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giovedì 16 marzo 2023

Mutui: in Emilia-Romagna richiesta media in calo del 4,4%

 


Nel secondo semestre del 2022 l’importo medio richiesto in Emilia-Romagna per un mutuo prima casa è sceso a 142.996 euro, valore in calo del 4,4% rispetto allo stesso periodo del 2021. Il dato arriva dall’analisi congiunta realizzata da Facile.it e Mutui.it che ha evidenziato come, per far fronte all’aumento dei tassi di interesse, pur di non rinunciare alla casa gli aspiranti mutuatari emiliano-romagnoli si siano orientati su importi più contenuti. Una tendenza confermata anche dai dati preliminari relativi al 2023, che vedono la domanda media scendere ulteriormente a 139.674 euro.

«La diminuzione graduale degli importi è strettamente legato all’aumento dei tassi di interesse», spiegano gli esperti di Facile.it. «In alcuni casi è l’aspirante mutuatario che prova ad alleggerire la rata mensile, in altri è la banca stessa che, per preservare il rapporto rata/reddito, è costretta a ridimensionare la richiesta».

Il calo dell’importo ha determinato una riduzione dell’LTV, ovvero il rapporto tra valore del mutuo e quello dell’immobile, che in dodici mesi passa dall’84% del secondo semestre 2021 all’80%.

Sono tanti i mutuatari che, avendo firmato negli scorsi anni un finanziamento a tasso variabile, per far fronte agli aumenti cercano nuove soluzioni e questo ha determinato una nuova impennata delle surroghe le quali, secondo l’analisi Facile.it, nei primi due mesi del 2023 hanno rappresentato il 16% del totale domande di finanziamento raccolte in Emilia-Romagna, valore più che raddoppiato (+114%) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

L’andamento provinciale

Analizzando le richieste di mutuo prima casa raccolte nel secondo semestre 2022 su base locale, emergono differenze significative.

Rimini è la provincia dell’Emilia-Romagna dove è stato rilevato l’importo medio più alto (156.027 euro), seguita da Bologna (154.725 euro). Valori inferiori alla media regionale per Ravenna (142.193 euro), Modena (141.050 euro), Parma (138.691 euro) e, staccata di un soffio, Forlì-Cesena (138.005 euro). Chiudono la classifica Piacenza (132.181 euro) e Reggio Emilia (131.889 euro).

Dati interessanti emergono anche se si guarda al tipo di tasso cui vengono indicizzati i finanziamenti emiliano-romagnoli per l’acquisto della prima casa. Se a livello regionale il 64% delle domande totali presentate erano per un tasso variabile/variabile con cap, la tendenza a prediligere questa tipologia di tasso ha riguardato anche le singole province; la percentuale di finanziamenti variabili sul totale delle richieste arriva addirittura al 68% in provincia di Ravenna.

I tassi oggi

Ma quali sono le condizioni di mercato per chi oggi vuole sottoscrivere un mutuo prima casa? Di sicuro meno favorevoli rispetto al passato tanto che, secondo le simulazioni di Facile.it per un finanziamento medio**, i tassi fissi (Taeg) disponibili oggi online partono da circa 3,71% (era 1,64% dodici mesi fa), con una rata mensile superiore di oltre 120 euro rispetto allo scorso anno (ovvero 36mila euro in più di interessi se si considera l’intera durata del finanziamento).

Se si guarda, invece, al variabile, i tassi (Taeg) disponibili online partono da 3,52% (era 0,77% a marzo 2022), con una rata iniziale da 615 euro, circa 156 euro in più rispetto a solamente dodici mesi fa.

«Nella situazione attuale, caratterizzata da un aumento costante dei tassi, scegliere il mutuo “giusto” può essere un’operazione più complessa rispetto al passato», continuano da Facile.it «Non esiste, in assoluto, una soluzione migliore o peggiore in quanto ci sono diversi fattori che incidono sulla decisione finale, come la capacità reddituale, l’età, la propensione al rischio e le caratteristiche stesse dell’immobile oggetto di mutuo; proprio per questo, affidarsi a consulenti esperti che sappiano identificare la soluzione più adatta alle esigenze dell’aspirante mutuatario.».

 

* L’analisi è stata realizzata su un campione di quasi 52.000 richieste di mutuo raccolte in Emilia-Romagna tramite Facile.it e Mutui.it tra luglio 2021 e febbraio 2023.

** Le simulazioni sono state realizzate tenendo in considerazione i tassi disponibili su Facile.it in data 13 marzo 2023 e 21 marzo 2022 considerando un mutuo da 126.000 euro in 25 anni, LTV 70%.

Immagine © PaeGAG

mercoledì 21 luglio 2021

Casa: 4,9 milioni di italiani non hanno pagato le rate condominiali

 


Gli effetti economici della pandemia si sono fatti sentire anche nei conti dei condomìni e, come emerso dall’indagine realizzata per Facile.it da mUp Research e Norstat, quasi 4,9 milioni di italiani hanno dichiarato di non aver pagato una o più rate delle spese condominiali nel periodo compreso tra marzo 2020 a marzo 2021.

Quante rate sono state saltate?

Se a livello nazionale la percentuale di italiani che hanno saltato una o più rate condominiali è pari al 20,1%, l’indagine - realizzata su un campione rappresentativo della popolazione nazionale – ha rilevato come il fenomeno sia stato più frequente nel Centro Italia e, soprattutto, al Sud e nelle Isole, dove coloro che hanno saltato uno o più pagamenti verso il proprio condominio sono stati, rispettivamente, il 21,9% e il 24,8%.

In termini di importo non corrisposto, in media i condòmini morosi non hanno pagato 482 euro; va detto, però, che per più di 1 su 4 il debito è superiore ai 500 euro. Il 65% dei morosi ha saltato 1 o 2 rate, il 15% tre rate e circa uno su cinque ne ha saltate quattro o più.

Crisi economica… ma non solo

La difficoltà economica è la prima ragione per cui gli italiani non hanno pagato le spese condominiali (lo ha dichiarato il 52,2% dei rispondenti), con ben il 19,5% che lo ha fatto perché aveva perso il lavoro (o era in cassa integrazione), ma anche le ruggini interne all’immobile sembrano aver inciso notevolmente tanto che quasi 1 moroso su 5 ha ammesso di aver saltato il pagamento di una o più rate perché in disaccordo su alcune scelte fatte dal condominio.

«È evidente come il 2020-2021 sia stato, anche a causa della pandemia, un anno complesso dal punto di vista dell’abitazione», spiegano gli esperti di Facile.it. «Una nostra indagine recente ha messo in luce come 1,9 milioni di famiglie in affitto abbiano avuto difficoltà a pagare il canone mensile, e ora si evidenzia che milioni di italiani hanno avuto problemi con le rate del condominio. Una situazione inedita quest’ultima, visto che ben 3 rispondenti su 4 tra coloro che non hanno pagato le spese condominiali hanno dichiarato che non era mai successo prima».

Le conseguenze

Ma cosa è successo dopo il mancato pagamento delle rate condominiali? Il 49,6% dei morosi ha dichiarato di essere riuscito a mettersi in pari con i pagamenti utilizzando i propri risparmi o risorse, mentre il 23% dei rispondenti, pari a 1,1 milioni di italiani, ha dovuto chiedere un prestito per far fronte alle spese.

Più di 1 su 5 al momento dell’intervista era ancora indietro con le rate, ma aveva ricevuto dal condominio ulteriore tempo per pagare quanto dovuto, mentre circa 130.000 italiani hanno dichiarato di essere in causa con i condòmini.

 


Nota metodologica: l’indagine è stata svolta tra il 29 aprile ed il 3 maggio 2021 attraverso la somministrazione di n.1.012 interviste CAWI con ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale.

mercoledì 14 luglio 2021

Mutui: si chiedono importi più alti e si cerca casa in provincia

 


Il primo semestre 2021 si chiude positivamente sul fronte dei mutui, con un aumento degli importi medi richiesti ed erogati, uno spostamento della domanda dalle grandi città ai piccoli centri e un incremento dei giovani che si sono rivolti ad una banca per comprare casa. Sono queste alcune delle principali evidenze emerse dall’osservatorio* congiunto Facile.it - Mutui.it, che ha messo in luce come l’importo medio chiesto nei primi sei mesi del 2021 abbia raggiunto i 137.626 euro, valore in aumento del 2% rispetto allo stesso periodo del 2020.

All’aumento della richiesta media ha corrisposto anche un atteggiamento di grande apertura da parte delle banche che, da un lato, non hanno irrigidito i propri criteri di selezione, dall’altro hanno aumentato l’importo medio erogato arrivato, in media, a 136.480 euro, l’1% in più rispetto al 2020.

Anche al netto dell’effetto pandemia e lockdown, i valori sono in crescita; se confrontati col primo semestre del 2019, la richiesta media è aumentata del 3,3%, l’erogato del 4,6%.

«L’unico valore in diminuzione nel periodo osservato», spiega Ivano Cresto, Managing Director prodotti di finanziamento di Facile.it, «è stato il valore medio degli immobili oggetto di richiesta di finanziamento, oggi pari a poco più di 209mila euro, vale a dire il 5% in meno rispetto allo stesso periodo del 2020. Il dato va letto alla luce di uno spostamento di parte delle compravendite dai grandi centri a quelli di provincia, dove il costo al metro quadro è tendenzialmente inferiore».

A dimostrazione delle dichiarazioni di Cresto, Facile.it ha analizzato come è cambiata la domanda di mutui pre e post pandemia scoprendo che nel primo semestre 2021 la richiesta di finanziamenti per immobili ubicati in comuni con meno di 250.000 abitanti è stata pari al 77% del totale, in aumento del 7% rispetto al 2017. E anche guardando ai mutui effettivamente erogati, è cresciuta del 6%, arrivando al 74% del totale, la quota di quelli ottenuti per abitazioni ubicate in piccole città.

Lo spostamento al di fuori dei grandi centri urbani ha determinato un aumento dell’LTV, il rapporto tra mutuo richiesto e valore dell’immobile da acquistare, che nel primo semestre 2021 è arrivato al 71%. 

Più acquisti e meno surroghe

Il primo semestre 2021 ha visto una parziale ridefinizione delle ragioni per cui si chiede un mutuo, con un aumento della domanda di finanziamenti per acquisto e un calo del peso delle surroghe. Queste ultime sono state circa il 20% del totale, mentre nello stesso periodo dello scorso anno erano più del 40%.

Il dato, spiegano gli esperti di Facile.it, va letto alla luce dell’andamento dei tassi di interesse che in questa prima parte dell’anno sono rimasti su livelli contenuti, ma comunque più alti rispetto ai minimi storici registrati lo scorso anno.

Mutui: largo ai giovani

Un’altra importante novità è emersa analizzando il profilo dei richiedenti; nel primo semestre 2021 gli under 36 rappresentavano il 34,3% di chi presentava domanda, valore in crescita del 12,3% rispetto al 2020. Un dato che, secondo gli esperti, è destinato a crescere nei prossimi mesi anche grazie anche agli incentivi introdotti dal Governo e destinati ai giovani alle prese con l’acquisto della casa; nel solo mese di giugno, quando si è iniziato a parlare dei nuovi incentivi, la domanda di finanziamenti da parte di under 36 è arrivata a quasi il 40% del totale richieste.

L’andamento e la scelta del tasso

Guardando alla scelta dei tassi emerge che, nonostante la distanza tra fisso e variabile non sia più ai minimi storici, gli italiani sembrano non voler abbandonare il fisso; più di 9 aspiranti mutuatari su 10 hanno optato per questa scelta.

In riferimento all’andamento dei tassi, quelli proposti alla clientela restano su livelli bassi. Secondo le simulazioni di Facile.it*, per un mutuo da 126.000 e LTV al 70% da restituire in 25 anni, i TAEG fissi partono dal’1,18%, mentre chi volesse optare per un variabile può ottenere un tasso che parte dallo 0,78%.

Gli indici sono ancora più bassi per quelle operazioni dove il mutuo copre solo il 50% del valore della casa; ipotizzando un finanziamento da 200.000 euro da restituire in 20 anni, ad esempio, è possibile trovare TAEG fissi che partono da 0,70%, mentre per il variabile addirittura da 0,45%.


 

* L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 250.000 richieste di mutuo raccolte tramite Facile.it e Mutui.it nel primo semestre 2019-2020-2021. Per le simulazioni sono stati considerati i tassi disponibili su Facile.it in data 9 luglio 2021.

lunedì 12 aprile 2021

Mutui: aumenta l’importo medio richiesto nel primo trimestre (+2,5%)

 


                                   

Nonostante il lieve aumento dei tassi fissi e una situazione economica ancora incerta, gli italiani sembrano non voler rinunciare al sogno di comprare casa; è questo uno dei dati emersi dall’osservatorio realizzato da Facile.it e Mutui.it che, analizzando un campione* di circa 90.000 domande di mutuo, ha evidenziato come, tra gennaio e marzo 2021, l’importo medio richiesto agli istituti di credito sia cresciuto del 2,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, arrivando a 137.479 euro.

«Nel corso del primo trimestre le banche non solo hanno continuato ad offrire condizioni favorevoli, ma hanno anche mantenuto una certa elasticità nei criteri di valutazione del merito creditizio dei richiedenti; tutto questo ha contribuito a sostenere la domanda in un periodo comunque ancora molto influenzato dagli effetti della pandemia», spiega Ivano Cresto, Responsabile mutui di Facile.it

Guardando al profilo del richiedente tipo emerge che chi ha presentato domanda di mutuo nel primo trimestre 2021 aveva, in media, 41 anni, quasi un anno in meno rispetto al valore rilevato nel primo trimestre 2020. In aumento, invece, la durata del piano di ammortamento medio che, probabilmente per via dell’incremento degli importi richiesti, passa da poco meno di 22 anni a 23 anni.

Aumenta il tasso fisso: ritorna in auge il variabile?

Sebbene le condizioni applicate dalle banche siano rimaste estremamente favorevoli, qualcosa sul fronte degli indici si è mosso e questo ha prodotto, in particolare, un lieve aumento dei tassi fissi.

Il rincaro, spiegano gli esperti di Facile.it, è dovuto alle aspettative di inflazione: le previsioni di crescita dell’economia americana e, di riflesso, la possibile ripartenza dell’economia europea e dei prezzi al consumo, hanno determinato un aumento dell’IRS (l’indice che guida il tasso dei mutui fissi), con conseguente rincaro dei tassi offerti alla clientela. Secondo le simulazioni di Facile.it, per un finanziamento da 126.000 euro da restituire in 25 anni, ad aprile 2021 il Taeg medio rilevato online è salito all’1,37%, vale a dire il 10,5% in più rispetto a febbraio 2021.

Ancora molto basso, invece, il tasso variabile: ad aprile 2021, secondo la simulazione di Facile.it, il Taeg medio era pari all’1,03%. Torna quindi ad allargarsi la forbice tra tassi fissi e tassi variabili; secondo la simulazione di Facile.it, la differenza media è di circa 18 euro sulla singola rata iniziale, ma sebbene la distanza sia cresciuta, ad oggi non si è registrata un’inversione di tendenza e più di 9 aspiranti mutuatari su 10 optano ancora per il fisso.

Ultime occasioni per la surroga?

L’aumento dei tassi di interesse ha avuto però un primo effetto; il calo delle richieste di surroga. Secondo l’analisi di Facile.it e Mutui.it, nel primo trimestre 2021 il peso percentuale di questo tipo di finanziamento è diminuito, passando dal 37% dello scorso anno al 22%.

Per una lettura corretta del fenomeno, però, va considerato che a marzo 2020 il settore immobiliare e quello dei mutui hanno vissuto un vero e proprio stop, soprattutto per quanto riguarda la richiesta di nuovi finanziamenti; inoltre, un calo del peso delle surroghe è fisiologico se si considera che i tassi di interesse sono bassi da tempo e che, negli scorsi anni, tantissimi italiani hanno già approfittato una, se non più volte, di questa opportunità.

Addio alla surroga dunque? Niente affatto, almeno per ora; nonostante gli aumenti, i tassi odierni sono ancora nettamente inferiori rispetto agli indici rilevati pre-pandemia. Un esempio: surrogando oggi un finanziamento a tasso fisso da 126.000 euro in 25 anni sottoscritto con il tasso medio rilevato a gennaio 2020 si potrebbero risparmiare oltre 4.000 euro di interessi calcolati sull'intera durata del mutuo.

«Per tutti coloro che hanno sottoscritto un mutuo prima del 2020 e non lo hanno ancora surrogato potrebbero esserci le condizioni per ridurre le rate. Il consiglio è di non temporeggiare ulteriormente perché, come detto, i tassi fissi potrebbero ulteriormente salire in futuro, riducendo così la convenienza di una surroga», conclude Cresto.


 

* L’analisi è stata realizzata su un campione di circa 90.000 richieste di mutuo raccolte tramite Facile.it e Mutui.it nei periodi gennaio-marzo 2020 e gennaio-marzo 2021.

Per le simulazioni sono stati considerati i tassi disponibili su Facile.it per un mutuo da 126.000 euro da restituire in 25 anni con LTV al 70% nelle date: 9 aprile 2021, 24 febbraio 2021, 9 gennaio 2020.

mercoledì 3 marzo 2021

Lazio: la pandemia abbatte il valore degli immobili oggetto di mutuo (-3,2%)

 


Qual è stato l’impatto del Covid-19 sul mercato degli immobili residenziali nel Lazio? Secondo l’analisi realizzata da Facile.it e Mutui.it la pandemia sembra aver ridotto il valore medio degli immobili oggetto di mutuo o, quantomeno, la capacità di spesa degli aspiranti mutuatari che hanno cercato di comprare casa nella regione; analizzando un campione* di oltre 51.000 pratiche di richiesta di finanziamento i due comparatori hanno scoperto come nel corso del quarto trimestre 2020 il valore medio degli immobili oggetto di mutuo sia diminuito del 3,2% rispetto all’anno prima, stabilizzandosi a 228.076 euro.

Dato preoccupante se si considera che il 2020 era iniziato con valori estremamente positivi nel Lazio; a causa della pandemia, però, si è passati dal +5,4% annuo rilevano nel primo trimestre al -3,2% annuo del quarto trimestre 2020, quello caratterizzato dal secondo lockdown e relative restrizioni. Elemento poco rassicurante, soprattutto alla luce del fatto che il 2021, almeno per buona parte, sarà ancora caratterizzato da una situazione complessa dal punto di vista sanitario ed economico.

«Il calo del valore degli immobili oggetto di compravendita è legato a diversi fattori, ma due in particolare hanno avuto un ruolo importante», spiega Ivano Cresto, responsabile BU mutui di Facile.it «Da un lato, la decisione di molti proprietari - specialmente nelle grandi città  - di mettere in vendita immobili di piccolo taglio che, prima del Covid, erano destinati all’affitto di studenti, turisti o viaggiatori d’affari;  dall’altro il rallentamento delle transazioni causato in parte dalle limitazioni imposte con il lockdown e in parte dalla situazione di incertezza economica.».

Per una corretta lettura del fenomeno, però, va considerato che i valori medi sono progressivamente calati anche perché in tanti, dopo l'esperienza del primo lockdown, hanno cercato case più ampie e con spazi all’aperto, in zone periferiche o nelle province, dove il costo al mq degli immobili è mediamente più contenuto.

Questo spostamento è confermato anche dagli ultimi numeri sul mercato immobiliare diffusi dell'Agenzia delle Entrate dai quali emerge chiaramente come, nel corso del terzo trimestre 2020, alcune delle principali città del Lazio abbiano visto un aumento significativo del peso percentuale degli immobili acquistati in provincia. 

A Rieti, ad esempio, nel terzo trimestre 2020 il 77% degli acquisti residenziali è stato fatto fuori dal capoluogo (era il 68% nel terzo trimestre 2019), a Roma il 35% (era il 32% nel 2019), a Latina il 77% (era il 75% nel 2019) e a Viterbo il 76% (era il 74% nel 2019). Unica eccezione è Frosinone, area dove il peso percentuale degli acquisti di immobili fuori dal capoluogo è rimasto invariato rispetto al 2019.

Ma quali sono i valori medi dei mutui richiesti nelle diverse province del Lazio?

Secondo i dati del comparatore nel 2020 chi ha chiesto un finanziamento ad un istituto di credito in regione ha cercato di ottenere, in media, 151.554 euro, valore leggermente superiore rispetto a quello rilevato nel 2019 (+1,4%).

Guardando ai dati su base provinciale emerge che gli importi medi più alti sono stati chiesti dagli aspiranti mutuatari di Roma, che in media hanno cercato di ottenere dalla banca 156.907 euro.

Seguono nella graduatoria regionale i richiedenti di Latina, che hanno chiesto, sempre in media, 124.873 euro e quelli di Viterbo (118.650 euro).

Chiudono la graduatoria del Lazio i richiedenti mutuo della provincia di Rieti (111.198 euro) e di Frosinone, che hanno presentato domanda di finanziamento per importi medi pari a 105.844 euro.

«Il calo del valore medio degli immobili in vendita», spiega ancora Cresto «non deve essere visto necessariamente come una condizione negativa; questo elemento, unito all’andamento dei tassi di interesse dei mutui, che dovrebbero rimanere ai minimi ancora a lungo, potrebbe in realtà rappresentare una opportunità incredibile per i futuri proprietari ed uno stimolo per il mercato in generale».

 

* L’analisi è stata realizzata su un campione complessivo di oltre 51.000 pratiche di richieste di mutuo raccolte da Facile.it e Mutui.it da utenti laziali tra gennaio 2019 e dicembre 2020.

venerdì 19 febbraio 2021

Lombardia: la pandemia abbatte il valore degli immobili oggetto di mutuo (-4,8%)

 


Qual è stato l’impatto del Covid-19 sul mercato degli immobili residenziali in Lombardia? Secondo l’analisi realizzata da Facile.it e Mutui.it la pandemia sembra aver ridotto il valore medio degli immobili oggetto di mutuo o, quantomeno, la capacità di spesa degli aspiranti mutuatari che hanno cercato di comprare casa nella regione; analizzando un campione* di oltre 76mila pratiche di richiesta di finanziamento i due comparatori hanno scoperto come nel corso del quarto trimestre 2020 il valore medio degli immobili oggetto di mutuo sia diminuito del 4,8% rispetto all’anno prima, stabilizzandosi a 211.831 euro.

Dato preoccupante se si considera che nel primo semestre 2020 i valori registrati in Lombardia erano rimasti positivi e solo nella seconda parte dell’anno si sono viste le conseguenze della pandemia; il valore medio degli immobili oggetto di mutuo è calato, nello specifico, del 3,5% nel terzo trimestre 2020 e addirittura del 4,8% nel quarto, quello caratterizzato dal secondo lockdown e relative restrizioni. Elemento poco rassicurante da tenere in considerazione soprattutto alla luce del fatto che il 2021, almeno per buona parte, sarà ancora caratterizzato da una situazione complessa dal punto di vista sanitario ed economico.

«Il calo del valore degli immobili oggetto di compravendita è legato a diversi fattori, ma due in particolare hanno avuto un ruolo importante», spiega Ivano Cresto, responsabile BU mutui di Facile.it «Da un lato, la decisione di molti proprietari  - specialmente nelle grandi città  - di mettere in vendita immobili di piccolo taglio che, prima del Covid, erano destinati all’affitto di studenti, turisti o viaggiatori d’affari;  dall’altro il rallentamento delle transazioni causato in parte dalle limitazioni imposte con il lockdown e in parte dalla situazione di incertezza economica.».

Per una corretta lettura del fenomeno, però, va considerato che i valori medi sono progressivamente calati anche perché in tanti, dopo l'esperienza del primo lockdown, hanno cercato case più ampie e con spazi all’aperto, in zone periferiche o nelle province, dove il costo al mq degli immobili è mediamente più contenuto.

Questo spostamento è confermato anche dagli ultimi numeri sul mercato immobiliare diffusi dell'Agenzia delle Entrate dai quali emerge chiaramente come, nel corso del terzo trimestre 2020, alcune delle principali città della Lombardia abbiano visto un aumento significativo del peso percentuale degli immobili acquistati in provincia. 

A Sondrio, ad esempio, nel terzo trimestre 2020 il 92% degli acquisti residenziali è stato fatto fuori dal capoluogo (era l’86% nel terzo trimestre 2019), a Cremona il 79% (era il 74% nel 2019), a Lodi il 77% (era il 72% nel 2019), a Brescia l’85% (era l’81%) e a Milano il 62% (era il 58% nel 2019). Unica eccezione è Lecco, area dove il peso percentuale degli acquisti di immobili fuori dal capoluogo è sceso all’85% (erano l’86% nel 2019).

Ma quali sono i valori medi dei mutui richiesti nelle diverse province della Lombardia?

Secondo i dati del comparatore nel 2020 chi ha chiesto un finanziamento ad un istituto di credito in regione ha cercato di ottenere, in media, poco più di 149.000 euro, valore in aumento dell’1,2% rispetto a quello rilevato nel 2019.

Guardando ai dati su base provinciale emerge che gli importi medi più alti sono stati chiesti dagli aspiranti mutuatari di Milano, che in media hanno cercato di ottenere dalla banca 165.286 euro. Seguono nella graduatoria i richiedenti di Como, che hanno chiesto, sempre in media, 146.776 euro, quelli di Monza e Brianza (142.616 euro) e quelli di Varese (137.298 euro).

Continuando a scorrere la classifica troviamo gli aspiranti mutuatari di Bergamo (135.875 euro), Lecco (133.477 euro), Brescia (132.137 euro) e Lodi (128.955 euro).

Chiudono la graduatoria della Lombardia i richiedenti mutuo della provincia di Sondrio, che hanno presentato domanda di finanziamento per importi medi pari a 127.823 euro, Cremona (121.098 euro), Pavia (120.583 euro) e Mantova (119.710 euro).

«Il calo del valore medio degli immobili in vendita», spiega ancora Cresto «non deve essere visto necessariamente come una condizione negativa; questo elemento, unito all’andamento dei tassi di interesse dei mutui, che dovrebbero rimanere ai minimi ancora a lungo, potrebbe in realtà rappresentare una opportunità incredibile per i futuri proprietari ed uno stimolo per il mercato in generale».

 

 


* L’analisi è stata realizzata su un campione complessivo di oltre 76.300 pratiche di richieste di mutuo raccolte da Facile.it e Mutui.it tra gennaio 2019 e dicembre 2020.

mercoledì 17 febbraio 2021

Veneto: la pandemia abbatte il valore degli immobili oggetto di mutuo (-4,5%)

 


Qual è stato l’impatto del Covid-19 sul mercato degli immobili residenziali in Veneto? Secondo l’analisi realizzata da Facile.it e Mutui.it la pandemia sembra aver ridotto il valore medio degli immobili oggetto di mutuo o, quantomeno, la capacità di spesa degli aspiranti mutuatari che hanno cercato di comprare casa nella regione; analizzando un campione* di oltre 24.900 pratiche di richiesta di finanziamento i due comparatori hanno scoperto come nel corso del quarto trimestre 2020 il valore medio degli immobili oggetto di mutuo sia diminuito del 4,5% rispetto all’anno prima, stabilizzandosi a 178.267 euro.

Dato preoccupante se si considera che il 2020 era iniziato con valori estremamente positivi in Veneto; a causa della pandemia, però, si è passati dal +2,4% annuo rilevano nel primo trimestre al -4,5% annuo del quarto trimestre 2020, quello caratterizzato dal secondo lockdown e relative restrizioni. Elemento poco rassicurante, soprattutto alla luce del fatto che il 2021, almeno per buona parte, sarà ancora caratterizzato da una situazione complessa dal punto di vista sanitario ed economico.

«Il calo del valore degli immobili oggetto di compravendita è legato a diversi fattori, ma due in particolare hanno avuto un ruolo importante», spiega Ivano Cresto, responsabile BU mutui di Facile.it «Da un lato, la decisione di molti proprietari  - specialmente nelle grandi città  - di mettere in vendita immobili di piccolo taglio che, prima del Covid, erano destinati all’affitto di studenti, turisti o viaggiatori d’affari;  dall’altro il rallentamento delle transazioni causato in parte dalle limitazioni imposte con il lockdown e in parte dalla situazione di incertezza economica.».

Per una corretta lettura del fenomeno, però, va considerato che i valori medi sono progressivamente calati anche perché in tanti, dopo l'esperienza del primo lockdown, hanno cercato case più ampie e con spazi all’aperto, in zone periferiche o nelle province, dove il costo al mq degli immobili è mediamente più contenuto.

Questo spostamento è confermato anche dagli ultimi numeri sul mercato immobiliare diffusi dell'Agenzia delle Entrate dai quali emerge chiaramente come, nel corso del terzo trimestre 2020, alcune delle principali città del Veneto abbiano visto un aumento significativo del peso percentuale degli immobili acquistati in provincia. 

A Belluno, ad esempio, nel terzo trimestre 2020 l’86% degli acquisti residenziali è stato fatto fuori dal capoluogo (era l’83% nel terzo trimestre 2019), a Rovigo l’81% (era il 78% nel 2019) e a Verona il 74% (era il 71%). Unica eccezione è Vicenza, area dove il peso percentuale degli acquisti di immobili fuori dal capoluogo è rimasto stabile all’83%.

Ma quali sono i valori medi dei mutui richiesti nelle diverse province del Veneto?

Secondo i dati del comparatore nel 2020 chi ha chiesto un finanziamento ad un istituto di credito in regione ha cercato di ottenere, in media, poco più di 130.800 euro, valore leggermente superiore rispetto a quello rilevato nel 2019 (+0,8%).

Guardando ai dati su base provinciale emerge che gli importi medi più alti sono stati chiesti dagli aspiranti mutuatari di Verona, che in media hanno cercato di ottenere dalla banca 139.539 euro. Seguono nella graduatoria regionale i richiedenti di Belluno, che hanno chiesto, sempre in media, 136.570 euro e quelli di Venezia (133.279 euro).

Valori sotto la media regionale per gli aspiranti mutuatari di Vicenza (129.984 euro) e Treviso (128.241 euro).

Chiudono la graduatoria del Veneto i richiedenti mutuo della provincia di Padova, che hanno presentato domanda di finanziamento per importi medi pari a 125.093 euro e Rovigo (101.021 euro).

«Il calo del valore medio degli immobili in vendita», spiega ancora Cresto «non deve essere visto necessariamente come una condizione negativa; questo elemento, unito all’andamento dei tassi di interesse dei mutui, che dovrebbero rimanere ai minimi ancora a lungo, potrebbe in realtà rappresentare una opportunità incredibile per i futuri proprietari ed uno stimolo per il mercato in generale».

 

* L’analisi è stata realizzata su un campione complessivo di oltre 24.900 pratiche di richieste di mutuo raccolte da Facile.it e Mutui.it da utenti veneti tra gennaio 2019 e dicembre 2020.

venerdì 12 febbraio 2021

Sicilia: la pandemia abbatte il valore degli immobili oggetto di mutuo (-9,3%)

 


Qual è stato l’impatto del Covid-19 sul mercato degli immobili residenziali in Sicilia? Secondo l’analisi realizzata da Facile.it e Mutui.it la pandemia sembra aver ridotto il valore medio degli immobili oggetto di mutuo o, quantomeno, la capacità di spesa degli aspiranti mutuatari che hanno cercato di comprare casa nella regione; analizzando un campione* di oltre 14.000 pratiche di richiesta di finanziamento i due comparatori hanno scoperto come nel corso del quarto trimestre 2020 il valore medio degli immobili oggetto di mutuo sia diminuito del 9,3% rispetto all’anno prima, stabilizzandosi a 145.619 euro.

Dato preoccupante se si considera che il 2020 era iniziato positivamente e il crollo si è registrato nella parte finale dell’anno, con valori passati dal picco del +6,5% annuo rilevato nel secondo trimestre 2020 al -9,3% del quarto trimestre 2020, quello caratterizzato dal secondo lockdown e relative restrizioni. Elemento poco rassicurante, soprattutto alla luce del fatto che il 2021, almeno per buona parte, sarà ancora caratterizzato da una situazione complessa dal punto di vista sanitario ed economico.

«Il calo del valore degli immobili oggetto di compravendita è legato a diversi fattori, ma due in particolare hanno avuto un ruolo importante», spiega Ivano Cresto, responsabile BU mutui di Facile.it «Da un lato, la decisione di molti proprietari  - specialmente nelle grandi città  - di mettere in vendita immobili di piccolo taglio che, prima del Covid, erano destinati all’affitto di studenti, turisti o viaggiatori d’affari;  dall’altro il rallentamento delle transazioni causato in parte dalle limitazioni imposte con il lockdown e in parte dalla situazione di incertezza economica.».

Per una corretta lettura del fenomeno, però, va considerato che i valori medi sono progressivamente calati anche perché in tanti, dopo l'esperienza del primo lockdown, hanno cercato case più ampie e con spazi all’aperto, in zone periferiche o nelle province, dove il costo al mq degli immobili è mediamente più contenuto.

Questo spostamento è confermato anche dagli ultimi numeri sul mercato immobiliare diffusi dell'Agenzia delle Entrate dai quali emerge chiaramente come, nel corso del terzo trimestre 2020, alcune delle principali città della Sicilia abbiano visto un aumento significativo del peso percentuale degli immobili acquistati in provincia. 

A Trapani, ad esempio, nel terzo trimestre 2020 l’85% degli acquisti residenziali è stato fatto fuori dal capoluogo (era l’80% nel terzo trimestre 2019), a Siracusa il 66% (era il 60% nel 2019), a Palermo il 47% (era il 42% nel 2019), e a Catania il 68% (era il 64%). Uniche eccezioni sono Enna, area dove il peso percentuale degli acquisti di immobili fuori dal capoluogo è sceso all’87% (era l’88% nel 2019) e Ragusa, dove la percentuale è passata al 74% (era il 75% nel 2019).

Ma quali sono i valori medi dei mutui richiesti nelle diverse province della Sicilia?

La buona notizia, come confermato anche dall’osservatorio di Facile.it e Mutui.it, è che la voglia dei siciliani di comprare casa non sembra essere passata. Nonostante la pandemia e le limitazioni imposte con i lockdown, secondo i dati del comparatore nel 2020 la domanda di mutui è rimasta sostenuta e chi ha chiesto un finanziamento ad un istituto di credito ha cercato di ottenere, in media, 112.742 euro, valore addirittura in aumento rispetto al 2019 (+2,2%).

Guardando ai dati su base provinciale emerge che gli importi medi più alti sono stati chiesti dagli aspiranti mutuatari di Palermo, che in media hanno cercato di ottenere dalla banca 119.490 euro, seguiti dai richiedenti di Catania, che hanno chiesto, sempre in media, 118.169 euro.

Valori sotto la media regionale per gli aspiranti mutuatari di Trapani (112.622 euro), Siracusa (111.573 euro), Messina (105.024 euro) e Ragusa (103.763 euro).

Chiudono la graduatoria della Sicilia i richiedenti mutuo della provincia di Caltanissetta, che hanno presentato domanda di finanziamento per importi medi pari a 98.035 euro, Agrigento (93.343 euro) ed Enna (84.945 euro).

«Il calo del valore medio degli immobili in vendita», spiega ancora Cresto «non deve essere visto necessariamente come una condizione negativa; questo elemento, unito all’andamento dei tassi di interesse dei mutui, che dovrebbero rimanere ai minimi ancora a lungo, potrebbe in realtà rappresentare una opportunità incredibile per i futuri proprietari ed uno stimolo per il mercato in generale».

 

* L’analisi è stata realizzata su un campione complessivo di oltre 14.000 pratiche di richieste di mutuo raccolte da Facile.it e Mutui.it da utenti siciliani tra gennaio 2019 e dicembre 2020.

giovedì 11 febbraio 2021

Toscana: la pandemia abbatte il valore degli immobili oggetto di mutuo (-3,6%)

 


Qual è stato l’impatto del Covid-19 sul mercato degli immobili residenziali in Toscana? Secondo l’analisi realizzata da Facile.it e Mutui.it la pandemia sembra aver ridotto il valore medio degli immobili oggetto di mutuo o, quantomeno, la capacità di spesa degli aspiranti mutuatari che hanno cercato di comprare casa nella regione; analizzando un campione* di oltre 22.500 pratiche di richiesta di finanziamento i due comparatori hanno scoperto come nel corso del quarto trimestre 2020 il valore medio degli immobili oggetto di mutuo sia diminuito del 3,6% rispetto all’anno prima, stabilizzandosi a 210.447 euro.

Dato preoccupante se si considera che il 2020 era iniziato con valori estremamente positivi in Toscana; a causa della pandemia, però, si è passati dal +6,2% annuo rilevano nel primo trimestre al -3,6% annuo del quarto trimestre 2020, quello caratterizzato dal secondo lockdown e relative restrizioni. Elemento poco rassicurante, soprattutto alla luce del fatto che il 2021, almeno per buona parte, sarà ancora caratterizzato da una situazione complessa dal punto di vista sanitario ed economico.

«Il calo del valore degli immobili oggetto di compravendita è legato a diversi fattori, ma due in particolare hanno avuto un ruolo importante», spiega Ivano Cresto, responsabile BU mutui di Facile.it «Da un lato, la decisione di molti proprietari  - specialmente nelle grandi città  - di mettere in vendita immobili di piccolo taglio che, prima del Covid, erano destinati all’affitto di studenti, turisti o viaggiatori d’affari;  dall’altro il rallentamento delle transazioni causato in parte dalle limitazioni imposte con il lockdown e in parte dalla situazione di incertezza economica.».

Per una corretta lettura del fenomeno, però, va considerato che i valori medi sono progressivamente calati anche perché in tanti, dopo l'esperienza del primo lockdown, hanno cercato case più ampie e con spazi all’aperto, in zone periferiche o nelle province, dove il costo al mq degli immobili è mediamente più contenuto.

Questo spostamento è confermato anche dagli ultimi numeri sul mercato immobiliare diffusi dell'Agenzia delle Entrate dai quali emerge chiaramente come, nel corso del terzo trimestre 2020, alcune delle principali città della Toscana abbiano visto un aumento significativo del peso percentuale degli immobili acquistati in provincia. 

A Grosseto, ad esempio, nel terzo trimestre 2020 il 70% degli acquisti residenziali è stato fatto fuori dal capoluogo (era 64% nel terzo trimestre 2019), a Firenze il 62% (era il 57% nel 2019) e a Livorno il 60% (era il 57%). Unica eccezione è Siena, area dove il peso percentuale degli acquisti di immobili fuori dal capoluogo è sceso al 77% (erano il 78% nel 2019).

Ma quali sono i valori medi dei mutui richiesti nelle diverse province della Toscana?

Secondo i dati del comparatore nel 2020 chi ha chiesto un finanziamento ad un istituto di credito in regione ha cercato di ottenere, in media, poco più di 139.600 euro.

Guardando ai dati su base provinciale emerge che gli importi medi più alti sono stati chiesti dagli aspiranti mutuatari di Firenze, che in media hanno cercato di ottenere dalla banca 151.737 euro. Seguono nella graduatoria regionale i richiedenti di Siena, che hanno chiesto, sempre in media, 145.613 euro e quelli di Lucca (142.760 euro).

Valori sotto la media regionale per gli aspiranti mutuatari di Pisa (135.750 euro), Prato (135.323 euro), Massa-Carrara (133.288 euro) e Grosseto (133.147 euro).

Chiudono la graduatoria della Toscana i richiedenti mutuo della provincia di Livorno, che hanno presentato domanda di finanziamento per importi medi pari a 131.287 euro, Arezzo (121.300 euro) e Pistoia (120.260 euro).

«Il calo del valore medio degli immobili in vendita», spiega ancora Cresto «non deve essere visto necessariamente come una condizione negativa; questo elemento, unito all’andamento dei tassi di interesse dei mutui, che dovrebbero rimanere ai minimi ancora a lungo, potrebbe in realtà rappresentare una opportunità incredibile per i futuri proprietari ed uno stimolo per il mercato in generale».

 

* L’analisi è stata realizzata su un campione complessivo di oltre 22.500 pratiche di richieste di mutuo raccolte da Facile.it e Mutui.it da utenti toscani tra gennaio 2019 e dicembre 2020.

mercoledì 10 febbraio 2021

Liguria: la pandemia abbatte il valore degli immobili oggetto di mutuo (-8,2%)

 


Qual è stato l’impatto del Covid-19 sul mercato degli immobili residenziali in Liguria? Secondo l’analisi realizzata da Facile.it e Mutui.it la pandemia sembra aver ridotto il valore medio degli immobili oggetto di mutuo o, quantomeno, la capacità di spesa degli aspiranti mutuatari che hanno cercato di comprare casa nella regione; analizzando un campione* di oltre 9.300 pratiche di richiesta di finanziamento i due comparatori hanno scoperto come nel corso del quarto trimestre 2020 il valore medio degli immobili oggetto di mutuo sia diminuito dell’8,2% rispetto all’anno prima, stabilizzandosi a 180.600 euro.

Dato preoccupante se si considera che nel secondo trimestre 2020 i valori registrati in Liguria, nonostante lo scoppio dell’emergenza sanitaria, erano rimasti positivi e solo nella seconda parte dell’anno si sono viste le conseguenze della pandemia; il valore medio degli immobili oggetto di mutuo è calato, nello specifico, del 2,9% nel terzo trimestre 2020 e addirittura dell’8,2% nel quarto, quello caratterizzato dal secondo lockdown e relative restrizioni.

La brusca frenata di fine anno ha portato a chiudere il 2020 con un calo del 2,7% nel valore medio degli immobili oggetto di mutuo in Liguria, elemento poco rassicurante da tenere in considerazione soprattutto alla luce del fatto che il 2021, almeno per buona parte, sarà ancora caratterizzato da una situazione complessa dal punto di vista sanitario ed economico.

«Il calo del valore degli immobili oggetto di compravendita è legato a diversi fattori, ma due in particolare hanno avuto un ruolo importante», spiega Ivano Cresto, responsabile BU mutui di Facile.it «Da un lato, la decisione di molti proprietari  - specialmente nelle grandi città  - di mettere in vendita immobili di piccolo taglio che, prima del Covid, erano destinati all’affitto di studenti, turisti o viaggiatori d’affari;  dall’altro il rallentamento delle transazioni causato in parte dalle limitazioni imposte con il lockdown e in parte dalla situazione di incertezza economica.».

Per una corretta lettura del fenomeno, però, va considerato che i valori medi sono progressivamente calati anche perché in tanti, dopo l'esperienza del primo lockdown, hanno cercato case più ampie e con spazi all’aperto, in zone periferiche o nelle province, dove il costo al mq degli immobili è mediamente più contenuto.

Questo spostamento è confermato anche dagli ultimi numeri sul mercato immobiliare diffusi dell'Agenzia delle Entrate dai quali emerge chiaramente come, nel corso del terzo trimestre 2020, alcune delle principali città della Liguria abbiano visto un aumento significativo del peso percentuale degli immobili acquistati in provincia. 

A La Spezia, ad esempio, nel terzo trimestre 2020 il 57% degli acquisti residenziali è stato fatto fuori dal capoluogo (era 53% nel terzo trimestre 2019), a Imperia l’87% (era l’86% nel 2019) e a Genova il 33% (era il 32% nel 2019). Unica eccezione è Savona, area dove il peso percentuale degli acquisti di immobili fuori dal capoluogo è sceso all’85% (era l’87% nel 2019).

Ma quali sono i valori medi dei mutui richiesti nelle diverse province della Liguria?

Secondo i dati del comparatore nel 2020 chi ha chiesto un finanziamento ad un istituto di credito in regione ha cercato di ottenere, in media, 127.418 euro, valore leggermente superiore rispetto a quello rilevato nel 2019 (+0,2%).

Guardando ai dati su base provinciale emerge che gli importi medi più alti sono stati chiesti dagli aspiranti mutuatari di Savona, che in media hanno cercato di ottenere dalla banca 144.232 euro. Seguono nella graduatoria regionale i richiedenti di Imperia, che hanno chiesto, sempre in media, 131.646 euro e quelli di La Spezia (131.135 euro).

Chiudono la graduatoria della Liguria i richiedenti mutuo della provincia di Genova, che hanno presentato domanda di finanziamento per importi medi pari a 120.470 euro.

«Il calo del valore medio degli immobili in vendita», spiega ancora Cresto «non deve essere visto necessariamente come una condizione negativa; questo elemento, unito all’andamento dei tassi di interesse dei mutui, che dovrebbero rimanere ai minimi ancora a lungo, potrebbe in realtà rappresentare una opportunità incredibile per i futuri proprietari ed uno stimolo per il mercato in generale».

 

* L’analisi è stata realizzata su un campione complessivo di oltre 9.300 pratiche di richieste di mutuo raccolte da Facile.it e Mutui.it da utenti liguri tra gennaio 2019 e dicembre 2020.