%) e Lazio (-20%).



 

*Nota metodologica: indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat dal 15 al 19 luglio attraverso n.6.537 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale, di cui, grazie a sovra-campionamento n. 408 lavoratori fuorisede in affitto in epoca pre-Covid 19 e n. 242 individui che si siano successivamente trasferiti grazie allo smart working.

L’osservatorio Facile.it – Mutui è stato realizzato su un campione di oltre 100.000 richieste di mutuo raccolte nel primo semestre 2017 e 2021.

L’analisi sui contratti di fornitura Internet casa è stata realizzata su un campione di circa 100.000 contratti raccolti da Facile.it tra aprile 2019 e gennaio 2021.

 

 

 

Quasi 21.000 emiliano-romagnoli fuorisede tornati a casa grazie allo smart working

 


Smart e remote working sono stati per molti un’occasione per riorganizzare la propria vita, anche da un punto di vista abitativo, e tra le categorie che più hanno beneficiato di questa opportunità c’è quella dei lavoratori fuori sede; secondo l’indagine* commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat, nell’ultimo anno sono quasi 21.000 i lavoratori dell’Emilia-Romagna fuorisede che, grazie alla possibilità di sfruttare i vantaggi dello smart working hanno scelto di tornare a casa senza per questo dover rinunciare al proprio impiego.

A livello nazionale, si legge ancora nell’indagine, a prendere la decisione di trasferirsi dal luogo in cui ha sede l’azienda per cui si lavora ha interessato addirittura il 20% dei fuorisede, vale a dire 400.000 individui.

Il 75% di loro ha scelto di tornare a vivere nel luogo di origine, mentre il 25% ha preferito trasferirsi in un’altra città, diversa sia da quella in cui è nato sia da quella dove ha sede l’azienda per cui lavora.

Tenore di vita più alto

Uno degli elementi che ha spinto i fuorisede a cambiare città è quello economico. Se è vero che la retribuzione media degli “smart workers di ritorno” è pari a 1.840 euro, per uno su tre lo stipendio mensile è inferiore ai 1.500 euro. Cambiare città mantenendo lo stesso lavoro ha permesso quindi a molti di migliorare il proprio tenore di vita; il 28,1% ha dichiarato che la ragione principale per cui ha deciso di rimanere a lavorare da remoto è perché, pur percependo lo stesso stipendio, può permettersi cose che prima da lavoratore fuori sede non poteva. 

Da notare, però, che la prima ragione per cui si è scelto di lavorare da un’altra città (42,1%) è la volontà di trovare un ritmo di vita più a misura d’uomo, qualunque cosa questo voglia dire.

Analizzando le intenzioni per il futuro, sei smart workers di ritorno su dieci hanno dichiarato di non avere intenzione di tornare a fare i fuorisede con casa in affitto e di voler continuare a lavorare da remoto, dalla propria città di origine o da quella in cui si sono trasferiti dopo il lockdown.

In Emilia-Romagna crescono le attivazioni di linee internet ed i mutui nei piccoli comuni

Uno dei primi indicatori del rientro in pianta stabile - o semi stabile - in regione è la richiesta di linee ADSL e connessioni ad alta velocità (indispensabili per lo smart working). Anche in questo caso l’Emilia-Romagna fa registrare un incremento che, fra marzo 2020 e gennaio 2021, si è attestato al 2,1%.

Si incominciano anche a vedere i primi segnali di volontà di rientro in maniera definitiva nelle zone di provincia, tanto che il recente osservatorio di Facile.it e Mutui.it ha messo in evidenza come, nel primo semestre 2021, le domande di finanziamento per immobili ubicati in comuni con meno di 250.000 abitanti siano state l’84,9% del totale di quelle presentate in Emilia-Romagna, in aumento dell’1,6% rispetto al 2020.

Insomma, non si compra solo nelle grandi città, e poco per volta lo smart working potrebbe contribuire a ripopolare anche i piccoli centri.

 

*Nota metodologica: indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat dal 15 al 19 luglio attraverso n.6.537 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale, di cui, grazie a sovra-campionamento n. 408 lavoratori fuorisede in affitto in epoca pre-Covid 19 e n. 242 individui che si siano successivamente trasferiti grazie allo smart working.

L’osservatorio Facile.it – Mutui è stato realizzato su un campione di oltre 100.000 richieste di mutuo raccolte nel primo semestre 2020 e 2021.

L’analisi sui contratti di fornitura Internet casa è stata realizzata su un campione di circa 100.000 contratti raccolti da Facile.it tra aprile 2019 e gennaio 2021.

 

Oltre 1.000 lucani fuorisede tornati a casa grazie allo smart working

 


Smart e remote working sono stati per molti un’occasione per riorganizzare la propria vita, anche da un punto di vista abitativo, e tra le categorie che più hanno beneficiato di questa opportunità c’è quella dei lavoratori fuori sede; secondo l’indagine* commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat, nell’ultimo anno sono oltre 1.000 i lavoratori lucani fuorisede che, grazie alla possibilità di sfruttare i vantaggi dello smart working hanno scelto di tornare a casa senza per questo dover rinunciare al proprio impiego.

A livello nazionale, si legge ancora nell’indagine, a prendere la decisione di trasferirsi dal luogo in cui ha sede l’azienda per cui si lavora ha interessato addirittura il 20% dei fuorisede, vale a dire 400.000 individui.

Il 75% di loro ha scelto di tornare a vivere nel luogo di origine, mentre il 25% ha preferito trasferirsi in un’altra città, diversa sia da quella in cui è nato sia da quella dove ha sede l’azienda per cui lavora.

Tenore di vita più alto

Uno degli elementi che ha spinto i fuorisede a cambiare città è quello economico. Se è vero che la retribuzione media degli “smart workers di ritorno” è pari a 1.840 euro, per uno su tre lo stipendio mensile è inferiore ai 1.500 euro. Cambiare città mantenendo lo stesso lavoro ha permesso quindi a molti di migliorare il proprio tenore di vita; il 28,1% ha dichiarato che la ragione principale per cui ha deciso di rimanere a lavorare da remoto è perché, pur percependo lo stesso stipendio, può permettersi cose che prima da lavoratore fuori sede non poteva.  

Da notare, però, che la prima ragione per cui si è scelto di lavorare da un’altra città (42,1%) è la volontà di trovare un ritmo di vita più a misura d’uomo, qualunque cosa questo voglia dire.

Analizzando le intenzioni per il futuro, sei smart workers di ritorno su dieci hanno dichiarato di non avere intenzione di tornare a fare i fuorisede con casa in affitto e di voler continuare a lavorare da remoto, dalla propria città di origine o da quella in cui si sono trasferiti dopo il lockdown.

In Basilicata crescono le attivazioni di linee internet ed i mutui nei piccoli comuni

Uno dei primi indicatori del rientro in pianta stabile - o semi stabile - in regione è la richiesta di linee ADSL e connessioni ad alta velocità (indispensabili per lo smart working). Anche in questo caso la Basilicata fa registrare notevoli incrementi che, fra marzo 2020 e gennaio 2021, si sono attestati al 5%.



 

*Nota metodologica: indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat dal 15 al 19 luglio attraverso n.6.537 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale, di cui, grazie a sovra-campionamento n. 408 lavoratori fuorisede in affitto in epoca pre-Covid 19 e n. 242 individui che si siano successivamente trasferiti grazie allo smart working.

L’analisi sui contratti di fornitura Internet casa è stata realizzata su un campione di circa 100.000 contratti raccolti da Facile.it tra aprile 2019 e gennaio 2021.

 

 

 

martedì 27 luglio 2021

Lavoro: 400.000 fuorisede tornati a casa grazie allo smart working

 


Smart e remote working sono stati per molti un’occasione per riorganizzare la propria vita, anche da un punto di vista abitativo, e tra le categorie che più hanno beneficiato di questa opportunità c’è quella dei lavoratori fuori sede; secondo l’indagine* commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat, nell’ultimo anno il 20% dei fuorisede, vale a dire 400.000 individui, hanno approfittato dello smart working per cambiare città.

Il 75% di loro ha scelto di tornare a vivere nel luogo di origine, mentre il 25% ha preferito trasferirsi in un’altra città, diversa sia da quella in cui è nato sia da quella dove ha sede l’azienda per cui lavora.

Le regioni

Guardando al fenomeno degli “smart workers di ritorno” emerge chiaramente come questo abbia assunto connotati diversi a seconda dell’area geografica. Alcune regioni, soprattutto nel Meridione, hanno visto rientrare lavoratori in misura maggiore rispetto a quelli che sono usciti: è il caso della Sardegna (+40%), ma anche della Sicilia (+27%) e della Calabria (+21%).

Di contro, le regioni con città più popolose da un punto di vista demografico e lavorativo, hanno avuto un bilancio negativo, vale a dire che il numero di smart workers che hanno lasciato la regione è superiore a quello di coloro che vi hanno fatto ritorno: ad esempio Lombardia (-2%), Piemonte (-10%) e Lazio (-20%).

Una tendenza emersa dall’indagine svolta per Facile.it è quello dello spostamento dai grandi centri urbani ma non verso le regioni del meridione, bensì verso comuni più piccoli siti all’interno della stessa regione dove ha sede l’azienda per cui è impiegato lo smart worker; fenomeno questo particolarmente evidente in Lombardia e Lazio.

Tenore di vita più alto

Uno degli elementi che ha spinto i fuorisede a cambiare città è quello economico. Se è vero che la retribuzione media degli “smart workers di ritorno” è pari a 1.840 euro, per uno su tre lo stipendio mensile è inferiore ai 1.500 euro. Cambiare città mantenendo lo stesso lavoro ha permesso quindi a molti di migliorare il proprio tenore di vita; il 28,1% ha dichiarato che la ragione principale per cui ha deciso di rimanere a lavorare da remoto è perché, pur percependo lo stesso stipendio, può permettersi cose che prima da lavoratore fuori sede non poteva. 

Da notare, però, che la prima ragione per cui si è scelto di lavorare da un’altra città (42,1%) è la volontà di trovare un ritmo di vita più a misura d’uomo, qualunque cosa questo voglia dire.

Analizzando le intenzioni per il futuro, sei smart workers di ritorno su dieci hanno dichiarato di non avere intenzione di tornare a fare i fuorisede con casa in affitto e di voler continuare a lavorare da remoto, dalla propria città di origine o da quella in cui si sono trasferiti dopo il lockdown.

Crescono i mutui nei piccoli comuni e le attivazioni di linee internet

L’emigrazione dai grandi centri urbani trova conferma anche analizzando l’andamento delle richieste di mutui e delle attivazioni di linee internet casa.

Il recente osservatorio* di Facile.it e Mutui.it ha messo in evidenza come nel primo semestre 2021 le domande di finanziamento per immobili ubicati in comuni con meno di 250.000 abitanti siano state il 77% del totale, in aumento del 7% rispetto al 2017; anche guardando ai contratti* di attivazione o cambio operatore del servizio internet casa emerge come, tra marzo 2020 e gennaio 2021, vi sia stato un boom soprattutto in alcune delle regioni “di rientro”; Sardegna (+15,9%), Calabria (+9,7%), Marche (+7,1%), Puglia (+4,8%).


 

 

*Nota metodologica: indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat dal 15 al 19 luglio attraverso n.6.537 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale, di cui, grazie a sovra-campionamento n. 408 lavoratori fuorisede in affitto in epoca pre-Covid 19 e n. 242 individui che si siano successivamente trasferiti grazie allo smart working.

L’osservatorio Facile.it – Mutui è stato realizzato su un campione di oltre 100.000 richieste di mutuo raccolte nel primo semestre 2017 e 2021.

L’analisi sui contratti di fornitura Internet casa è stata realizzata su un campione di circa 100.000 contratti raccolti da Facile.it tra aprile 2019 e gennaio 2021.

mercoledì 9 giugno 2021

Covid: oltre 30 milioni di persone hanno sviluppato nuove paure

 


Da più di un anno a questa parte conviviamo con il virus, il quale non solo ha avuto conseguenze rilevanti sull’economia del Paese e sulle capacità di spesa delle famiglie, ma ha inciso anche sui comportamenti e sul benessere delle persone tanto che più di 7 individui su 10, pari a oltre 30,7 milioni di italiani, hanno dichiarato di aver sviluppato paure che non avevano prima della pandemia. È questo uno dei dati emersi dall’indagine che Facile.it ha commissionato agli istituti di ricerca mUp Research e Norstat e realizzata su un campione rappresentativo della popolazione nazionale adulta*.

Voglia di uscire, ma paura di assembramenti

Grazie alla campagna vaccinale e al miglioramento della situazione epidemiologica, le restrizioni imposte dal Governo verranno gradualmente allentate e ci sarà la possibilità di spostarsi sempre più liberamente. Analizzando i dati dell’indagine, tuttavia, è emerso che quasi la metà degli italiani (47,1%), vale a dire più di 20,6 milioni di individui, ha ammesso di aver paura degli assembramenti; la percentuale raggiunge addirittura il 67% tra i rispondenti appartenenti alla fascia 65-69 anni.

Tanti, circa 7,8 milioni, coloro che hanno dichiarato di aver paura di incontrare altre persone, sebbene siano amici, familiari o conoscenti; i più timorosi risultano essere i giovani con un’età compresa tra i 18 e i 24 anni (23,2% vs 17,8% nazionale), probabilmente preoccupati dalla possibilità di infettare parenti anziani come i nonni.

Più di 1 italiano su 3 (36,3%, 15,8 milioni), invece, ha ammesso di aver paura di salire sui mezzi pubblici, mentre più di 9 milioni e mezzo di italiani si dichiarano timorosi per quanto riguarda la possibilità di viaggiare tanto che, come certificato da una precedente indagine di Facile.it, dei 6,5 milioni di italiani che non andranno in vacanza, 2 milioni hanno rinunciato proprio a causa della paura del contagio.

Quasi 8 milioni di intervistati (18,2%), infine, hanno paura di andare al ristorante; la percentuale sale fino al 27,4% tra coloro che hanno 55-64 anni, mentre scende all’8,1% fra i giovani appartenenti alla fascia anagrafica 18-24 anni.

Le assicurazioni sottoscritte per la prima volta

Per tutelarsi dalle incognite legate allo scoppio della pandemia, sono molti gli italiani che, nel corso dell’ultimo anno, hanno deciso di stipulare una copertura assicurativa; nello specifico, più di 4 milioni di individui hanno dichiarato di aver sottoscritto o rinnovato una polizza vita e tra questi, oltre 750.000 rispondenti lo hanno fatto per la prima volta in assoluto.

Più di mezzo milione (546.038, 3,1%), invece, gli intervistati che non avevano mai sottoscritto una polizza infortuni/sanitaria/malattia e che l’hanno fatto per la prima volta nel corso dell’ultimo anno; tra i rispondenti con un’età compresa fra i 70 e i 74 anni il valore risulta essere addirittura il doppio (6,8%).

 Pochi meno, vale a dire oltre 520 mila, infine, gli individui che hanno stipulato una copertura assicurativa sanitaria specifica per il Covid.




Nota metodologica: l’indagine è stata svolta tra il 29 aprile ed il 3 maggio 2021 attraverso la somministrazione di n.1.012 interviste CAWI con ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale.

 

 

venerdì 14 maggio 2021

Turismo: 22 milioni di italiani quest’anno faranno le ferie nel Bel paese

 


Quest’anno le ferie saranno nazionali. Sono ben 22 milioni i nostri connazionali che, per le vacanze, hanno scelto di rimanere dentro i confini italiani. A certificare il dato l’indagine commissionata da Facile.it agli istituti di ricerca mUp Research e Norstat e realizzata su un campione rappresentativo della popolazione nazionale*.

Complici la situazione epidemiologica in miglioramento e la campagna di vaccinazione che ha raggiunto un numero sempre più alto di individui, sono in totale 26 milioni i nostri connazionali che già sanno si concederanno una vacanza estiva.

A far loro da contraltare, invece, sono i 6,5 milioni di individui che, spinti dalla paura del virus o dall’impossibilità economica a spendere, faranno le ferie a casa propria. 11,5 milioni, infine, gli indecisi.

Chi parte

Sono più di 4 milioni e mezzo gli italiani che hanno già prenotato le ferie estive e comunque, tra chi preparerà le valigie, l’84,6% rimarrà in Italia. Come da tradizione il 55% farà le ferie ad agosto, mentre il 36% partirà a luglio. Tanti, quasi 5 milioni, sfrutteranno la calma del mese di settembre e più di 4 milioni di italiani faranno le ferie già a giugno.

Più di un terzo dei rispondenti si potrà concedere non più di 7 giorni, ma in media si staccherà con 14 giorni di vacanza, alcune volte anche divisi fra più periodi.

Se lo scorso anno molti dichiaravano avrebbero fatto le ferie in camper o roulotte, la novità dell’estate 2021 - ed è una buona notizia per tutti coloro che vi lavorano - potrebbe essere il boom dei villaggi turistici, nuovamente oggetto di grande attenzione da parte dei villeggianti; sono oltre 3,8 milioni gli intervistati che hanno dichiarato faranno le ferie in quel tipo di struttura.

Al primo posto nelle intenzioni dei vacanzieri, però, rimane la sistemazione in Hotel e B&B (42%), a seguire la casa in affitto per periodi brevi o medi (33,7%), che ha registrato, rispetto allo scorso anno un boom (era il 22,1% nella rilevazione di maggio 2020).

Chi non parte o ancora non ha deciso

Sebbene i numeri siano notevolmente inferiori rispetto a quelli dello scorso anno, va detto che sono tanti anche coloro che quest’anno le vacanze non le faranno affatto; non hanno intenzione di partire circa 6,5 milioni (erano stati oltre 24 milioni a maggio 2020).

A bloccare i propositi vacanzieri sono la paura del contagio (quasi 2 milioni, in particolare fra i residenti al Sud e nelle Isole) e, soprattutto, le difficoltà economiche (3,2 milioni). Poco meno di 1,5 milioni gli individui che hanno dichiarato di aver scelto di non partire per via delle eccessive restrizioni cui sarebbero costretti a sottostare.

Sono 11,5 milioni, invece, coloro che ancora non hanno deciso se partire o meno. Anche in questo caso la ragione principale dell’indecisione è legata alle regole e alle limitazioni; il 50% ha dichiarato che prenderà una decisione solo dopo che verranno stabilite regole certe per il periodo estivo, mentre, come recentemente messo in luce dall’indagine di Facile.it, 4 milioni di italiani hanno detto che cambieranno idea solo se il coprifuoco verrà eliminato. Il 28% dei rispondenti, infine, non sa se riuscirà ad avere soldi sufficienti per pagare una vacanza.

Vacanze, sì… ma dove...e come?

In particolare, guardando a chi rimarrà in Italia, il 63,8% si sposterà in una località al di fuori della propria regione di residenza. Il 13% degli italiani, invece, opterà per una destinazione estera; in questo caso sembrano essere soprattutto i giovani con età compresa tra i 18 e i 24 anni a voler superare i confini nazionali (18%).

Come nel 2020, anche quest’anno il mezzo preferito dagli italiani per raggiungere la destinazione sarà l’auto di proprietà; 19,3 milioni di individui (il 74,7% dei vacanzieri) si sposteranno con questo veicolo. Ma la quota di mezzi in movimento sulle strade italiane sarà ancora più alta se si aggiungono i circa 1,7 milioni di vacanzieri che useranno auto a noleggio, autobus, camper/roulotte.

Segnali positivi arrivano sul fronte del trasporto aereo. Cresce la percentuale di chi ha dichiarato che quest’anno si sposterà così; il 17% dei vacanzieri, pari a più di 4 milioni di persone (era l’11% nell’indagine effettuata nel 2020).

Buone notizie anche per le isole italiane e, più in generale, il trasporto marittimo; saranno oltre 1 milione e mezzo gli individui che raggiungeranno la propria destinazione vacanziera via nave, più del doppio rispetto a quanto rilevato a maggio 2020.

Questa la fotografia ad oggi, ma interventi come l’ampliamento del bonus vacanze, la decisione sul coprifuoco e sulle regole da seguire per questa estate potrebbero avere un ruolo fondamentale nel determinare quanti italiani si concederanno una vacanza quest’anno.

 


 Nota metodologica: l’indagine è stata svolta tra il 29 aprile ed il 3 maggio 2021 attraverso la somministrazione di n.1.012 interviste CAWI con ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale.